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Stalking: danni morali

5 Maggio 2021 | Autore:
Stalking: danni morali

Come si quantifica il risarcimento per atti persecutori? Quali sono i poteri del giudice? Cos’è il danno non patrimoniale? Costituzione parte civile: cos’è?

Chi commette un reato rischia non solo di dover scontare la condanna in carcere, ma anche di dover pagare il risarcimento alla persona vittima del crimine. Secondo la legge, infatti, ogni reato che provoca un danno patrimoniale o non patrimoniale obbliga al risarcimento il colpevole e le persone che devono rispondere per lui. Si pensi al risarcimento che devono pagare i genitori per il reato commesso dal figlio minorenne. Quanto appena detto vale per tutti i tipi di crimini, compreso lo stalking. Lo stalker, con la propria condotta, non solo commette un illecito penale ma anche uno civile. Con questo articolo parleremo dei danni morali da stalking.

Per affrontare questo argomento sarà necessario spiegare innanzitutto cos’è il danno morale; solo così si potranno comprendere le difficoltà che sussistono ogni volta che bisogna provvedere a quantificare questa tipologia di pregiudizio. A tal proposito, viene in aiuto una recente sentenza della Corte di Cassazione, secondo cui, prima di quantificare i danni morali che lo stalker deve alla vittima, il giudice può sentire le parti in modo da rendersi conto di quale sia l’effettivo pregiudizio patito dalla persona offesa. Se l’argomento ti interessa, prosegui nella lettura: vedremo insieme come determinare l’ammontare dei danni morali nel caso di stalking.

Stalking: cos’è e quand’è reato?

Lo stalking è il reato che consiste nel molestare o disturbare continuamente la vittima, tanto da indurla:

  • a vivere in un grave e perdurante stato d’ansia o di paura;
  • a temere per la propria incolumità o per quella delle persone vicine a sé (coniuge, convivente, parenti, ecc.);
  • a cambiare significativamente le proprie abitudini di vita [1].

Oltre alla condotta abituale, occorre che la vittima degli atti persecutori abbia subito una delle conseguenze appena elencate. Soltanto in questo caso si potrà avere stalking.

Costituzione di parte civile per stalking: cos’è?

La persona offesa può chiedere il risarcimento per stalking mediante la costituzione di parte civile. Di cosa si tratta? Costituirsi parte civile significa esercitare l’azione civile all’interno del processo, cioè chiedere direttamente al giudice penale (anziché a quello civile) la liquidazione del risarcimento del danno [2].

La costituzione di parte civile, dunque, consente di risparmiare tempo, poiché può evitare la celebrazione di due processi distinti (uno penale volto a sanzionare il colpevole, l’altro civile, teso a fargli pagare i danni), consentendo alla persona danneggiata di introdursi nel processo penale intentato dallo Stato contro il reo e di chiedergli i danni.

Può costituirsi parte civile la persona che ritiene di essere stata impoverita dal reato: la vittima di un furto, di una rapina, di un danneggiamento, di un’usura, di una lesione personale, ecc. Ma non solo.

La persona danneggiata dal reato può essere anche il parente della vittima: si pensi al coniuge di una persona uccisa. In questo caso, la vittima (essendo morta) non potrebbe mai costituirsi in giudizio per chiedere il risarcimento del danno. Possono farlo, al contrario, il coniuge oppure i parenti più prossimi, i quali ritengono di aver subito un pregiudizio economico: si pensi alla vittima che, in vita, manteneva agli studi i figli oppure la moglie disoccupata.

Danno morale: cos’è?

Per comprendere cosa sia il danno morale a seguito di stalking dobbiamo parlare obbligatoriamente del danno non patrimoniale, in quanto è proprio in questa categoria che rientra il danno morale.

Secondo il Codice civile, il danno non patrimoniale può essere risarcito solamente nei casi determinati dalla legge [3].

Secondo il Codice penale, ogni reato che ha provocato un danno patrimoniale o non patrimoniale, obbliga al risarcimento il colpevole e le persone che, a norma delle leggi civili, debbono rispondere per il fatto di lui [4].

Il danno morale rientra per l’appunto nella nozione di danno non patrimoniale, esattamente come il danno biologico, cioè quello arrecato alla salute psicofisica: si pensi alle lesioni patite a seguito di un sinistro.

A seguito di numerose sentenze della Corte di Cassazione [5], possiamo definire il danno morale come il turbamento transitorio dello stato d’animo derivante da un atto illecito, ovvero la sofferenza interiore patita dal danneggiato.

Utilizzando una terminologia più tecnica, il danno morale corrisponde al “pretium doloris”, cioè al prezzo del dolore, della sofferenza intima cagionata a una persona a seguito della commissione di un illecito.

Stalking: risarcimento per danni morali

La vittima di stalking può chiedere il risarcimento dei danni morali costituendosi parte civile nel processo penale intrapreso contro lo stalker. Come detto, però, il problema è che la quantificazione di tali danni non è semplice.

Ebbene, il giudice può decidere di liquidare il danno morale in maniera equitativa, cioè basandosi sul suo prudente apprezzamento e, ovviamente, sulle prove fornite dalla vittima.

Il giudice, nel dover risarcire il danno morale da stalking, potrà tenere conto di molteplici fattori, quali:

  • la durata delle condotte persecutorie;
  • l’intensità e la varietà dei comportamenti illeciti;
  • le caratteristiche della vittima;
  • le prove assunte nel corso del procedimento.

Alla luce di questi fattori, il giudice può desumere la gravità dello stalking e, di conseguenza, l’impatto che ha avuto sulla vittima.

In sintesi, una volta che il giudice accerta gli atti molesti reiterati nel tempo, riconosce alla vittima il risarcimento per danno morale. Non ci sono delle tabelle indicative della somma del risarcimento: ovviamente, dipende dal caso, dalla gravità dei fatti e viene deciso dal giudice secondo equità.

Quanto detto vale anche per il calcolo del danno esistenziale patito dalla persona offesa, ove per danno esistenziale devono intendersi le ripercussioni negative sulla vita sociale e di relazione della vittima (pensa a chi, per paura dello stalker, abbia rinunciato ad uscire di casa se non per movimenti necessari).

Secondo una recente sentenza della Suprema Corte [6], il giudice può sentire le parti prima di quantificare i danni morali che lo stalker deve alla vittima.

A parere della Corte di Cassazione, il giudice è chiamato a liquidare il danno cagionato, risultante dalla somma della componente patrimoniale e di quella non patrimoniale, valutando il contraddittorio fra l’imputato e la parte offesa che funge da necessario elemento di valutazione necessario alla quantificazione del danno.

Da tanto deriva che al magistrato spetta il potere discrezionale di valutare anche la congruità dell’eventuale offerta avanzata dall’imputato per ottenere la remissione della querela.

Insomma: il giudice, quando deve quantificare il risarcimento per danni morali, deve tener conto di ciò che è accaduto nel dibattimento. Anche quando deve valutare l’offerta risarcitoria proposta dallo stalker, deve sentire entrambe le parti, in modo da comprendere la congruità della proposta.


note

[1] Art. 612-bis cod. pen.

[2] Art. 74 cod. proc. pen.

[3] Art. 2059 cod. civ.

[4] Art. 185 cod. pen.

[5] Cass. sent. n. 8827 e 8828 del 2003.

[6] Cass. sent. n. 16674 del 3.05.2021.

Autore immagine: canva.com/


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5 Commenti

  1. Molto chiaro… Mi è stato utile perché da un po’ di tempo sto vivendo una situazione particolare a causa della rottura con la mia ex. Ricevo chiamate anonime a tutte le ore, poi trovo sotto casa e nella buca delle lettere bigliettini, che sono chiaramente scritti da lei. Ora, non vorrei denunciarla, ma spero che la cosa si limiti a questo e non continui oltre perché adesso ho una nuova compagna e giustamente la cosa infastidisce anche lei.

  2. Dopo varie insistenze di un corteggiatore, mi sono decisa a rivolgermi alle autorità per sporgere querela. La situazione è diventata insostenibile. Non so come alcuni uomini non riescano ad accettare il rifiuto e a perseguitarti quando il disinteresse è chiaro ed esplicito

  3. Il fatto è che magari fai la denuncia e poi non è detto che lo/la stalker ti dia tregua. Anche perché c’è chi chiama da altri numeri di telefono e poi vai a scoprire che lo fa apposta per disturbarti ed evitare che il numero diretto sia riconducibile a lui/lei. Ci sono menti malate che avrebbero davvero bisogno di un aiuto psichiatrico. E le donne spesso riescono ad essere più psyco degli uomini

  4. Per tutti i casi di stalking che ho dovuto sopportare a quest’ora potrei andarmene per un anno in un’isola deserta senza fare nulla e campare di rendita da risarcimenti di danni morali. Ora, ci rido, però ho dovuto sopportare tanti di quegli uomini ossessionati che non riuscivano a capire la parola “NO”. E magari mi aggiungevano sui social, e poi mi seguivano, mi contattavano sul cellulare (numero ottenuto non si sa come). Ed io ho sempre bloccato tutto. Poi, un bel giorno quando un tipo mi ha seguito all’università, lì sono andata su tutte le furie e gli ho detto chiaramente di mettere un punto a quegli atteggiamenti altrimenti non avrei più portato pazienza e mi sarei rivolta alle autorità. Ecco, nonostante ho avuto pazienza, nonostante sono riuscita a rimediare da me, non vi nascondo che a volte ho avuto paura. Tuttavia, ho cercato la strada meno burrascosa per evitare l’accanimento da parte loro nei miei riguardi. Quindi, poi, per concludere, dicevo che stavo frequentando un altro uomo o ero tornata con il mio ex

  5. Io credo che chiunque sia vittima di stalking debba subito sporgere querela e non esitare, perché non si sa mai cosa succede nella testa dello stalker e quali saranno le sue prossime mosse. Cero, si può essere fortunati e l’ossessione può svanire da sé, ma capita di rado. Quindi, quando poi si calmano le acque lo stalker può tornare all’attacco. Non sottovalutate questi soggetti. Non sono pienamente lucidi a mio parere oppure lo sono e sanno benissimo che quegli atteggiamenti possono mettere in difficoltà la vittima e sfociare in un reato

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