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Differenza tra anzianità contributiva e assicurativa

21 Agosto 2021 | Autore:
Differenza tra anzianità contributiva e assicurativa

Diritto alla pensione: anni di contributi accreditati al lavoratore e data d’iscrizione alla gestione previdenziale.

Presso l’Assicurazione generale obbligatoria dell’Inps (Ago), per raggiungere il diritto a un trattamento pensionistico hanno normalmente rilevanza il requisito anagrafico, cioè l’età dell’interessato, nonché il requisito contributivo, o di anzianità contributiva, cioè gli anni di contributi accreditati nell’estratto conto del lavoratore.

Alcune gestioni previdenziali, quali diversi fondi sostitutivi dell’Assicurazione generale obbligatoria e le casse dei liberi professionisti, richiedono però, in aggiunta, un’anzianità di assicurazione minima. Qual è la differenza tra anzianità contributiva e assicurativa?

In molti testi si utilizzano questi due termini con “disinvoltura”, come se si trattasse di sinonimi: tuttavia, anche se anzianità contributiva e assicurativa possono, in alcune ipotesi, coincidere, si tratta di due condizioni differenti.

Il requisito dell’anzianità assicurativa, unitamente al requisito di anzianità contributiva, tra l’altro, rileva presso tutte le gestioni dell’Inps in merito al metodo di calcolo da utilizzare per determinare l’ammontare del trattamento pensionistico, nonché per l’accesso a specifiche pensioni agevolate, quali la pensione anticipata a 64 anni di età e la pensione di vecchiaia con 5 anni di contributi. Questi particolari trattamenti (salvo la specifica eccezione del computo presso la gestione Separata [1]) possono difatti essere raggiunti soltanto da quei lavoratori privi di anzianità assicurativa alla data del 31 dicembre 1995, quindi che risultano iscritti presso una gestione previdenziale amministrata dall’Inps solo dal 1° gennaio 1996 in poi. Ma procediamo con ordine.

Che cos’è l’anzianità assicurativa?

L’anzianità assicurativa consiste nel periodo trascorso a partire dalla data d’iscrizione presso una determinata gestione di previdenza. Se, ad esempio, il lavoratore ha versato il suo primo contributo il 1° gennaio 2000, possiamo affermare che alla data del 31 dicembre 2021 raggiunga un’anzianità assicurativa di 22 anni.

Ciò non comporta, però, che il lavoratore possieda 22 anni di contributi: un’annualità si considera contribuita per intero, difatti, quando tutte le giornate (o le settimane, i mesi, a seconda della gestione considerata) sono interamente coperte da accrediti contributivi. I contributi possono anche non derivare dall’attività lavorativa (contribuzione obbligatoria), ma possono risultare accreditati a seguito di un’assenza o di un’interruzione dell’attività tutelata (contributi figurativi per malattia, maternità, disoccupazione…), oppure essere riscattati, cioè “recuperati” ai fini della pensione e di ulteriori prestazioni, con onere a carico del lavoratore, come avviene, ad esempio, in merito al riscatto degli anni di laurea.

A che cosa serve l’anzianità assicurativa?

Presso alcune gestioni, come il Fondo pensione dei lavoratori dello spettacolo (ex Enpals), l’anzianità assicurativa costituisce un requisito utile, ulteriore rispetto all’anzianità contributiva, per il raggiungimento della pensione. Il fondo può richiedere per il diritto al trattamento pensionistico, ad esempio, un minimo di 20 anni sia di contribuzione (requisito di anzianità contributiva) che di assicurazione (requisito di anzianità assicurativa). In buona sostanza, all’interessato si richiede che la data di iscrizione al fondo di previdenza sia collocata almeno 20 anni prima della data di riferimento.

A questo punto ci si domanda che senso possa avere questo ulteriore requisito, oltre al requisito contributivo: chi possiede 20 anni di contributi non possiede anche, giocoforza, un minimo di 20 anni di anzianità assicurativa? Non necessariamente chi ha alle spalle un determinato requisito contributivo possiede un’anzianità assicurativa maggiore o uguale: l’interessato può risultare con un numero maggiore di contributi, rispetto alla prima data d’iscrizione, grazie all’attribuzione di maggiorazioni contributive, in parole semplici di contributi extra, come quelli attribuiti per invalidità. Per conoscere tutte le maggiorazioni a cui i lavoratori possono aver diritto leggi “Pensione, la mappa delle maggiorazioni“.

Inoltre, l’anzianità assicurativa consente di determinare, unitamente all’anzianità contributiva:

  • il sistema di calcolo della pensione che deve essere applicato al lavoratore:
    • a chi possiede l’anzianità contributiva anteriore al 1° gennaio 1996, unitamente ad oltre 18 anni di contributi alla data del 31 dicembre 1995, il sistema di calcolo della pensione è retributivo sino al 31 dicembre 2011, poi contributivo;
    • a chi possiede anzianità contributiva anteriore al 1° gennaio 1996, unitamente a meno di 18 anni di contributi al 31 dicembre 1995, si applica il calcolo retributivo sino al 31 dicembre 1995, poi contributivo (cosiddetto calcolo misto);
    • a chi non possiede anzianità contributiva né contributi in data anteriore al 1° gennaio 1996, si applica il calcolo integralmente contributivo; quest’ultima tipologia di calcolo si applica, comunque, a chi si avvale dell’opzione contributiva, del computo presso la gestione Separata, dell’opzione donna o della totalizzazione (queste opzioni, a loro volta, prevedono specifici requisiti contributivi e assicurativi);
  • i trattamenti che possono essere ottenuti dal lavoratore: presso le gestioni Inps, ad esempio, chi non ha anzianità assicurativa anteriore al 1° gennaio 1996 può ottenere la pensione anticipata a 64 anni e la pensione di vecchiaia con 5 anni di contributi, ma non può ottenere la pensione anticipata precoci.

Che cos’è l’anzianità contributiva?

L’anzianità contributiva consiste invece nel totale della contribuzione accreditata al lavoratore. Presso la generalità delle gestioni Inps la contribuzione può essere:

  • obbligatoria, che deriva dall’attività lavorativa svolta (lavoro dipendente, parasubordinato, autonomo, occasionale);
  • figurativa, che è accreditata per specifiche assenze o interruzioni dell’attività tutelate (malattia, cassaintegrazione, disoccupazione, maternità);
  • da riscatto, accreditata qualora il lavoratore recuperi, a pagamento, dei periodi non contribuiti (come gli anni del corso di studi universitari);
  • da ricongiunzione: qualora la contribuzione sia stata spostata verso un’altra gestione.

Il documento fondamentale per calcolare la data di decorrenza della pensione ed il suo importo è l’estratto conto contributivo, cioè il documento in cui figurano tutti gli accrediti previdenziali a nome dell’iscritto all’Inps.

Come conoscere l’anzianità assicurativa e contributiva?

Il documento fondamentale per conoscere l’anzianità contributiva e assicurativa del lavoratore è l’estratto conto contributivo. L’estratto conto contributivo, presso le gestioni amministrate dall’Inps, può essere ordinario o certificativo.

L’estratto conto contributivo ordinario è il documento in cui sono contenuti tutti i contributi previdenziali accreditati al lavoratore nelle gestioni Inps, suddivisi per tipologia, per datore di lavoro e per periodo (per saperne di più “Come leggere l’estratto conto Inps“).

L’Inps, all’interno dell’estratto conto ordinario, specifica esplicitamente che il documento ha un mero valore provvisorio ed informativo, non certificativo.

Soltanto l’estratto conto certificativo, secondo quanto affermato dall’Inps, ha valore di certificazione, contrariamente a quanto affermato dalla Cassazione [2], in quanto, effettivamente, la legge non prevede che l’estratto conto ordinario debba essere considerato un documento su cui non fare affidamento.


note

[1] Art. 3 DM 282/1996.

[2] Cass. Sent. n. 20086/2018 e n. 23050/2017.

Autore immagine: pixabay.com


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