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Recesso dal contratto con il professionista: Cassazione

2 Maggio 2021
Recesso dal contratto con il professionista: Cassazione

Il cliente può recedere in qualsiasi momento dal contratto di prestazione d’opera professionale, ma deve pagare il compenso per l’attività svolta. 

Recesso dal contratto d’opera professionale e pagamento compenso

Nel contratto di prestazione di opera professionale il cliente può sempre recedere dal contratto, pagando al prestatore d’opera le spese sostenute e il compenso per l’opera svolta. Il recesso del cliente, giustificato o meno, non incide sulla determinazione della misura del compenso, se non nel senso che il compenso è dovuto non per tutta l’opera commessa, ma solo per l’opera svolta. Pertanto, se tra le parti vi è stata una determinazione convenzionale del compenso, quest’ultima si applicherà anche nel caso di recesso del cliente. Tuttavia, il compenso pattuito dovrà essere proporzionalmente ridotto in relazione all’opera prestata.

Corte di cassazione , sezione II civile, ordinanza 29 dicembre 2020 n. 29745 

In materia di prestazioni professionali, il recesso operato ai sensi dell’art. 2237 cod. civ. non fa perdere al prestatore d’opera recedente il diritto al compenso per le prestazioni eseguite, tale compenso non può che essere determinato alla stregua dei criteri previsti dall’art. 2225 cod. civ., che pone in primo piano la determinazione negoziale. Sicché, in caso di pattuizione forfettaria del corrispettivo, correttamente la parte di esso spettante per le prestazioni rese alla data del recesso viene determinata in misura proporzionale rispetto all’intero compenso.

Corte di cassazione, sezione II Civile, sentenza 21 ottobre 1998 n. 10444 

Ai sensi dell’articolo 343 cod proc civ, salve le ipotesi considerate dalla stessa norma, l’appello incidentale, in mancanza di costituzione in cancelleria, deve essere proposto, a pena d’inammissibilità, nella prima udienza, per questa intendendosi l’udienza di comparizione nella quale sia stata svolta dall’istruttore una qualsiasi attività processuale a norma dell’articolo 350 cod proc civ. lo stesso limite della prima udienza vale anche per l’appellato contumace, salva, ove ne ricorrano gli estremi, l’eventuale rimessione in termini, cui, peraltro, non è assimilabile la mera revoca della dichiarazione di contumacia, che costituisce soltanto attestazione della costituzione del contumace.

Corte di cassazione, sezione II civile, sentenza 17 marzo 1980 n. 1760 

Contratto d’opera professionale: il termine non esclude la facoltà di recesso ad nutum

In tema di contratto di opera professionale, la previsione di un termine di durata del rapporto non esclude di per sé la facoltà di recesso “ad nutum” previsto, a favore del cliente, dal primo comma dell’art. 2237 c.c.. Solo l’esistenza di un concreto contenuto del regolamento negoziale, che dimostri che le parti abbiano inteso, attraverso la previsione del termine, escludere la possibilità di scioglimento del contratto prima della scadenza pattuita potrebbe giustificare un diverso esito.

Cassazione civile sez. II, 15/10/2018, n.25668

La previsione della facoltà di recesso “ad nutum” del cliente nel contratto di prestazione d’opera intellettuale, quale contemplata dall’art. 2237, comma 1, c.c., non ha carattere inderogabile e, quindi, è possibile che, per particolari esigenze delle parti, sia esclusa una tale facoltà di recesso fino al termine del rapporto, ragion per cui anche l’apposizione di un termine ad un rapporto di collaborazione professionale continuativa può essere sufficiente ad integrare la deroga convenzionale alla suddetta facoltà di recesso così come disciplinata dalla legge, senza che a tal fine sia propriamente necessario pervenire alla conclusione di un patto specifico ed espresso.

Cassazione civile sez. lav., 07/09/2018, n.21904

Se non è provato il danno causato al cliente, il professionista ha diritto al compenso anche in caso di negligenza

In materia di prestazione d’opera professionale l’articolo 2237 del codice civile pone a carico del cliente che recede dal contratto d’opera il compenso per l’opera svolta, indipendentemente dall’utilità che ne sia derivata, e può essere derogato solo per espressa volontà dei contraenti, i quali possono subordinare il diritto del professionista al compenso alla realizzazione di un determinato risultato, con la conseguenza che il fatto oggettivo del mancato verificarsi dell’evento dedotto come oggetto della condizione sospensiva comporta l’esclusione del compenso stesso, salvo che il recesso ante tempus da parte del cliente sia stato causa del venir meno del risultato oggetto di tale condizione.

Conseguentemente, nell’ipotesi in cui un’azione giudiziale svolta nell’interesse del cliente non abbia potuto conseguire alcun risultato utile, anche a causa della negligenza o di omissioni del professionista, non è solo per questo ravvisabile un’automatica perdita del diritto al compenso da parte del professionista, ove non sia dimostrata la sussistenza di una condotta negligente causativa di un effettivo danno, corrispondente al mancato riconoscimento di una pretesa con tutta probabilità fondata.

Cassazione civile sez. III, 21/06/2018, n.16342

L’apposizione di un termine a un contratto di prestazione professionale non esclude la facoltà di recesso anticipato

Il recesso dal contratto di prestazione d’opera professionale non richiede una specifica manifestazione di volontà in tal senso, essendo sufficiente un comportamento chiaramente indicativo della determinazione che l’opera del professionista non venga condotta a termine.

“La previsione di un termine di durata all’interno di un contratto d’opera professionale non esclude di per sé la facoltà di recesso ad nutum previsto a favore del cliente dal comma 1 dell’art. 2237 c.c., dovendo verificarsi in concreto in base al contenuto del regolamento negoziale se le parti abbiano inteso o meno vincolarsi in modo da escludere la possibilità di scioglimento del contratto prima della scadenza pattuita”. Con questo principio di diritto la Cassazione ha confermato la sentenza d’appello che aveva giudicato legittimo il recesso da un contratto biennale di prestazione professionale stipulato da un paziente e un chirurgo, con il quale quest’ultimo si impegnava a garantire assistenza per due giorni alla settimana e reperibilità telefonica per tutti gli altri giorni.

Per i giudici, la semplice apposizione di un termine a un contratto di prestazione professionale non esclude la facoltà di recesso anticipato, considerata la particolare natura della prestazione e il rapporto fiduciario che sussiste tra medico e paziente.

Cassazione civile sez. I, 07/03/2016, n.4459



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