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Cosa vuol dire libertà controllata?

23 Agosto 2021 | Autore:
Cosa vuol dire libertà controllata?

Pene detentive brevi: quando possono essere sostituite? Quando la pena pecuniaria può essere convertita? Quali sono i criteri di ragguaglio?

A ogni reato corrisponde una sanzione; di norma, la punizione consiste nella detenzione per un determinato periodo di tempo oppure nel pagamento di una pena pecuniaria (multa o ammenda). Spesso, le due sanzioni si cumulano, cosicché il reo dovrà non solo scontare la condanna in carcere ma anche pagare una somma di denaro allo Stato. Per evitare che crimini di poco conto possano essere puniti più severamente di quanto in realtà meritino, la legge ha previsto un sistema di sanzioni sostitutive delle pene detentive brevi. Tra queste vi è anche la libertà controllata. Cosa vuol dire?

Sin da subito, possiamo dire che la libertà controllata è una particolare pena che il giudice può infliggere a coloro che si sono resi responsabili di reati non particolarmente gravi. Lo scopo è di evitare che questi soggetti, sicuramente non definibili come criminali incalliti, possano subire l’esperienza del carcere, con effetti negativi sulla loro personalità.

Per evitare la prigione a soggetti non pericolosi e, non ultimo, per scongiurare un sovraffollamento delle carceri, il giudice, quando la pena da infliggere è minima, può decidere di sostituire la detenzione con una pena diversa, come ad esempio la libertà controllata. Ma non solo: la libertà controllata è anche una modalità di conversione della pena pecuniaria. Cosa dice la legge a riguardo? Cosa vuol dire libertà controllata? Quando si applica? Scopriamolo insieme.

Libertà controllata: cos’è?

La libertà controllata è una sanzione sostitutiva delle pene detentive brevi, nonché una modalità di conversione delle pene pecuniarie.

In altre parole, il giudice può decidere di applicare la libertà controllata quando l’imputato è responsabile del crimine ma per lui è prevista una condanna tutto sommato mite.

Ma non solo. Secondo la legge, le pene pecuniarie della multa e dell’ammenda non eseguite per insolvibilità del condannato si convertono in libertà controllata. Ciò significa che il condannato che non paga quanto dovrebbe allo Stato rischia di dover scontare un periodo di tempo in regime di libertà controllata.

Libertà controllata: in cosa consiste?

La libertà controllata, sia come sanzione sostitutiva che come modalità di conversione di una pena pecuniaria, comporta:

  1. il divieto di allontanarsi dal Comune di residenza, salvo autorizzazione concessa di volta in volta ed esclusivamente per motivi di lavoro, di studio, di famiglia o di salute;
  2. l’obbligo di presentarsi almeno una volta al giorno, nelle ore fissate compatibilmente con gli impegni di lavoro o di studio del condannato, presso il locale ufficio di pubblica sicurezza (questura) o, in mancanza di questo, presso il comando dell’Arma dei carabinieri territorialmente competente;
  3. il divieto di detenere a qualsiasi titolo armi, munizioni ed esplosivi, anche se si è in possesso di regolare porto d’armi;
  4. la sospensione della patente di guida;
  5. il ritiro del passaporto, nonché la sospensione della validità, ai fini dell’espatrio, di ogni altro documento equipollente;
  6. l’obbligo di conservare e di presentare a ogni richiesta degli organi di polizia l’ordinanza con cui è stata disposta la libertà controllata [1].

Libertà controllata: quando si applica?

La libertà controllata, in quanto sanzione sostitutiva dell’ordinaria detenzione, non si applica sempre ma solo nei casi stabiliti dalla legge.

Per la precisione, il giudice, nel pronunciare la sentenza di condanna, quando ritiene di dover determinare la durata della pena detentiva entro il limite di un anno, può sostituirla con la libertà controllata [2].

Quindi, se il giudice deve condannare l’imputato a una pena detentiva (reclusione o arresto) non superiore a un anno, può scegliere di condannarlo alla libertà controllata, con le prescrizioni viste nel paragrafo precedente.

È il giudice a stabilire se il condannato sia “meritevole” della libertà controllata in luogo della detenzione. In genere, ciò accade quando il soggetto sia incensurato e/o abbia manifestato chiari sintomi di pentimento.

Per quanto riguarda il ragguaglio tra pena detentiva e libertà controllata, la legge stabilisce che un giorno di pena detentiva equivale a due giorni di libertà controllata. Ciò significa che l’imputato condannato a un anno di reclusione potrà ottenere di scontare la pena sottoponendosi a due anni di libertà controllata.

Pena pecuniaria: come si converte in libertà controllata?

Come anticipato, la libertà controllata è anche una modalità di conversione della pena pecuniaria. Secondo la legge [3], le pene della multa e dell’ammenda non eseguite per insolvibilità del condannato si convertono nella libertà controllata per un periodo massimo, rispettivamente, di un anno e di sei mesi.

In pratica, in luogo della multa non pagata, il condannato potrà espiare la pena della libertà controllata per un tempo massimo di un anno; se si tratta di ammenda (prevista per le contravvenzioni, cioè per reati minori), la durata massima della libertà controllata è di sei mesi.

La decisione sulla conversione è adottata dal magistrato di sorveglianza, verificato lo stato di insolvibilità del condannato, cioè l’impossibilità effettiva che lo stesso possa pagare.

Il ragguaglio ha luogo calcolando 250 euro (o frazione) di pena pecuniaria per un giorno di libertà controllata. Ciò significa che, ad esempio, la persona condannata a pagare 1.000 euro di multa dovrà scontare 4 giorni di libertà controllata (4 X 250 = 1.000).


note

[1] Art. 56, l. n. 689/81.

[2] Art. 53, l. n. 689/81.

[3] Art. 102, l. n. 689/81.

Autore immagine: canva.com/


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