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Volontà testamentarie non rispettate

3 Maggio 2021
Volontà testamentarie non rispettate

Azione contro chi usurpa l’eredità: come muoversi e come difendere il testamento. 

Che fare in caso di volontà testamentarie non rispettate? Alla morte del testatore, sono gli eredi o il curatore testamentario a dover dare attuazione alle ultime volontà del defunto. Ma non è detto che tutti vi si conformino. Così, ad esempio, potrebbe ben succedere – e l’ipotesi non è affatto rara – che uno degli eredi si impossessi dei beni della successione, escludendo gli altri. Come tutelarsi in tali ipotesi? 

Nel caso di volontà testamentarie non rispettate, la legge prevede il ricorso al giudice civile come soluzione più efficace per ripristinare i diritti lesi. Vedremo qui di seguito come operare. 

La diffida dell’avvocato e la mediazione obbligatoria

Il più delle volte, l’erede che voglia far rispettare le volontà testamentarie del defunto si limita a rivolgersi a un avvocato, esponendogli il problema, esibendo il testamento, e lasciando al professionista il compito di sgarbugliare la matassa. 

L’avvocato invierà una diffida scritta ai soggetti ritenuti responsabili, invitandoli a desistere dal comportamento illecito. Se il tentativo non dovesse sortire, il professionista procederà a citare l’avversario in tribunale. Ma prima di ciò dovrà obbligatoriamente rivolgersi a un organismo di mediazione per organizzare un incontro tra il proprio cliente e la controparte. Tale incontro, che deve avvenire personalmente tra le parti assistite dai rispettivi difensori, serve a facilitare un accordo bonario, che possa risolvere la lite prima che questa sfoci in una causa. Se la mediazione non dovesse sortire risultati, l’avvocato notificherà alle controparti l’atto di citazione. 

Il contenuto della citazione è diverso a seconda dello scopo che si prefigge l’azione giudiziaria. Ecco alcune delle ipotesi più frequenti. 

Petizione ereditaria

Se alla morte di un soggetto i suoi beni entrano nel possesso di estranei alla successione, gli eredi possono agire con l’azione di petizione ereditaria, per vedere riconosciuto il titolo di erede e ottenere la restituzione.

La petizione dell’eredità serve quindi a contrastare il comportamento di chi, in violazione delle volontà del testatore, si appropria indebitamente dei beni dell’eredità giacente prima che lo possano fare i legittimi eredi. 

Presupposto dell’azione è dunque l’esistenza di uno o più eredi che affermano l’appartenenza di beni alla massa ereditaria, beni che si trovano tuttavia in possesso di terzi senza che questi ne abbiano diritto.

L’azione si può proporre contro colui che possiede tutti o parte dei beni ereditari, a prescindere dal fatto che costui affermi di essere erede o non vanti alcun diritto.

L’azione può quindi essere proposta anche contro colui che afferma di essere coerede, quando invece non lo è, o contro l’acquirente dei beni ereditari, ricevuti da chi possedeva senza titolo. L’acquirente in buona fede di un immobile è tutelato però se trascrive l’atto di acquisto nei pubblici registri immobiliari prima della trascrizione dell’acquisto da parte dell’erede vero.

L’azione di petizione dell’eredità non cade mai in prescrizione e, pertanto, può essere intrapresa anche dopo molti anni.

Pericolo di sottrazione di beni ereditari 

Per evitare che i beni ereditari restando incustoditi siano dispersi o sottratti, è possibile chiedere al giudice del luogo in cui questi si trovano di adottare misure cautelari e preventive.

Per preservare l’integrità del patrimonio ereditario ad esempio è possibile ricorrere all’apposizione di sigilli sui beni ereditari. In tal modo, si evita che i beni facenti parte dell’asse ereditario possano essere sottratti, distrutti o alterati.

Azione di reintegrazione del possesso o di manutenzione 

Potrebbe succedere che qualcuno – sia esso coerede o estraneo – impedisca a uno degli eredi di esercitare il suo possesso delle cose dell’eredità. In tale ipotesi, se l’erede intende riottenere il possesso di cui è stato violentemente o occultamente spogliato sui beni ereditari senza il riconoscimento del titolo di erede, può ricorrere all’azione di reintegrazione del possesso.

Quando invece l’erede, pur mantenendo il possesso su un bene immobile o un’universalità di beni mobili ereditati, vuole far cessare le molestie o le turbative di cui è vittima relativamente a tali beni, può agire in giudizio con l’azione di manutenzione del possesso (si pensi al caso di un terzo che vada affermando di essere l’effettivo erede e di aver subito un’ingiustizia dagli altri coeredi).

Tutela dei legittimari

Diversa è l’ipotesi in cui a ledere le quote degli eredi non sono gli altri eredi o i terzi ma lo stesso testatore il quale abbia violato le cosiddette quote di legittima, ossia quelle quote minime del patrimonio che devono per forza finire al coniuge e ai figli. In tal caso, bisogna agire con l’azione di lesione della legittima. 

In particolare, i legittimari che, a causa di un testamento o di donazioni, vedono compromessa la propria quota di legittima, possono agire in giudizio per ottenere la reintegrazione della legittima mediante la riduzione delle disposizioni testamentarie e delle donazioni eccedenti la quota di cui il testatore poteva disporre.

L’azione di riduzione può essere composta dai seguenti passaggi:

  • la riduzione delle disposizioni lesive della quota di legittima;
  • la restituzione della quota da parte dei beneficiari delle disposizioni o donazioni lesive;
  • la restituzione da parte dei terzi acquirenti dai beneficiari delle disposizioni o donazioni lesive.


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