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Si può licenziare un dipendente pubblico fannullone?

5 Maggio 2021 | Autore:
Si può licenziare un dipendente pubblico fannullone?

In quali casi si può arrivare alla cessazione definitiva del rapporto di impiego con la Pubblica Amministrazione: dall’assenteismo allo scarso rendimento.

Nell’immaginario collettivo si pensa ai dipendenti pubblici come ad una massa di gente connotata da pigrizia e scarse capacità, che prende lo stipendio senza fare praticamente nulla. In molti casi, questo non è affatto vero, ma qualcuno così purtroppo c’è. Il difficile è mandarlo via, perché un’altra credenza diffusa è quella che il posto pubblico sia intoccabile. Ma è proprio così?  Si può licenziare un dipendente pubblico fannullone?

La legge dice di sì: è consentito farlo in determinati casi, come le assenze ripetute o lo scarso rendimento. Ma questo ancora non basta. Sono tante, e troppe, le previsioni normative che nei fatti vengono disapplicate. Stavolta, però, le cose stanno cambiando: le pubbliche amministrazioni adottano sempre più spesso provvedimenti disciplinari per reagire contro i comportamenti peggiori del personale, a cominciare dal deprecabile fenomeno delle false timbrature dei cartellini di presenza.

Insomma, le “pecore nere” vengono individuate con più facilità rispetto al passato. Una nuova sentenza della Corte di Cassazione, Sezione Lavoro [1], è stata drastica e ha detto senza mezzi termini che è consentito licenziare il dipendente pubblico fannullone, se non adempie ai propri compiti e commette mancanze gravi per un periodo di tempo prolungato. Ovviamente, c’è un preciso iter da compiere per arrivare a questo risultato, ma la strada è ormai tracciata.

Il licenziamento nel pubblico impiego

Una legge dello Stato – comunemente nota come “Riforma Brunetta” dal nome del ministro che la introdusse nel 2001 – permette il licenziamento nel comparto del pubblico impiego, parificando il regime dei dipendenti pubblici a quello del personale che lavora nel settore privato [2].

Per arrivare al licenziamento – che costituisce la sanzione espulsiva massima, provocando la definitiva cessazione del rapporto di lavoro – è necessario che il datore di lavoro instauri un procedimento disciplinare a carico del dipendente, contestando espressamente le mancanze rilevate e dandogli la possibilità di interloquire per difendersi ed esporre le sue ragioni.

Quando un dipendente pubblico può essere licenziato

I motivi che possono comportare il licenziamento del dipendente pubblico, e che, come abbiamo appena visto, vanno preventivamente contestati all’interessato, sono, a norma di legge [3], i seguenti:

  • la falsa attestazione della presenza in servizio, alterando i sistemi di rilevamento o compiendo altre modalità fraudolente (è il caso delle false timbrature dei cartellini marcatempo);
  • la giustificazione di assenze mediante falsi certificati medici di malattia;
  • le assenze ingiustificate protratte per più di tre giorni, anche non continuativi, in un biennio, o per più di sette giorni nell’ultimo decennio;
  • la mancata ripresa in servizio, al termine dell’assenza ingiustificata, entro il termine fissato dall’amministrazione;
  • l’ingiustificato rifiuto del trasferimento disposto dall’amministrazione per motivate esigenze di servizio;
  • la produzione di falsa documentazione per ottenere l’assunzione iniziale o una successiva progressione di carriera (ad esempio, un titolo di studio in realtà mai conseguito);
  • il rendimento valutato come «insufficiente» nell’arco di un biennio, dovuto alla «reiterata violazione degli obblighi concernenti la prestazione», stabiliti dalla legge o anche dai contratti di lavoro, collettivi e individuali, o dai codici di comportamento;
  • il compimento «nell’ambiente di lavoro di gravi condotte aggressive o moleste o minacciose o ingiuriose o comunque lesive dell’onore e della dignità personale altrui», come chi picchia, offende o diffama il suo capo o un collega;
  • una condanna penale divenuta definitiva per un reato che prevede l’interdizione perpetua dai pubblici uffici ovvero l’estinzione del rapporto di lavoro.

Tutte queste ipotesi comportano il licenziamento disciplinare del dipendente pubblico, anche senza concessione del periodo di preavviso. Ad esse si aggiungono poi le ulteriori ipotesi di licenziamento per giusta causa (il cosiddetto licenziamento in tronco) e per giustificato motivo soggettivo, quando il dipendente pubblico pone in essere una condotta incompatibile con il suo status ed i suoi doveri e ciò compromette in maniera definitiva e irrimediabile il rapporto fiduciario con l’amministrazione di appartenenza.

Licenziamento del dipendente pubblico per scarso rendimento

Come abbiamo appena visto, tra le cause di licenziamento del dipendente pubblico c’è anche lo scarso rendimento. Questa previsione è dettata proprio per colpire i “fannulloni” che si annidano all’interno di Pubbliche Amministrazioni o Enti pubblici ad esse equiparati. Ciascuna Amministrazione deve adottare degli standard di performance, ponendo obiettivi di produttività che vanno periodicamente misurati per ciascun dipendente, in modo da capire se e quando il rendimento sia al di sotto della media e possa essere valutato come gravemente insufficiente dagli organi direttivi.

La sentenza della Corte di Cassazione cui abbiamo accennato in apertura [1] si è basata proprio su questo metodo ed ha statuito la legittimità di un licenziamento adottato nei confronti di un dipendente Asl che non lavorava abbastanza e che, in diverse occasioni, si era reso anche responsabile di assenteismo. L’Azienda aveva provveduto a contestare al lavoratore tutti gli specifici inadempimenti ed aveva evidenziato la violazione del Contratto collettivo nazionale di lavoro, che contemplava proprio la negligenza del dipendente e l’insufficiente produttività che ne consegue.

Per ulteriori informazioni leggi anche gli articoli “I dipendenti pubblici possono essere licenziati?” e “Come licenziare un dipendente fannullone“.


note

[1] Cass. sent. n. 11635 del 04.05.2021.

[2] Art. 55 D.Lgs. n.165/2001, modificato dal D.Lgs. n. 150/2009.

[3] Art. 55 quater D.Lgs. n. 165/2001.


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