Abolito di fatto il gratuito patrocinio

3 Maggio 2021 | Autore:
Abolito di fatto il gratuito patrocinio

Il Fisco ricorda che il reddito di cittadinanza va calcolato per stabilire se si ha diritto all’avvocato a spese dello Stato. Ecco chi rimane escluso.

L’Italia può dire addio al gratuito patrocinio. Non perché sia destinata a scomparire la possibilità di avere un avvocato pagato dallo Stato quando si è in difficoltà economica. Ma perché questo diritto, previsto dalla legge, rischia di rimanere un privilegio di pochi.

La novità arriva dalla recente risposta dell’Agenzia delle Entrate ad un interpello: in buona sostanza, il reddito di cittadinanza va considerato nel calcolo del reddito per accedere al gratuito patrocinio. Il che porta molti dei percettori del sussidio a restarne fuori, perché superano la soglia massima richiesta per poter avere l’avvocato gratis.

Ecco i numeri. Si ha diritto al gratuito patrocinio se non viene superato il limite di reddito attualmente fissato in 11.746,68 euro. Significa 978,89 euro al mese. Vuol dire che, ad esempio, una coppia con tre figli che prende un reddito di cittadinanza di 12mila euro l’anno (quindi, 1.000 euro al mese) è già oltre la soglia del gratuito patrocinio e, in caso di bisogno, dovrà pagarsi l’avvocato di tasca propria.

Il Fisco, infatti, precisa che ha diritto al gratuito patrocinio «chi è titolare di un reddito imponibile ai fini dell’imposta personale sul reddito, risultante dall’ultima dichiarazione, non superiore a 11.493,82 euro» e che «il reddito è costituito dalla somma dei redditi conseguiti nel medesimo periodo da ogni componente della famiglia, compreso l’istante». Inoltre, per stabilire il proprio reddito, «si tiene conto anche dei redditi che per legge sono esenti dall’imposta sul reddito delle persone fisiche (Irpef) o che sono soggetti a ritenuta alla fonte a titolo d’imposta, ovvero ad imposta sostitutiva». In altre parole, il reddito di cittadinanza va calcolato.

L’Agenzia delle Entrate si allinea con questa risposta alla Cassazione. La Suprema Corte, infatti, aveva già stabilito in un’ordinanza che nel calcolo del reddito per rientrare nel gratuito patrocinio «si deve tener conto, nel periodo di imposta in cui sono percepiti, di tutti i redditi, anche se non sottoposti a tassazione, perché il legislatore, al fine di stabilire se la persona possa o meno fruire del patrocinio a spese dello Stato, non ha inteso limitarsi a prendere in considerazione i redditi dichiarati o comunque da dichiararsi in un determinato periodo di imposta, ma ha voluto prendere in considerazione tutti i redditi (persino quelli derivanti da attività illecita) dalla persona effettivamente percepiti o posseduti, anche se esclusi dalla base imponibile».

In questo modo, però, anche chi ha un reddito di 1.000 euro al mese per mantenere tre figli in attesa di un lavoro perde il diritto ad avere un avvocato a spese dello Stato.


note

[1] Cass. ordinanza n. 24378/2019.


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4 Commenti

  1. Buongiorno, In merito all’articolo relativo al patrocinio gratuito volevo sottoporre alla vostra attenzione la rettifica dell’importo minimo sulla base di quanto segue:

    Decreto Ministero della Giustizia
    23 luglio 2020
    (pubblicato in G.U. n. 24 del 30 gennaio 2021)

    *Adeguamento dei limiti di reddito per l’ammissione al patrocinio a spese dello Stato *.

    IL CAPO DEL DIPARTIMENTO
    PER GLI AFFARI DI GIUSTIZIA
    DEL MINISTERO DELLA GIUSTIZIA

    DI CONCERTO CON
    IL RAGIONIERE GENERALE DELLO STATO
    DEL MINISTERO DELL’ECONOMIA E DELLE FINANZE

    Visto l’art. 76 del testo unico delle disposizioni legislative e regolamentari in materia di spese di giustizia, approvato con decreto del Presidente della Repubblica 30 Maggio 2002, n. 115, che fissa le condizioni reddituali per l’ammissione al patrocinio a spese dello Stato;
    Visto l’art. 77 del citato testo unico, che prevede l’adeguamento ogni due anni dei limiti di reddito per l’ammissione al patrocinio a spese dello Stato in relazione alla variazione, accertata dall’Istituto nazionale di statistica, dell’indice dei prezzi al consumo per le famiglie di operai e impiegati, verificatesi nel biennio precedente, da effettuarsi con decreto dirigenziale del Ministero della giustizia, di concerto con il Ministero dell’economia e delle finanze;
    Visto il decreto interdirigenziale emanato in data 16 gennaio 2018 dal Capo del Dipartimento per gli affari di giustizia del Ministero della giustizia, di concerto con il Ragioniere generale dello Stato del Ministero dell’economia e delle finanze, registrato alla Corte dei conti in data 31 gennaio 2018, con il quale, con riferimento alla Variazione del citato indice dei prezzi al consumo verificatasi nel periodo dal 1° luglio 2014 al 30 giugno 2016, è stato fissato in euro 11.493,82 l’importo previsto dall’art. 76, comma 1, del citato testo unico per l’ammissione al patrocinio a spese dello Stato;
    Ritenuto di dover adeguare il predetto limite di reddito in relazione alla variazione del medesimo indice dei prezzi al consumo verificatasi nel periodo dal 1° luglio 2016 al 30 giugno 2018;
    Rilevato che, in tale biennio, dai dati accertati dall’Istituto nazionale di statistica risulta una variazione in aumento dell’indice dei prezzi al consumo per le famiglie di operai e impiegati pari allo 0,022;

    Decretano:

    L’importo indicato nell’art. 76, comma 1, del decreto del Presidente della Repubblica 30 maggio 2002, n. 115, è aggiornato ad *euro 11.746,68* .

    Il presente decreto verrà inviato agli organi di controllo e pubblicato nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica italiana.

    Roma, 23 luglio 2020

  2. Penso che la legge dovrebbe prevedere di dividere il reddito del nucleo per il numero di persone che lo compongono. Così di eviterebbe l’assurdo ben evidenziato nell’articolo, a mio avviso anticostituzionale.

  3. Mi pare di capire che chi ha un reddito annuo inferiore a *euro 11.746,68* ha interesse a non pagare i suoi debiti contestandoli perchè non rischia di pagare neppure le spese dell’avvocato anche se condannato.
    Anzi gli conviene attivarsi per fare cause a destra e a manca perchè troverà sempre un avvocato disposto ad aiutarlo essendo certo che verrà pagato dallo Stato e lui non rischia praticamente nulla qualora incapiente
    Ho capito bene?

    1. A prescindere da logiche morali per cui uno dovrebbe sempre pagare i propri debiti se dovuti (onestà) non colgo il suo ragionamento perchè la gratuità è per la difesa, non per l’accusa…ammesso che fosse come dice lei (ma non è così) non sarebbe comunque incapiente se percettore del reddito di cittadinanza che è pignorabile…..

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