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Copyright violato: il giudice può ordinare al provider di bloccare l’accesso al sito

30 marzo 2014


Copyright violato: il giudice può ordinare al provider di bloccare l’accesso al sito

> Diritto e Fisco Pubblicato il 30 marzo 2014



Si può ordinare al provider di bloccare, ai propri abbonati, l’accesso a un sito colpevole di violazione del diritto d’autore: va però garantito l’equilibrio con la libertà d’informazione.

Nel caso in cui venga accertato che un sito commette violazioni di copyright, il giudice può emettere un’ingiunzione nei confronti di un provider affinché impedisca ai propri abbonati l’accesso a tale sito incriminato. A condizione, però, che questa sia l’estrema spiaggia: tale misura, infatti, deve essere proporzionata e deve garantire un giusto equilibrio tra la libertà d’informazione degli utenti e il diritto di proprietà intellettuale.

A dirlo è la Corte di Giustizia dell’Unione Europea in una importante sentenza depositata giovedì scorso [1].

La pronuncia mira a trovare un giusto equilibrio tra libertà di rete, neutralità degli intermediari e protezione del diritto d’autore.

La vicenda

Un provider austriaco, Upc Telekabel Wien, aveva ricevuto l’ordine, da parte dei giudici nazionali, con il divieto di fornire accesso, ai propri utenti, al sito kino.to, da cui era possibile scaricare o vedere gratuitamente film coperti da diritto d’autore. Due case produttrici cinematografiche hanno quindi fatto causa, e la magistratura austriaca ha ingiunto a Upc Telekabel Wien di bloccare l’accesso al sito incriminato.

Il provider si è però rifiutato, sostenendo di non avere alcun rapporto commerciale con i gestori di kino.to e che non sarebbe mai stato dimostrato che i suoi abbonati hanno agito in modo illecito, senza contare che le diverse misure di blocco, di cui alcune eccessivamente onerose, possono in ogni caso essere tecnicamente aggirate.

 

La motivazione

La Corte ha ricordato che la direttiva sull’armonizzazione del diritto d’autore [2] non richiede un rapporto tra il sito colpevole della violazione del diritto d’autore e l’intermediario (il provider) nei confronti del quale può essere emessa un’ingiunzione.

Non è neanche necessario dimostrare che gli abbonati del fornitore d’accesso consultino effettivamente i materiali protetti accessibili sul sito internet del terzo.

La citata direttiva dispone solo che gli Stati membri devono far cessare o prevenire le violazioni al diritto d’autore o ai diritti connessi.

È vero che, con l’avvento delle nuove tecnologie della rete, i diritti d’autore si sono spesso posti in pieno conflitto, da un lato, con la libertà d’impresa di cui godono le aziende che forniscono accesso ad internet (gli internet service provider) e, dall’altro, con la libertà d’informazione degli utenti di internet.

Dunque, va cercato un “punto di mezzo”, un bilanciamento che contemperi le opposte esigenze. Una problematica, questa, che sta dividendo, nell’ultimo decennio, le aule dei tribunali di mezzo mondo.

Tale “via mediana” viene così interpretata dalla Corte di Lussemburgo: è sì possibile, per i giudici, ordinare a un provider di inibire, ai propri utenti, l’accesso a un sito colpevole di violazione del copyright, ma alla doppia condizione che:

– le misure adottate dal fornitore di accesso non privino inutilmente gli utenti della possibilità di accedere in modo lecito alle informazioni disponibili

– e che tali misure abbiano l’effetto di impedire o, almeno, di rendere difficilmente realizzabili, le consultazioni non autorizzate.

Si tratta tuttavia di formule – quelle usate dalla Corte – ancora troppo generiche e “di principio”, che purtroppo si prestano ad essere liberamente interpretate dai singoli giudici.

note

[1] Corte Ue causa C-314/12 depositata il 27.03.2014.

[2] Direttiva 2001/29/CE.

Autore immagine: 123rf.com

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