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Cos’è la diffida ad adempiere?

2 Maggio 2021
Cos’è la diffida ad adempiere?

Come funziona la diffida ad adempiere: il modello facsimile e i suoi effetti sulla risoluzione del contratto senza bisogno di un giudice e un avvocato. 

Cos’è la diffida ad adempiere, come si scrive e quali sono i suoi effetti? Qual è la differenza tra una diffida ad adempiere e una messa in mora? In questo articolo proveremo a fare un po’ di chiarezza su uno strumento che viene usato di frequente da cittadini, avvocati ed imprenditori. Come si vedrà a breve, infatti, chiunque può scrivere una diffida ad adempiere: anche se, di norma, si ritiene che la carta intestata di uno studio legale possa sortire maggiore coercizione psicologica sul destinatario, in realtà siamo in presenza di un “atto stragiudiziale”, che si forma cioè al di fuori delle aule dei tribunali e che pertanto – proprio al pari di una lettera di diffida e messa in mora – può essere firmato dal cittadino comune.

In questa breve guida, oltre a spiegare cos’è la diffida ad adempiere, riporteremo anche un possibile modello, con il facsimile della diffida ad adempiere, che potrà essere utilizzato per qualsiasi situazione. Ma procediamo con ordine.

A cosa serve una diffida ad adempiere?

Si ricorre alla diffida ad adempiere tutte le volte in cui un soggetto non rispetta un contratto, o meglio ritarda nell’esecuzione dello stesso. La diffida ad adempiere serve pertanto ad assegnare al debitore della prestazione un termine ultimo entro cui adempiere, avvertendolo che, in caso contrario, il vincolo contrattuale si riterrà sciolto definitivamente. In conseguenza di tale scioglimento, entrambe le parti saranno libere da ogni obbligo, ivi compreso il pagamento. Naturalmente, il soggetto che ha subito l’inadempimento si riserva la possibilità di chiedere anche il risarcimento del danno.

Immagina di aver ordinato un’auto in una concessionaria e che questa, da contratto, si sia impegnata a consegnartela entro 3 mesi. Al quarto mese, ancora non hai ricevuto il veicolo, né intendi attendere oltre. Volendo a questo punto rivolgerti ad un altro rivenditore, hai l’interesse a scioglierti dal precedente contratto, in modo che, qualora l’auto dovesse arrivare, tu non sia costretto ad accettarla e a pagare. A tal fine, dovrai inviare una diffida ad adempiere con raccomandata a.r. o con pec: in essa darai alla tua controparte un termine di 15 giorni per consegnarti la macchina. Se al quindicesimo giorno non riceverai ciò che ti è dovuto – ammonisci nella lettera – il contratto di compravendita si considera automaticamente “risolto” (ossia sciolto) e, pertanto, ogni tuo obbligo verrà meno.

Insomma, la diffida ad adempiere funziona come una sorta di ultimatum. 

Cos’è una diffida ad adempiere?

Da quanto appena visto, la diffida ad adempiere è l’intimazione, che una parte fa ad un’altra affinché adempia, entro un termine prefissato dalla prima, un obbligo contrattuale, con avvertimento che, in caso contrario, interverrà in automatico la cosiddetta risoluzione del contratto, ossia la cessazione di efficacia dello stesso.

La diffida ad adempiere è così uno strumento di autodifesa che ha il cittadino dinanzi all’inadempimento di un contratto, che gli consente di sciogliersi dal vincolo anche senza ricorrere a un giudice. 

La diffida ad adempiere è regolata dall’articolo 1454 del Codice civile a norma del quale: «Alla parte inadempiente l’altra può intimare per iscritto di adempiere in un congruo termine, con dichiarazione che, decorso inutilmente detto termine, il contratto s’intenderà senz’altro risoluto.

Il termine non può essere inferiore a quindici giorni, salvo diversa pattuizione delle parti o salvo che, per la natura del contratto o secondo gli usi, risulti congruo un termine minore.

Decorso il termine senza che il contratto sia stato adempiuto, questo è risoluto di diritto».

Come funziona la diffida ad adempiere?

La diffida ad adempiere presuppone sempre l’esistenza di un contratto tra le parti e di un ritardo nell’adempimento. 

Quanto al contratto, questo può essere sia scritto che verbale. 

Quanto invece al ritardo, la legge non dice quanto rilevante debba essere per giustificare l’invio della diffida ad adempiere. Tuttavia:

  • se nel contratto è fissato un termine entro cui adempiere, il ritardo che giustifica l’invio della diffida ad adempiere è anche quello di un solo giorno;
  • se nel contratto non è fissato un termine per la prestazione, il ritardo deve essere grave, tale cioè da giustificare il venir meno dell’interesse del creditore alla prestazione. Questo elemento viene quindi valutato caso per caso in base alla situazione concreta e alla complessità della prestazione.

La diffida ad adempiere ha effetto dal momento in cui viene portata a conoscenza dell’altra parte. Pertanto, è necessario l’invio con un mezzo che garantisca la prova del ricevimento. È quindi consigliabile che la stessa sia inviata con una delle seguenti forme:

  • raccomandata a.r.;
  • pec – posta elettronica certificata;
  • fax.

Quando non c’è bisogno della diffida ad adempiere 

Si può fare a meno di inviare la diffida ad adempiere quando, nel contratto, è indicato il cosiddetto termine essenziale. Può succedere, in particolare, che le parti abbiano già definito, nella scrittura privata, il termine oltre il quale viene meno l’interesse del creditore all’adempimento.

Ad esempio: «Il termine per l’adempimento è fissato entro il 1 marzo. Le parti convengono che il mancato rispetto di tale termine determina l’automatica risoluzione del contratto».

In tal caso, il creditore potrà limitarsi ad inviare al debitore una comunicazione in cui lo informerà della propria intenzione di avvalersi di tale facoltà che il contratto gli attribuisce e, quindi, di sciogliersi da ogni vincolo.

Qual è il termine da assegnare con la diffida ad adempiere?

Il Codice civile stabilisce che il termine da assegnare alla parte inadempiente con la diffida ad adempiere non può essere inferiore a 15 giorni. Tuttavia, secondo la giurisprudenza, è possibile assegnare anche un termine più breve tutte le volte in cui la prestazione non presenta particolari profili di complessità. 

Qual è la differenza tra diffida ad adempiere e messa in mora?

Comunemente, si fa confusione tra la diffida ad adempiere e la messa in mora. In realtà, si tratta di due cose diverse, anche se intervengono nello stesso ambito. Cercheremo di spiegare meglio, qui di seguito, che differenza c’è tra la diffida ad adempiere e la messa in mora.

Anche la messa in mora, come la diffida ad adempiere, viene spedita alla controparte contrattuale inadempiente, che cioè non sta rispettando l’impegno assunto e che, pertanto, sta facendo ritardo. Come la diffida, la messa in mora serve a sollecitare la prestazione, assegnando un termine entro cui la stessa deve essere resa. 

Tuttavia, a differenza della diffida ad adempiere, la messa in mora non implica la volontà di risolvere il contratto in caso di inadempimento. Quindi, se basta anche una sola diffida ad adempiere per sciogliere il contratto, è invece possibile inviare numerose messe in mora. 

L’elemento che caratterizza la messa in mora è quindi il semplice sollecito, mentre quello che distingue la diffida ad adempiere è la volontà di sciogliere il contratto in caso di ulteriore ritardo rispetto al termine assegnato alla controparte. 

Di solito, la messa in mora viene spedita a un soggetto che non ha pagato una fattura e per il quale non c’è quindi alcun interesse a sciogliere il contratto, essendo lo stesso già concluso e consumato.

Il risarcimento del danno

Il fatto di avvalersi della diffida ad adempiere per risolvere il contratto, ossia per considerarlo automaticamente sciolto e decaduto, non implica il venir meno dell’ulteriore interesse del creditore di ottenere anche il risarcimento del danno conseguente all’inadempimento della controparte. Così è ben possibile che, dopo aver inviato la diffida ad adempiere e non aver ricevuto la prestazione richiesta, il creditore agisca successivamente in giudizio contro il debitore affinché il giudice lo condanni a risarcire tutte le conseguenze della sua omissione colpevole.

In teoria, nulla esclude che si possa chiedere il risarcimento anche se la prestazione viene eseguita nel termine della diffida, per il semplice fatto che c’è stato un ritardo rispetto agli accordi. Naturalmente, il danno andrà adeguatamente dimostrato.

Come si scrive una diffida ad adempiere?

Scrivere una diffida ad adempiere è molto semplice: basta indicare il contratto a cui ci si riferisce, la prestazione che è rimasta inadempiuta e il termine entro cui si intende esigere la stessa. 

Nella lettera, deve essere chiara l’intimazione ad adempiere e la dichiarazione che il contratto si intende risolto automaticamente in caso di inadempimento. Come visto, infatti, è proprio questo l’elemento che distingue la diffida ad adempiere rispetto alla messa in mora.  


Diffida ad adempiere: modulo e facsimile 

DIFFIDA AD ADEMPIERE

RACCOMANDATA A.R. …., lì ….

Egr. sig. / azienda….

Con riferimento al contratto del …., ad oggi non risulta pervenuta la Sua prestazione, benché la stessa doveva essere eseguita entro il termine di … giorni dalla stipula del contratto. Pertanto, con la presente, valevole a tutti gli effetti di legge come diffida ad adempiere ai sensi dell’articolo 1454 del codice civile, le intimo di eseguire la prestazione in oggetto entro 15 giorni dal ricevimento della presente con avviso che, in difetto, il contratto si riterrà automaticamente sciolto. Resta salva la possibilità di chiedere il risarcimento per il ritardo e/o per l’inadempimento. 


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