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Lavoratore in malattia che lavora in nero

4 Maggio 2021
Lavoratore in malattia che lavora in nero

Lavoro durante la malattia e licenziamento: come si difende il dipendente? 

Cosa rischia il lavoratore in malattia che lavora in nero? La questione è finita più volte sul banco della magistratura. La stessa Cassazione ha avuto modo di spiegare quali sono le facoltà, gli obblighi e i divieti per le parti.

Il problema ruota intorno al principale dovere, per il dipendente assente per malattia, di guarire nel più breve tempo possibile: ciò al fine di non privare l’azienda delle proprie mansioni per un tempo eccessivo e non commisurato alla necessità.  

Ecco allora tutto ciò che c’è da sapere sul lavoro durante la malattia e sul licenziamento che, eventualmente, l’azienda intenda adottare per tale condotta. 

Doveri del dipendente in malattia

Il dipendente assente in malattia deve:

  • comunicare al più presto, al datore di lavoro, la propria assenza secondo le modalità indicate dal contratto collettivo di lavoro (in alcuni casi, è consentita la telefonata o l’sms);
  • rivolgersi al medico di base affinché invii all’Inps il certificato medico;
  • rendersi reperibile presso il domicilio ai fini della visita fiscale del medico dell’Inps nelle fasce orarie indicate dalla legge. Una volta eseguita la visita di controllo, il dipendente non può ancora uscire di casa se gli orari di reperibilità non sono cessati, potendo ricevere una seconda visita;
  • non compiere attività che possano pregiudicare il rapido decorso della malattia;
  • rientrare sul lavoro non appena termina il periodo coperto dal certificato medico o, in alternativa, farsi rilasciare un nuovo certificato.

Seconda attività di lavoro

Il dipendente può svolgere una seconda attività lavorativa a patto che:

  • se si tratta di lavoro dipendente, lo comunichi al proprio datore di lavoro al fine di verificare il rispetto del limite massimo di lavoro giornaliero e settimanale. Pertanto, è ben possibile svolgere due lavori part-time ma non anche un part-time e un full-time;
  • non svolgere attività di lavoro che sia potenzialmente in concorrenza con quella del proprio datore di lavoro.

Lavoratore in malattia che svolge altra attività

Lo svolgimento di attività extra-lavorativa durante il periodo di assenza per malattia costituisce illecito disciplinare (trattandosi di una violazione dei doveri generali di correttezza e buona fede e degli specifici obblighi contrattuali di diligenza e fedeltà), in due casi: 

  • quando l’attività esterna sia di per sé sufficiente a far presumere l’inesistenza della malattia;
  • quando – in violazione del dovere preparatorio all’adempimento e valutata in relazione alla natura della patologia e delle mansioni svolte – l’attività stessa possa pregiudicare o ritardare la guarigione e il rientro in servizio del lavoratore.

In altri termini, la seconda attività lavorativa, nel corso della malattia, non è di per sé vietata; lo diventa però quando il suo espletamento sia incompatibile con la malattia tanto da far presumere che il dipendente non sia in realtà malato o quando, pur essendo la malattia fondata, detta attività rallenti la convalescenza.

La violazione di tali obblighi può comportare un licenziamento per giusta causa, ossia in tronco (senza preavviso).

Secondo l’orientamento consolidato della Cassazione, la malattia deve essere intesa non come uno stato che comporta l’impossibilità assoluta di svolgere qualunque tipo di attività, bensì come una condizione che impedisce lo svolgimento della normale prestazione lavorativa.

Nell’ipotesi in cui il lavoratore assente per malattia venga sorpreso nello svolgimento di altre attività, questi dovrà dimostrare: 

  • la compatibilità tra dette attività e la malattia che impedisce lo svolgimento dell’attività lavorativa;
  • la mancanza di elementi idonei a far presumere l’inesistenza della malattia;
  • l’inidoneità delle attività svolte a pregiudicare il recupero delle normali energie psico-fisiche.

Lavoratore in malattia che lavora in nero

Gli stessi principi appena enunciati valgono anche nel caso del lavoratore in malattia che lavora in nero. Questo perché l’attività irregolare – non denunciata cioè agli uffici del lavoro – costituisce un illecito solo per il datore di lavoro e non anche per il prestatore d’opera; questi resta comunque vincolato agli obblighi che abbiamo indicato sopra, percependo il trattamento di malattia dell’Inps.

Dunque, anche per il lavoratore in nero che è assente dal posto per la malattia, lo svolgimento di una seconda attività extra-lavorativa costituisce illecito disciplinare – e può quindi giustificare il licenziamento – soltanto qualora l’attività esterna sia sufficiente a far presumere l’inesistenza della malattia ovvero qualora essa possa pregiudicare o ritardare la guarigione e il rientro in servizio del lavoratore [2]. 


note

[1] Cass. Sez. Lav. 13 aprile 2021, n. 9647. In senso conforme, Cass. 15916/2000, Cass. 586/2016, Cass. 10416/2017, Cass. 26496/2018


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