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Per provare il contratto di patrocinio legale serve la procura?

23 Agosto 2021 | Autore:
Per provare il contratto di patrocinio legale serve la procura?

Mandato e procura alle liti: cosa sono? Quali sono le differenze? Come si dimostra il conferimento dell’incarico a un avvocato? Quando c’è diritto all’onorario?

La maggior parte delle volte, per affrontare un problema legale occorre rivolgersi a un avvocato il quale, dopo aver ascoltato la questione, fa firmare una procura al proprio cliente. Si tratta dell’atto che sancisce formalmente il conferimento dell’incarico o, almeno, è ciò che comunemente si pensa. In realtà, secondo la giurisprudenza costante, il mandato può essere conferito all’avvocato anche oralmente; ciò che invece deve necessariamente essere firmata per iscritto è la procura, che è cosa diversa. Con questo articolo risponderemo, tra le altre cose, a questa domanda: «Per provare il contratto di patrocinio legale serve la procura?».

Sin da subito, va chiarito che il contratto di patrocinio legale va tenuto ben distinto dalla procura alle liti: mentre con il primo si conferisce all’avvocato il potere di agire per conto del cliente nell’ambito di una o più controversie, la procura serve solamente a legittimare il difensore a stare in giudizio al posto del proprio assistito. In altre parole, la classica procura che si firma innanzi all’avvocato (e che quest’ultimo autentica con la propria sottoscrizione) serve ai fini giudiziali, non per altro. Ecco allora che si pone il problema di provare il contratto di patrocinio legale. Serve la procura? Sul punto, la giurisprudenza sembra essere molto chiara. Se l’argomento ti interessa, prosegui nella lettura: troverai le risposte che cerchi.

Contratto di patrocinio legale: cos’è?

Il contratto di patrocinio legale è un normale mandato, cioè un contratto con cui il mandatario (l’avvocato) si impegna a compiere uno o più atti giuridici per conto del mandante (il cliente).

Con il contratto di patrocinio legale, il legale assume l’incarico di assistere il proprio cliente, presumibilmente dietro il pagamento di un compenso (onorario o parcella).

Il contratto di patrocinio legale è dunque un mandato oneroso (non gratuito) con cui l’avvocato si impegna a eseguire diligentemente il compito che gli è stato assegnato.

Il contenuto del contratto di patrocinio legale può essere il più vario: l’avvocato potrebbe impegnarsi a scrivere una diffida o a rispondere a una, oppure a effettuare un sopralluogo, a partecipare a un incontro di conciliazione, a redigere un contratto o a rendere un parere.

Procura: cos’è?

La procura è un atto unilaterale con cui si attribuisce a un’altra persona il potere di agire in suo nome.

Nel caso della procura alle liti conferita all’avvocato, si tratta di un atto con cui il difensore acquisisce il potere di rappresentare in giudizio il proprio assistito, agendo in sua vece.

Insomma: la procura consente all’avvocato di patrocinare in giudizio, cioè di difendere il proprio assistito in una causa davanti a un giudice.

Contratto di patrocinio legale e procura: differenze

Dovrebbe essere chiara la differenza tra patrocinio legale e procura: mentre il primo è un contratto bilaterale con cui l’avvocato si assume l’impegno di agire per conto del proprio cliente (il mandante), la procura è un atto unilaterale con cui l’avvocato acquisisce il potere di agire in giudizio in nome del suo assistito.

Dunque, mentre il contratto di patrocinio legale, come ogni mandato, obbliga l’avvocato ad agire nell’interesse del proprio assistito, la procura conferisce il potere della rappresentanza, cioè quello di poter agire spendendo il nome del rappresentato.

Ma le differenze tra procura e contratto di patrocinio legale non sono finite: mentre per la prima la legge [1] prescrive la forma scritta (la procura alle liti deve essere conferita con atto pubblico o scrittura privata autenticata e può essere anche apposta in calce o a margine all’atto giudiziale che l’avvocato redige), per il contratto di patrocinio legale vige il principio della libertà delle forme tipiche del mandato.

Contratto di patrocinio legale: come si prova?

Poiché il contratto di patrocinio legale può essere concluso anche oralmente o con una stretta di mano, si può porre il problema di dover provare la sua esistenza.

Mettiamo il caso dell’avvocato che, dopo avere svolto alcuni adempimenti nell’interesse del proprio cliente, gli chieda di pagare la parcella, ma questo rifiuti ritenendo di non aver mai sottoscritto alcun accordo.

Come provare il contratto di patrocinio legale? Serve la procura? Per dimostrare il conferimento dell’incarico (cioè, del patrocinio legale) l’avvocato non ha bisogno della procura alle liti né di alcun altro documento firmato. È sufficiente che egli dimostri, in maniera incontrovertibile, che un mandato gli è stato affidato.

In pratica, per provare il contratto di patrocinio legale è sufficiente dimostrare l’attività che è stata svolta nell’interesse del cliente: lettere, diffide, atti, ecc.

È possibile provare il patrocinio anche mediante messaggi ricevuti dal cliente, email, telefonate, ecc. Insomma: tutto ciò che dimostra il conferimento materiale dell’incarico è sufficiente a far sorgere il mandato di patrocinio legale.

In questo senso, anche la Corte di Cassazione [2], secondo cui per la conclusione del contratto di patrocinio legale non è indispensabile il rilascio di una procura alle liti, essendo questa necessaria solo per lo svolgimento dell’attività processuale.

Nemmeno è richiesta la forma scritta, vigendo per il mandato il principio di libertà di forma, il rilascio della procura al più genera una presunzione circa l’esistenza anche del contratto di patrocinio.

Dunque, se da un lato non serve la procura alle liti per provare il contratto di patrocinio legale, dall’altro la sottoscrizione di una procura rappresenta solo una presunzione di esistenza anche del mandato di patrocinio, potendo dunque il cliente sconfessarla provando che la procura non era stata conferita se non per ragioni meramente formali.

Secondo un’altra sentenza [3], ai fini della conclusione del contratto di patrocinio non rileva il versamento di un fondo spese o di un compenso prima o durante lo svolgimento del rapporto professionale.

Di conseguenza, il diritto al compenso nasce dal conferimento del mandato e dall’espletamento dell’incarico, a prescindere dalla sussistenza della procura e dal previo versamento di somme o dalla corresponsione di un fondo spese.

Tutto ciò significa che:

  • l’avvocato, se vuole maturare il diritto al compenso, deve dimostrare l’attività che ha concretamente svolto per conto del proprio assistito, a prescindere o meno dalla presenza di una procura scritta;
  • il cliente, anche se ha sottoscritto una procura alle liti, non deve pagare alcuna parcella se l’avvocato non ha effettuato alcuna attività, giudiziale o stragiudiziale che sia.

note

[1] Art. 83 c.p.c.

[2] Cass., sent. n. 20865 del 02.08.2019.

[3] Cass., sent. n. 26522/2018.

Autore immagine: canva.com/


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