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Stalking: quali sono i limiti di avvicinamento alla vittima?

2 Maggio 2021 | Autore:
Stalking: quali sono i limiti di avvicinamento alla vittima?

Il divieto deve indicare una precisa distanza da mantenere, ma può anche impedire l’accesso del persecutore ai luoghi frequentati abitualmente dalla vittima.

Vietato avvicinarsi troppo: è pericoloso. Non è il consueto cartello indicatore, ma uno specifico divieto imposto alle persone moleste, quando diventano troppo invadenti. Parliamo di stalking: quali sono i limiti di avvicinamento alla vittima?

Forse saprai che quando c’è una denuncia per atti persecutori il giudice emana un provvedimento – una vera e propria misura cautelare – con cui prescrive allo stalker di non avvicinarsi ai luoghi abitualmente frequentati dalla persona offesa e di mantenersi a debita distanza da lui o da lei.

Questa è una disposizione di legge che lascia al giudice il compito di individuare i margini di applicabilità. Ma in concreto ci sono difficoltà nello stabilire quant’è la distanza che il persecutore deve mantenere, anche perché la vittima si sposta, esce di casa, va al lavoro, a fare la spesa, passeggia, si reca in palestra, va in vacanza e in molti altri luoghi. Si tratta dunque di capire quali sono, nei casi di stalking, i precisi limiti di avvicinamento alla vittima.

Imporre una distanza esatta, ad esempio in un determinato numero di metri, potrebbe essere irragionevole o inutile, quando lo stalker e la persona offesa sono colleghi di lavoro e condividono gli stessi ambienti, oppure abitano nello stesso condominio o sono parenti che si vedono con frequenza. Così ultimamente è intervenuta la Cassazione per chiarire la portata del divieto di avvicinamento: con una nuova sentenza, emessa a Sezioni Unite [1], la Suprema Corte ha stabilito che il giudice può imporre una precisa distanza, quindi una fascia di sicurezza, ma può anche vietare al persecutore di accedere ai luoghi frequentati dalla vittima, in modo da tutelarla meglio.

Reato di stalking: quali rimedi

Il reato di stalking [2] consiste in una serie di atti persecutori che si concretizzano in «condotte reiterate» di minacce o molestie. Questi atti illeciti, per integrare il reato, devono provocare alla vittima almeno una di queste conseguenze:

  • arrecare «un perdurante e grave stato d’ansia o di paura», che deve essere profondo e non transitorio o passeggero;
  • ingenerare un «fondato timore per l’incolumità propria o di un prossimo congiunto o di persona al medesimo legata da relazione affettiva»;
  • costringere la persona offesa «ad alterare le proprie abitudini di vita», come quando deve modificare orari e percorsi per evitare lo stalker.

Per contrastare queste persecuzioni, la vittima ha due possibilità: sporgere querela o chiedere l’ammonimento del questore.

La querela

La querela deve essere sporta, presso qualunque organo di Polizia o direttamente alla Procura della Repubblica, entro il termine di sei mesi, anziché nell’ordinario termine di tre mesi previsto per altri reati. Querelare significa descrivere e denunciare i fatti subiti e chiedere espressamente la punizione del colpevole. Lo stalking è, invece, perseguibile d’ufficio quando riguarda un minore o un disabile oppure quando è connesso con un altro reato perseguibile d’ufficio.

Lo stalking è compreso nei casi di “Codice rosso”: le indagini si svolgono in maniera accelerata e il pubblico ministero deve ascoltare la persona offesa entro tre giorni dal ricevimento della notizia di reato.

L’ammonimento del questore

L’ammonimento del questore è una procedura alternativa alla querela, utile quando la vittima non vuole ancora arrivare ad instaurare un procedimento penale contro il suo persecutore. Così essa può presentare – anche senza avvocato – un’istanza al questore, tramite qualsiasi comando di pubblica sicurezza, chiedendo di emettere un ammonimento nei confronti dello stalker.

La questura svolgerà un’istruttoria molto rapida, assumendo le informazioni indispensabili per decidere, ma senza alcuna necessità di ascoltare lo stalker. Se la richiesta risulta fondata, il questore emetterà un ammonimento al persecutore. Da quel momento, se egli compirà altri atti contro la vittima, sarà denunciato d’ufficio e, in caso di condanna, riceverà un aumento di pena.

Il divieto di avvicinamento dello stalker alla vittima

La legge [3] prevede un’apposita misura cautelare personale per prevenire la reiterazione dello stalking: è il divieto di avvicinamento dello stalker alla vittima. L’ordine viene emesso dal giudice (il gip nella fase delle indagini preliminari) in presenza di gravi indizi di commissione del reato, desunti dalla querela sporta dalla persona offesa e dalle indagini compiute dalla Procura.

Il provvedimento dispone il divieto di avvicinamento ad una determinata distanza – secondo la misura ritenuta congrua dal giudice, ad esempio 300 metri – ed ulteriori prescrizioni specifiche, come quella di non avvicinarsi ai luoghi frequentati abitualmente dalla persona offesa e di mantenersi lontano da essi. Il giudice può anche imporre il divieto di comunicazioni a distanza con la vittima, come quelle telefoniche o via Internet.

Stalking: qual è il limite di avvicinamento?

Le prescrizioni che abbiamo esaminato richiedono, evidentemente, un contenuto specifico, che consiste nell’individuazione, da parte del giudice:

  • della distanza esatta che lo stalker non deve oltrepassare: questa è una sorta di “fascia di rispetto”, necessaria per tutelare la sicurezza e la serenità della vittima;
  • dei luoghi ai quali l’autore del reato non deve avvicinarsi, in quanto essi sono frequentati abitualmente dalla persona che ha subito le minacce o le molestie.

Ora, la Cassazione [1] ha chiarito definitivamente che quando il giudice ritiene necessario non solo vietare l’avvicinamento dello stalker oltre una certa distanza, ma anche impedirgli l’accesso ad alcuni luoghi, deve indicare nel provvedimento in modo specifico quali siano: ad esempio, il ristorante, il bar o il negozio dove lavora la persona offesa, la sua palestra o centro sportivo, l’abitazione dei genitori che va spesso a visitare, ecc.

In altre parole, una circostanza così essenziale non può essere lasciata nel vago: occorre indicare e precisare in modo chiaro nel provvedimento giudiziario quali sono i luoghi vietati al persecutore, dove egli non potrà recarsi ed entrare in nessun caso, a prescindere dalla presenza concreta della vittima in quel momento.

Insomma, bisogna scongiurare l’eventualità che la vittima possa trovarsi davanti il suo stalker, per un equivoco sul contenuto del provvedimento del giudice. Le maglie interpretative dell’ordine di divieto devono essere strette, i luoghi proibiti devono essere esattamente individuati. Solo così, infatti, è possibile tutelare la persona offesa e prevenire efficacemente la commissione di ulteriori reati nei suoi confronti.

Approfondimenti

Leggi anche l’articolo “Stalking: divieto di avvicinamento alla vittima“.


note

[1] Cass. S.U. informazione provvisoria n. 6/21 del 30.04.2021.

[2] Art. 612 bis Cod. pen.

[3] Art. 282 ter Cod. proc. pen.


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