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Vicini che litigano a tutte le ore: come comportarsi?

22 Agosto 2021 | Autore:
Vicini che litigano a tutte le ore: come comportarsi?

Si può chiamare la Polizia o i Carabinieri? Quando si tratta di reato e quando è illecito civile? Cosa può decidere il giudice?

C’è chi alza la voce perché ce l’ha nel Dna, non riesce nemmeno a farsi passare il sale a tavola senza che lo sappia chi abita sotto, sopra e di fianco. E c’è chi alza la voce perché la sua suscettibilità ha il limite fin troppo basso, se la prende per qualsiasi cosa e dà facilmente il via ad una discussione che, puntualmente, degenera. Una situazione che finisce per dare i nervi a tutto il condominio e sulla quale viene voglia di agire. Ma con i vicini che litigano a tutte le ore, come comportarsi?

La soluzione non è semplice. Certo, ci sono delle situazioni in cui la telefonata alla Polizia ci sta, ad esempio quando le litigate dei vicini diventano un’abitudine notturna e non consentono al resto dei condòmini il giusto e meritato riposo. Ma è altrettanto vero che il concetto del «fastidio» è sempre molto relativo. C’è chi, di fronte ai vicini che litigano a tutte le ore, decide di fare spallucce e, anzi, di tendere l’orecchio per tenersi aggiornato sulla loro «telenovelas» domestica e poi riferire alla vicina dell’ultimo piano che, un po’ sorda, si perde tutte le puntate. C’è chi preferisce lasciar stare per quieto vivere o per paura. E chi, invece, vorrebbe difendere il proprio diritto ad avere una vita tranquilla, di giorno e, soprattutto di notte. A stare a guardare, ha investito i suoi risparmi per abitare in una casa che sia sinonimo di serenità, non certo di agitazione perenne. Si può dire, quindi, che chi deve sopportare i vicini che litigano a tutte le ore sta subendo un danno? E che, in tal caso, deve essere risarcito? Vediamo.

I vicini che litigano commettono reato?

Finché si resta sulle urla, cioè se i vicini che litigano a tutte le ore non passano alle vie di fatto tra di loro o con altri condòmini ma «si limitano» a dirsene di ogni la notte e il giorno, il reato che si può ipotizzare è quello di disturbo alla quiete pubblica.

C’è un «ma». Perché il concetto di «quiete pubblica» deve essere interpretato secondo quanto stabilito dalla legge, non dalla suscettibilità dei pochi. In sostanza, il rumore di una litigata diventa reato solo se è in grado di dare fastidio ad un numero indeterminato di persone. Questo significa che se marito e moglie alzano la voce spesso ma disturbano solo il dirimpettaio mentre il resto del condominio appena li sente bisticciare, non commettono reato.

La Cassazione lo spiega così: affinché ci sia il reato di disturbo alla quiete pubblica «relativamente ad attività che si svolge in ambito condominiale, è necessaria la produzione di rumori idonei ad arrecare disturbo o a turbare la quiete e le occupazioni non solo degli abitanti dell’appartamento sovrastante o sottostante la fonte di propagazione, ma di una più consistente parte degli occupanti il medesimo edificio» [1].

La Suprema Corte aggiunge che «quando si tratta di rumori prodotti in edificio condominiale è necessario che essi, tenuto conto anche dell’ora (notturna e diurna), in cui vengono prodotti, arrechino disturbo ovvero abbiano l’idoneità concreta di arrecare disturbo ad una parte notevole degli occupanti del medesimo edificio, configurandosi altrimenti soltanto un illecito civile da inquadrarsi nell’ambito dei rapporti di vicinato».

In termini pratici, che cosa ci dice questa sentenza? Che se i vicini litigiosi non disturbano l’intero condominio non commettono reato e, quindi, diventa complicato rivolgersi alla Polizia o ai Carabinieri, che intervengono se c’è il presupposto di un illecito penale.

Cosa fare contro i vicini che litigano a tutte le ore?

Posta così la domanda, ci sarebbe più di una risposta: offrirsi da paciere o portar loro una camomilla, ad esempio. Due mosse, però, che molto probabilmente risulterebbero inefficaci. A quel punto, come comportarsi con i vicini che litigano a tutte le ore?

Ammesso che, come abbiamo visto poco fa, non si tratti di un illecito penale perché non viene disturbato l’intero condominio, una condotta del genere viene ritenuta un illecito civile quando il rumore supera la normale tollerabilità.

E qui si apre un’altra parentesi: cosa si intende, legalmente, per normale tollerabilità? La normativa, pur prevedendone l’esistenza, non ne dà una definizione. Lo hanno fatto i tribunali, concordando che il rumore diventa intollerabile quando supera i 3 decibel rispetto al rumore di fondo che proviene dall’ambiente circostante.

La rilevazione, però, deve essere fatta tramite una perizia fonometrica, cioè con un apposito strumento. Occorrerà, pertanto, chiamare un tecnico competente. Con la perizia in mano, si deciderà se è il caso di rivolgersi ad un avvocato o al tribunale.

Se si avvia la causa civile, si terrà conto – oltre che della perizia – anche di altri elementi, come:

  • l’orario in cui i vicini litigano più spesso: un conto è farlo a mezzogiorno, un altro ben diverso alle 2 di notte, quando si lede il diritto al sonno e al riposo degli altri;
  • il luogo in cui i vicini alzano la voce: non è lo stesso litigare in un luogo tranquillo di campagna anziché in uno dove c’è un continuo rumore di traffico che si mescola alle urla dei vicini;
  • la durata del disturbo: una litigata di 30 secondi non è come una che si protrae a lungo.

Il giudice convocherà la controparte e, se lo riterrà opportuno, sentirà anche il resto del vicinato per valutare il livello di tollerabilità di queste accese discussioni. Di norma, ai vicini rumorosi viene prima ordinato di darsi una regolata dopodiché, se non la smettono, potrebbero essere condannati al risarcimento dei danni. Sperando che poi non tornino a casa e si mettano a litigare su chi ha avuto la colpa di finire in tribunale.



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