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Lo sai che? Si può ordinare alla banca di non pagare un assegno già emesso?

Lo sai che? Pubblicato il 31 marzo 2014

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> Lo sai che? Pubblicato il 31 marzo 2014

L’istituto di credito deve rispettare l’ordine impartitole dal correntista di non pagare il titolo: tuttavia dell’eventuale protesto resta unicamente responsabile il cliente.

Chi ha emesso un assegno può, in un momento successivo alla consegna, ordinare alla propria banca di non pagarlo? Per esempio: mettiamo che Tizio abbia dato a Caio un assegno, a titolo di pagamento per una prestazione che questi avrebbe dovuto compiere, ma poi, resosi conto dell’inadempimento di quest’ultimo, ha ordinato al direttore del proprio istituto di credito di non pagare più il titolo. È possibile un comportamento del genere?

La risposta al quesito è certamente affermativa. Ma vanno fatte alcune importanti precisazioni che peraltro, di recente, sono state rimarcate da una sentenza della Cassazione [1].

Innanzitutto è bene fare una distinzione a seconda del momento in cui il cliente chiede alla propria banca di non pagare l’assegno.

1) Se l’ordine del correntista di non pagare il titolo interviene dopo 8 giorni dalla data dell’emissione dell’assegno (15 giorni se pagabile in un Comune diverso), la banca è tenuta ad adempiere a tale richiesta, essendo un sacrosanto diritto del debitore, che ha emesso l’assegno, revocarlo una volta decorso detto termine [2].

La legge, infatti, stabilisce che l’istituto di credito debba pagare i titoli entro 8 giorni (15 se il pagamento deve avvenire in un Comune diverso) dalla data di emissione. Se, invece, vengono presentati in un momento successivo, il cliente può legittimamente ordinare alla banca di non pagare. Se la banca disobbedisce all’ordine del correntista e, quindi, paghi il titolo, è responsabile e dovrà restituire la somma illegittimamente prelevata dal conto.

Ovviamente, non è detto che il debitore revochi l’assegno; pertanto, se non lo fa, nonostante la scadenza del termine degli otto giorni, la banca dovrà regolarmente pagare l’assegno a vista.

Per un approfondimento su questa ipotesi, leggi la nostra guida: “Che succede se incasso un assegno bancario dopo molto tempo dall’emissione?”.

2) Se, invece, l’ordine del correntista interviene prima degli 8 giorni (o 15 giorni), in tal caso la banca resta comunque tenuta a rispettare la richiesta del proprio cliente, tuttavia quest’ultimo si assume ogni responsabilità, nei confronti del prenditore del titolo (il creditore), per il caso di protesto e, in caso di estinzione anticipata del conto, della sanzione amministrativa conseguente, prevista dalla legge [3].

La legge, infatti, vieta la revoca dell’assegno prima degli 8 (o 15) giorni, anche se ciò avviene allo scopo di prevenire il rischio dell’inadempimento altrui. Ma, certo, in caso di ordine del correntista di non pagare il titolo, la banca resta obbligata a rispettare tale volontà del cliente; per cui, se nonostante ciò, l’istituto paga ugualmente il titolo, esso sarà tenuto a rimborsare la somma illegittimamente prelevata dal conto.

Resta, comunque, il fatto che, in tale ipotesi, il cliente è l’unico a rispondere degli ordini da lui stesso impartiti alla banca, non potendosi dolere del protesto determinato dal suo stesso ordine.

note

[1] Cass. sent. n. 23077 del 10.10.2013.

[2] Art. 35 del Regio Decreto 1736/1933.

[3] Ex art. 2 L. n. 386 del 1990 (Cass. sent. n. 29841/2011).

Autore immagine: 123rf.com


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1 Commento

  1. HO LASCIATO ASSEGNO AD AGENZIA IMMOBILIARE SENZA DATA a deposito per proposta locazione intestato a proprietario di appartamento da locare.

    POSSO IMPEDIRE CHE l’assegno VENGA INCASSATO PRIMA CHE VENGA STIPULATO IL CONTRATTO DI AFFITTO?
    …in quanto l’assegno è a caparra per tale contratto, sempre chè venga stipulato.

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