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Dubbi sul matrimonio finito subito: per la Chiesa è nullo, per i giudici civili invece…

12 Agosto 2014
Dubbi sul matrimonio finito subito: per la Chiesa è nullo, per i giudici civili invece…

Per la Chiesa, il matrimonio è nullo se uno dei coniugi non era pienamente convinto della scelta; per lo Stato è nullo se c’è la prova che l’atro coniuge era a conoscenza dei dubbi del partner.

Per i giudici ecclesiastici, il matrimonio finito subito dopo essere cominciato è nullo perché sta ad indicare che almeno uno dei coniugi non era fermamente convinto di convolare a nozze, che nutriva cioè dei dubbi su questo rapporto. Tuttavia, affinché la sentenza del tribunale ecclesiastico abbia efficacia anche in ambito civile [1] (ossia non solo per lo Stato della Chiesa, ma anche per quello italiano) ciò non basta, ma è necessario un altro elemento: che le perplessità del partner siano ben conosciute dall’altro coniuge. Infatti, un fidanzamento ricco di alti e bassi e la brevissima durata delle nozze non sono di per sé sufficienti a dimostrare tale consapevolezza. Lo ha stabilito la Corte di Cassazione in una recente sentenza [2].

Di fronte ad un Tribunale ecclesiastico, la nullità del matrimonio può essere pronunciata per i seguenti motivi:

mancanza della volontà di realizzare alcune delle principali finalità del matrimonio: ad esempio, avere dei figli;

– l’errore sulla persona o sulle qualità del coniuge;

– la violenza fisica o il timore;

– l’impotenza sessuale (si parla, in tal caso, di matrimonio non consumato);

– la simulazione del consenso, cioè un consenso solo apparente alle nozze, non supportato da una convinzione interiore;

– l’esistenza di semplici dubbi sulle nozze col proprio partner (la cosiddetta “riserva mentale”).

Nel caso in cui il Tribunale ecclesiastico pronunci sentenza di annullamento sulla base della “riserva mentale” di uno dei coniugi, tale pronuncia non avrà efficacia in sede civile se non venga dimostrato che l’altro era a conoscenza di tali perplessità del partner, poiché in qualche modo gli erano state manifestate. È necessario accertare, cioè, che tali riserve siano state espressamente palesate. Non è sufficiente, a tal fine, né l’immediata rottura del matrimonio, né dimostrare che gli anni di fidanzamento siano stati burrascosi.

Nullità del matrimonio vuol dire ottenere che il matrimonio figuri come mai celebrato, con la conseguente invalidità di tutti gli atti che questa unione ha comportato. Ma ciò accade solo se la nullità deliberata da un Tribunale ecclesiastico venga riconosciuta dal Tribunale civile.


note

[1] Si parla in tal caso di delibazione: è la procedura giudiziaria che serve a far riconoscere, in un determinato Paese, un provvedimento giudiziario emesso dall’autorità giudiziaria di un altro Paese. Nel caso in esame, più in particolare, rappresenta il procedimento attraverso il quale lo Stato italiano riconosce l’efficacia alle sentenze ecclesiastiche di nullità sul proprio territorio, in modo che sia permesso un nuovo matrimonio. La delibazione della sentenza ecclesiastica deve essere richiesta da entrambe le parti interessate o da una sola di esse, qualora l’altra parte non vi si opponga.

[2] Cass., sent. n. 6032/14.

 

Autore immagine: 123rf.com


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