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Infarto sul lavoro: è infortunio?

23 Agosto 2021
Infarto sul lavoro: è infortunio?

Non tutti gli incidenti che colpiscono il lavoratore mentre è in servizio possono essere considerati infortuni.

Hai avuto un attacco cardiaco mentre eri al lavoro. Il datore di lavoro ha chiamato i soccorsi ma non è stata fatta la denuncia di infortunio poiché i sanitari ritengono che non vi sia alcun nesso tra l’attività lavorativa e il malore che hai subito. Vuoi sapere come puoi difenderti.

Il lavoratore che resta vittima di un infortunio sul lavoro ha accesso ad una serie di tutele e di prestazioni a carico dell’Inail al quale non ha, invece, diritto in caso di malattia comune. Per questo il dipendente che resta colpito da un infarto sul lavoro si chiede: è infortunio? Rispondere a questa domanda non è semplice perché ci sono argomenti a favore sia della tesi affermativa sia di quella negativa. Qualificare il malore come infortunio o malattia comune, in ogni caso, determina conseguenze molto diverse. Vediamo perché.

Infortunio sul lavoro: cos’è?

Prima di capire se l’infarto avvenuto sul posto di lavoro possa essere considerato o meno un infortunio occorre chiedersi cosa si intende con questa definizione.

L’infortunio sul lavoro è un evento lesivo che colpisce la salute del lavoratore in modo violento, in occasione di lavoro, e che determina una totale impossibilità di eseguire la prestazione lavorativa per oltre 3 giorni.

Non tutti gli incidenti sul lavoro sono, dunque, infortuni ma solo quelli che hanno le predette caratteristiche.

Per quanto riguarda il requisito dell’occasione di lavoro occorre precisare che sono considerati infortuni anche gli incidenti che colpiscono il lavoratore nel tragitto da casa alla sede di servizio (infortunio in itinere).

L’elemento fondamentale dell’infortunio è, dunque, la violenza dell’evento lesivo che produce i suoi effetti in modo immediato. Per capire meglio il concetto si possono fare degli esempi. Cadere da una pianta mentre si sta effettuando la potatura, schiacciarsi una mano in una pressa, tagliarsi un arto mentre si sta segando un asse di legno, sono tutti infortuni sul lavoro.

Infarto sul lavoro: è infortunio?

L’infarto sul lavoro può essere considerato infortunio se ricorrono una serie di presupposti. Di per sé, l’evento è caratterizzato da una causa violenta perché, notoriamente, tale patologia colpisce la persona in modo repentino e immediato. Tuttavia, per poter ricondurre l’infarto sotto la categoria dell’infortunio occorre accertare se questo evento lesivo è ricollegabile a specifiche condizioni ambientali e di lavoro improvvisamente eccedenti la normale adattabilità e tollerabilità. In questo caso, infatti, le condizioni di lavoro possono quantomeno contribuire al prodursi dell’infarto.

Secondo la Cassazione, invece, l’effetto logorante esercitato sull’organismo, lentamente e progressivamente, dalle gravose condizioni di lavoro non è sufficiente a considerare l’infarto come infortunio [1] ma è necessario che il lavoratore dimostri un carico di lavoro eccessivamente gravoso nell’ultimo periodo come causa della patologia che lo ha colpito [2].

In conclusione, si può affermare che, in linea generale, l’infarto non è un infortunio sul lavoro ma una malattia comune, a meno che non sia possibile dimostrare che questa patologia sia, quantomeno in parte, determinata da condizioni di lavoro che sono diventate improvvisamente eccezionalmente gravose che hanno contribuito al suo verificarsi.

Infarto come malattia: quali conseguenze?

Se l’infarto viene qualificato come malattia comune, il lavoratore avrà diritto all’indennità di malattia Inps, se ne possiede i requisiti, e alle tutele economiche previste dal Ccnl a carico del datore di lavoro. Non potrà, invece, accedere alle prestazioni erogate dall’Inail per i dipendenti che hanno subito infortuni sul lavoro.

Dal punto di vista economico, la malattia Inps viene pagata dal 4° giorno di assenza fino ad un massimo di 180 giorni nell’anno solare. Gli importi sono i seguenti:

  • dal 4° al 20° giorno: 50% della retribuzione media giornaliera;
  • dal 21° al 180° giorno: 66,66% della retribuzione media giornaliera.

I primi 3 giorni (periodo di carenza) non sono coperti dall’Inps e saranno indennizzati dal datore di lavoro se lo prevede il Ccnl applicato al rapporto di lavoro.

Infarto come infortunio: quali conseguenze?

Se l’infarto viene qualificato come infortunio, nel periodo di assenza dal lavoro, l’infortunato riceverà dall’Inail l’indennità giornaliera per inabilità temporanea assoluta. Si tratta di una prestazione economica erogata dal 4° giorno successivo all’evento e sino alla guarigione clinica con i seguenti importi:

  • fino al 90° giorno: 60% della retribuzione media giornaliera;
  • dal 91° giorno fino alla guarigione clinica: 75% della retribuzione media giornaliera.

Il primo giorno di infortunio deve essere retribuito dal datore di lavoro con un importo pari al 100% della retribuzione; nei successivi 2 giorni (il secondo e il terzo) non coperti dall’Inail, l’azienda deve erogare all’infortunato un’indennità economica pari al 60% della retribuzione.


note

[1] Cass. n. 10566/2013; Cass. n. 12685/2003.

[2] Cass. n. 684/2014.


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