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Si può rispondere ad una lettera di licenziamento?

30 Aprile 2021
Si può rispondere ad una lettera di licenziamento?

Come contestare la raccomandata con il licenziamento inviata dal datore di lavoro: il modello fac-simile. 

Se mai ti dovesse arrivare un preavviso di licenziamento come potresti difenderti? La legge dice che si può rispondere ad una lettera di licenziamento ma è necessario rispettare forme e tempi previsti dalla legge stessa. 

Sarà bene quindi fare alcune importanti precisazioni affinché il dipendente sappia come contestare la decisione dell’azienda di risolvere unilateralmente il contratto di lavoro. Dal rispetto di tali modalità dipende infatti la possibilità di rivolgersi, in un momento successivo, al tribunale per ottenere l’annullamento del provvedimento adottato dal datore di lavoro e, in questo caso, alternativamente (a seconda di cosa prevede la normativa), il risarcimento del danno o la reintegra del posto.  

Qui di seguito spiegheremo pertanto come rispondere ad una lettera di licenziamento, sia che questa intervenga per via di una violazione disciplinare da parte del dipendente, sia per un motivo di carattere economico. Ma procediamo con ordine.

Si può rispondere a un preavviso di licenziamento?

Il preavviso di licenziamento viene inviato solo in caso di licenziamento disciplinare, quello cioè derivante da una condotta gravemente colpevole del dipendete. Quest’ultimo deve ricevere – a pena di nullità del licenziamento stesso – una lettera raccomandata a.r. (anche consegnata a mani) con cui gli viene contestato il comportamento da questi posto in violazione della legge o del contratto di lavoro. 

Tale comunicazione non deve contenere l’indicazione del provvedimento sanzionatorio che si intende adottare all’esito della procedura: essa serve solo a consentire al dipendente di difendersi. 

Entro cinque giorni dal ricevimento di tale preavviso, il dipendente può presentare una memoria scritta che serve proprio a prendere posizione in merito al fatto contestato e ad addurre elementi a propria difesa. In alternativa o in aggiunta alla memoria scritta, il dipendente può chiedere di essere ascoltato personalmente dal datore di lavoro o persona da lui delegata. All’incontro, il dipendente può farsi accompagnare da un sindacalista ma non dal proprio avvocato.

Il datore di lavoro, una volta decorsi i 5 giorni suddetti (e non prima, neanche se abbia ricevuto immediatamente le deduzioni del dipendente), deve adottare l’eventuale provvedimento disciplinare e comunicarlo al dipendente con una seconda lettera raccomandata (anche consegnata a mani). Tra le due comunicazioni non può decorrere un lasso di tempo tanto ampio da far ritenere che il procedimento disciplinare si sia chiuso con il perdono del lavoratore. 

Tale comunicazione quindi informa il dipendente dell’eventuale licenziamento e del periodo di preavviso. Il preavviso non è dovuto nel caso di condotte del lavoratore talmente gravi da non consentire la prosecuzione del rapporto per un solo giorno (è il cosiddetto licenziamento per giusta causa).

Solo in questo momento il lavoratore acquisisce la certezza del licenziamento.

A questo punto è possibile rispondere alla lettera di licenziamento – e anzi bisogna farlo se non si vuol perdere la possibilità di rivolgersi al giudice – entro 60 giorni dal ricevimento della lettera stessa (anche a firma del proprio avvocato).

In buona sostanza, il lavoratore deve inviare una contestazione al datore di lavoro, dal contenuto anche generico e senza per forza indicare i motivi a fondamento della stessa. In essa, l’interessato deve comunicare genericamente e semplicemente che intende opporsi al licenziamento, rimandando a un momento successivo (ossia al ricorso in tribunale) l’indicazione dei motivi per cui si ritiene illegittimo tale provvedimento. Per il modello di tale lettera vedi sotto.

Entro 180 giorni dall’invio della lettera di contestazione, il dipendente deve – per il tramite del proprio avvocato – depositare il ricorso in tribunale con cui impugna il licenziamento. Se non rispetta tale termine, il giudice non può accogliere la sua domanda.

Licenziamento per motivi economici: come rispondere?

Diverso è il caso del licenziamento per motivi economici (cosiddetto licenziamento per giustificato motivo oggettivo). 

In tale ipotesi il dipendente non riceve alcun preavviso perché non c’è ragione di doversi difendere. Egli subisce direttamente il provvedimento di licenziamento con il preavviso. Al quale, se intende ricorrere in tribunale, deve comunque rispondere negli stessi termini visti sopra: egli deve cioè inviare una lettera di contestazione generica entro 60 giorni (anche a firma del suo avvocato).

Per il modello di tale lettera vedi sotto.

Nei successivi 180 giorni bisogna depositare il ricorso in tribunale proprio come visto nel paragrafo precedente.


Modello lettera impugnazione del licenziamento

OGGETTO: IMPUGNAZIONE LICENZIAMENTO

Io sottoscritto, nato a …. il …., residente in …., con la presente impugno formalmente il licenziamento da Voi intimatomi con comunicazione del …., pervenuta in data …., in quanto invalido e/o nullo e/o illegittimo e/o inefficace.

Distinti saluti.


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