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Mai più doppia sanzione penale e amministrativa: lo dice la Corte dei diritti dell’uomo

30 marzo 2014 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 30 marzo 2014



La Corte europea dei diritti dell’uomo ha condannato l’Italia stabilendo che un cittadino non può subire una doppia sanzione, penale e amministrativa, per lo stesso fatto. Il principio potrebbe essere applicabile anche ai reati tributari.

 

È contrario al diritto fondamentale a non essere giudicati due volte per lo stesso fatto l’imposizione sia della sanzione penale che di quella amministrativa quando quest’ultima è così severa da rappresentare una vera e propria pena.

Lo ha stabilito in una recente e storica sentenza la Corte europea dei diritti dell’uomo (CEDU) di Straburgo [1] con la quale l’Italia è stata condannata per aver imposto ai cittadini ricorrenti sia una sanzione amministrativa che una penale per gli stessi fatti relativi ad una vicenda di ritenuta manipolazione del mercato.

La Convenzione europea dei diritti dell’uomo [2] stabilisce che nessuno può essere condannato penalmente in uno stesso Stato per gli stessi fatti per cui è stato già condannato o assolto con sentenza definitiva.

Nonostante l’Italia, al momento della approvazione del Protocollo, abbia dichiarato di applicare il principio ai soli illeciti definiti “penali” dalla legge italiana, la Corte di Strasburgo ha dichiarato nulla tale clausola poiché eccessivamente generica. Di conseguenza il principio è applicabile a tutti gli illeciti definiti “penali” secondo i criteri della Convenzione e non della legge italiana.

La CEDU ha stabilito che non sono “penali” soltanto le sanzioni definite così dalla legge dello Stato, bensì anche quelle che, pur definite “amministrative”, comportino per chi le subisce conseguenze di tale gravità da essere considerate delle vere e proprie “pene”.

Nel caso oggetto della sentenza la Corte ha ritenuto equiparabili ad una pena le sanzioni amministrative comminate ai ricorrenti a causa dell’elevato importo di denaro da pagare e del fatto che fossero altresì previste delle sanzioni accessorie di carattere interdittivo.

La sentenza della CEDU è particolarmente importante poiché il principio della non cumulabilità della doppia sanzione potrà essere applicabile anche al di fuori dei casi di manipolazione del mercato, come ad esempio nei ben più frequenti casi di reati tributari.

A riguardo la Cassazione ha infatti recentemente stabilito [3] che in materia di omesso versamento IVA e di ritenute d’acconto sono applicabili sia le sanzioni amministrative che quelle penali nel caso in cui il tributo non versato superi la soglia di € 50.000 (leggi sull’argomento l’articolo: Omesso versamento di IVA e ritenute: la sanzione è doppia).

La sentenza della CEDU potrebbe travolgere e ribaltare il principio stabilito dalla Cassazione, poiché anche le sanzioni amministrative stabilite nel caso di omesso versamento di tributi sono particolarmente incisive e potrebbero anch’esse essere paragonate a delle vere e proprie pene applicando i criteri utilizzati dalla Corte europea.

Le sanzioni amministrative per gli illeciti tributari prevedono infatti il pagamento di una somma pari al 30% del tributo non versato [4], nonché l’applicazione di misure interdittive [5].

note

[1] Corte europea dei diritti dell’uomo, sent. 4 marzo 2014, Grande Stevens e altri c. Italia.

[2] Art. 4 del Protocollo n. 7

[3] Cass. pen. sentt. nn. 37424 e 37425 del 12/09/2013.

[4] Art. 13 comma 1 D.Lgs. n. 471/1997.

[5] Art. 21 D.Lgs. n. 472/1997.

Autore immagine: 123rf.com

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