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Fattura falsa: cosa si rischia

2 Maggio 2021
Fattura falsa: cosa si rischia

Cosa si rischia per fatture false? Ecco come si fa a capire se una fattura è falsa e cosa sono le operazioni inesistenti: il reato.

Non tutti sanno cos’è una fattura falsa e cosa si rischia nell’emettere un documento fiscale a fronte di un’operazione inesistente. A fare chiarezza sul punto, per quanti non conoscessero la legge fiscale, è stata più volte la giurisprudenza e, in particolare, la Cassazione.

Di recente [1], la Corte ha spiegato cosa si rischia per fatture false anche quando chi le emette non consegue alcun utile. Cerchiamo allora di fare il punto della situazione per mettere in guardia chi dovesse compiere un comportamento del genere.

Fatture false: è reato?

Come molti sapranno, non sempre l’evasione fiscale è un reato. Lo diventa solo se si superano determinate soglie di denaro sottratto all’Erario: soglie che variano a seconda del tributo. Così, ad esempio, per l’omesso versamento di Iva si va sul penale quando non si dichiarano almeno 150mila euro in un anno mentre, per l’omesso versamento delle ritenute, il carcere scatta da 100mila euro a salire. Per chi non presenta la dichiarazione dei redditi, il reato scatta da 50mila euro in su.

Questo non significa che chi non raggiunge tali tetti non venga punito: riceverà solo le sanzioni tributarie e, se non paga neanche quelle, la cartella esattoriale e il pignoramento dei beni. Non ci saranno però ripercussioni sulla fedina penale.

Quanto invece all’emissione di fatture false, le cose vanno diversamente. Qui, infatti, non sono previste soglie minime al di sotto delle quali non c’è reato. In buona sostanza, l’illecito penale scatta anche per una singola operazione inesistente di valore modesto.

In particolare, il reato di emissione di fatture o altri documenti per operazioni inesistenti [2] si configura quando chiunque (indipendentemente dall’obbligo o meno di tenuta delle scritture contabili) al fine di consentire a terzi l’evasione delle imposte, emette o rilascia fatture o altri documenti per operazioni inesistenti.

È sufficiente che il soggetto agisca con l’intenzione di consentire ad un terzo di evadere le imposte, essendo del tutto irrilevante che quest’ultimo effettivamente consegua o tenti di conseguire l’indebito rimborso [3].

Si pensi al caso di Mario che, su richiesta dell’amico Roberto, emetta nei suoi confronti una fattura per un servizio da questi mai eseguito. Roberto porterà la fattura in contabilità e potrà risparmiare sulle tasse o usufruire di altri benefici fiscali (ad esempio, agevolazioni, rimborsi, ecc.). A fronte di ciò, Roberto darà dei contanti a Mario affinché questi possa coprire le tasse da versare sulla fattura falsa: importo questo certamente inferiore al guadagno conseguito da Roberto.

Spetta al pm provare l’utilizzo di fatture false. Il giudice valuta la gravità, la precisione e la concordanza degli elementi raccolti. Il contribuente deve eventualmente fornire la prova contraria.

Fatture false: cosa si rischia?

Per il reato di emissione di fatture false si rischia la reclusione da 18 mesi a 6 anni.

Secondo il ministero dell’Economia, l’emissione o il rilascio di più fatture o documenti per operazioni inesistenti nel corso del medesimo periodo di imposta si considera come un solo reato. La consumazione del reato, in tal caso, coincide con l’emissione o il rilascio del primo documento in ordine temporale, mentre il termine di prescrizione, invece, decorre dall’emissione dell’ultimo documento.

Il dipendente di un’azienda che materialmente emette false fatture utilizzate per una truffa rischia di dover rispondere di concorso nel reato, a nulla rilevando la possibile difesa che eccepisce l’assenza del dolo specifico o la semplice esecuzione di ordini provenienti dal proprio datore di lavoro senza alcun intento evasivo [4].

Lo studio del professionista dove si esegue materialmente la registrazione delle fatture può essere considerato, in mancanza di altri indizi sul luogo in cui la sede dell’organizzazione criminosa finalizzata all’evasione fiscale mediante emissione di fatture false opera, la sede in cui il reato è commesso, con conseguente incriminazione del professionista stesso [5].

Condanna per chi emette fatture false anche senza trarne alcun vantaggio

Secondo la Cassazione [1], rischia una condanna per fatture false chi emette i documenti fittizi anche senza trarne un vantaggio economico.

Ad avviso degli Ermellini, infatti, il reato di emissione di fatture soggettivamente inesistenti, per definizione, consente all’ente destinatario della falsa fattura di conseguire un ingiusto profitto in termini economici, ma non comporta necessariamente un analogo vantaggio in capo all’ente che la emette. Ed invero, le operazioni di emissione di fatture inesistenti vedono coinvolti due soggetti, una ditta che emette le fatture e una ditta che le utilizza, portandole in detrazione, inserendole nella sua contabilità; e il profitto conseguito da quest’ultima, pari al risparmio di imposta, deve tenersi distinto dal profitto, solo eventuale, dell’ente emittente, pari al prezzo (compenso) per l’emissione delle fatture, di regola comunque molto inferiore al profitto dell’utilizzatore.


note

[1] Cass. sent. n. 16353/21.

[2] Art. 8 D. Lgs. 74/2000.

[3] Cass. n. 26138 dell’8.07.2010.

[4] Cass. pen. n. 4638 del 23.11.2010.

[5] Cass. pen. n. 29899 del 26.07.2011.


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