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Se rifiuti la transazione paghi le spese della causa anche se vinci il giudizio

31 marzo 2014


Se rifiuti la transazione paghi le spese della causa anche se vinci il giudizio

> Diritto e Fisco Pubblicato il 31 marzo 2014



Liquidazione delle spese di lite a carico della parte vincitrice che, senza motivo, rifiuti la proposta di conciliazione avanzata dalla controparte.

Come noto, la regola vuole che chi perde la causa paghi non solo il proprio avvocato, ma anche le spese legali sostenute dalla parte vincitrice (leggi la nostra guida: “Che succede se perdo una causa?”).

Tuttavia, in base a una regola di recente introduzione [1], se il vincitore rifiuta, senza giusto motivo, un’offerta di conciliazione avanzata dalla controparte in corso di causa, e poi la sentenza gli riconosce una somma non superiore proprio a quella precedentemente offertagli dalla parte soccombente, allora è la parte che rifiuta l’accordo a pagare le spese processuali.

Facciamo un esempio. Tizio intraprende una causa contro Caio pretendendo il pagamento di una fattura di mille euro. Caio si difende sostenendo che Tizio non aveva eseguito la prestazione a regola d’arte; tuttavia, gli offre, a titolo transattivo, la somma di 500 euro. Mettiamo che Tizio rifiuti tale offerta e che, alla fine della causa, il giudice riconosca a quest’ultimo proprio 500 euro o una somma vicina a tale importo. In tal caso, la regola vuole che le spese processuali siano pagate da Tizio, nonostante sia questi ad aver sostanzialmente vinto la causa.

In pratica, se, al termine della causa, la sentenza riconosce alla parte vincitrice proprio lo stesso bene (cioè la stessa somma, lo stesso diritto, ecc.) che a quest’ultima era stato offerto dalla parte soccombente, in via transattiva, nel corso della causa, le spese processuali sostenute dal momento dell’offerta in poi, sono a carico della parte vincitrice.

La legge, in questo modo, vuole sanzionare chi adoperi il processo solo per fini strumentali e di “capriccio”, onerando la giustizia italiana di carichi di lavoro di cui si potrebbe ben fare a meno.

Tale principio è stato di recente applicato dal Tribunale di Verona [2]. Nella sentenza si ricorda che l’ingiustificato rifiuto di una proposta conciliativa comporta la condanna della parte vittoriosa al pagamento delle spese di lite in favore della parte soccombente per il periodo del processo successivo alla formulazione di tale proposta. Per la parte anteriore della causa a tale proposta, invece, il giudice potrebbe disporre eventualmente la compensazione delle spese (ossia, ciascuna parte sostiene le proprie spese).

La pronuncia in commento è assai interessante perché costituisce una delle prime applicazioni, da parte di un tribunale, dell’ultima riforma contenuta nel codice di procedura civile [3].

Nel caso di specie, appunto, in deroga al principio di soccombenza (secondo cui “chi perde paga”), si è ricordato che ora il giudice ha la possibilità di condannare la parte vincitrice al pagamento delle spese sostenute dalla parte soccombente per la fase del giudizio successiva alla proposta conciliativa stessa, ma sempre e solo due condizioni:

1) che la sentenza riconosca alla parte vincitrice proprio quanto era stato a quest’ultima offerto, in via transattiva, nel corso della causa, dalla parte soccombente.

2) che il giudice ritenga che il rifiuto della proposta transattiva sia stato ingiustificato.

note

[1] Art. 91 cod. proc. civ.

[2] Trib. Verona, sent. del 28.02.2014.

[3] Riforma disposta dall’art. 45, decimo co., L. 69/2009 (c.d. Decreto del Fare).

Autore immagine: 123rf.com


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