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Come ci si rivolge ad un avvocato per email?

2 Maggio 2021
Come ci si rivolge ad un avvocato per email?

Come chiedere un parere legale gratuito a un avvocato senza il rischio di dover pagare parcella e fattura. 

Si è soliti instaurare rapporti confidenziali e fare domande tramite messaggi, chat e forum a persone che spesso non si conoscono e che non si è mai visto prima. Tuttavia, l’orientamento della giurisprudenza, secondo cui le prestazioni dei professionisti si considerano sempre «a titolo oneroso», suggerisce di sapere come ci si rivolge a un avvocato per email. Questo per evitare che il professionista, un attimo dopo aver risposto, possa presentare la parcella. 

A lanciare il monito è la stessa Cassazione [1] secondo cui al legale basta dimostrare di aver ricevuto una richiesta di consulenza per poter esigere di essere pagato; spetta allora al cliente dimostrare il contrario, ossia la gratuità della prestazione.

Allora, sarà bene impostare la domanda nei corretti termini affinché non si abbiano brutte sorprese. È vero: la deontologia impone ai legali di presentare, al momento del conferimento dell’incarico, un preventivo scritto. Ma l’assenza di esso non implica il venir meno del debito da parte del cliente che, pertanto, non potrà esimersi dal corrispondere l’onorario, quand’anche l’importo gli sembri esoso. Se così dovesse essere, infatti, egli potrebbe tutt’al più rivolgersi al giudice affinché riduca la parcella secondo equità. E lì il magistrato si rifarà ai vecchi tariffari che, per una consulenza stragiudiziale, vanno da un minimo di 270 euro (se il valore della vertenza non supera 1.100 euro) ad un massimo di 4.320 euro (se il valore della vertenza va da 260mila euro a 520mila euro).

Ecco allora qualche consiglio su come ci si rivolge a un avvocato per email: sono chiaramente consigli di carattere legale e non comportamentale, visto che in gioco c’è il pagamento dell’onorario. Ed allora sarà bene essere molto chiari, a costo di apparire diretti e sfrontati.

Prima di tutto, dobbiamo fare una doverosa premessa per fugare alcuni equivoci in cui spesso si incorre. Non c’è alcuna differenza, da un punto di vista legale, tra «consiglio», «consulenza», «parere». Ogni volta che si fa una domanda a un avvocato e si pretende la sua risposta si sta richiedendo una prestazione professionale, per quanto rapida e semplice possa essere. E le prestazioni professionali – dicono sia la legge che la Cassazione – vanno retribuite. 

Quindi, nel momento in cui si manda un’email a un avvocato con una domanda – a meno che non sia per la semplice richiesta di un preventivo, per un appuntamento o per sapere se questi tratta determinati argomenti – bisogna essere consapevoli che il professionista può emettere la fattura. A meno che non vi sia un diverso accordo tra le parti: accordo rivolto ovviamente alla gratuità della prestazione. Ma come realizzare tale accordo? 

L’unico modo per scrivere una lettera a un avvocato senza dover poi pagare per il parere ricevuto è specificare, in essa, che si richiede la prestazione a titolo gratuito e che, pertanto, qualora a fronte della risposta dovesse essere preteso un corrispettivo, non si è disposti a pagare.

In buona sostanza, bisognerà specificare, all’inizio della comunicazione, che si chiede un parere legale gratis e che, nel caso in cui l’avvocato non dovesse essere disponibile, che si rinuncia allo stesso.

Ad esempio, si potrà iniziare l’email con una delle seguenti diciture: 

«Egr. avvocato, con la presente sono a chiederLe un consiglio per il quale tuttavia non ho la possibilità di pagarla. Pertanto, Le domando se potrà erogarmelo gratuitamente»;

«Egr. avvocato, ho apprezzato alcuni Suoi interventi visti in Rete. Pertanto, sono a chiederLe con la presente un Suo parere in merito alla mia situazione che descriverò qui di seguito. Le sarò grato se vorrà, prima di rispondermi, chiarire se la Sua prestazione è a titolo oneroso o gratuito, affinché possa valutare, in un secondo momento, se conferirLe l’incarico. La mia domanda è la seguente…»;

«Egr. avvocato, mi rivolgo a Lei avendo trovato il suo indirizzo email in Internet. Le chiedo una consulenza legale gratuita, se vorrà e se potrà, manifestandoLe sin d’ora la mia riconoscenza per quanto potrà fare per me e riservandomi, all’esito della lettura del Suo parere, di conferirLe un ulteriore mandato per assistermi in giudizio»;

«Egr. avvocato, ho difficoltà economiche e, pertanto, non posso pagarLe in questo momento una parcella per un parere legale. Ma mi rivolgo ugualmente a Lei con questa richiesta di consiglio nella speranza che possa ugualmente aiutarmi solo per generosità e gentilezza»;

«Egr. avvocato, avrei necessità di parlarLe telefonicamente. A tal fine, Le chiedo un contatto e un appuntamento affinché possa esporLe la mia situazione. In tale circostanza, La prego di volermi chiarire in anticipo quale sarà il costo del Suo disturbo affinché possa essere messo al corrente della spesa che andrò eventualmente a sostenere. Le sarò comunque grato se vorrà in ogni caso ascoltarmi, anche rapidamente, per farsi un’idea della situazione e poi chiarirmi i termini economici della Sua prestazione».


note

[1] Cass. sent. n. 1792/2017.


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