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Chi può avere accesso agli atti se si sospetta un abuso?

5 Maggio 2021
Chi può avere accesso agli atti se si sospetta un abuso?

Nuova costruzione: chi è legittimato a chiedere al Comune di visionare le autorizzazioni?

Se un vicino di casa dovesse realizzare una costruzione apparentemente non in regola con il regolamento urbanistico, avresti diritto a verificare che il Comune gli abbia effettivamente concesso l’autorizzazione? In altri termini, chi può avere accesso agli atti se si sospetta un abuso edilizio? Sul punto, ha fornito un’interessante risposta il Tar Calabria con una recente sentenza [1]. I giudici hanno chiarito, come avremo modo di vedere meglio qui a breve, che il soggetto non confinante né frontista non può richiedere l’accesso a documenti edilizi relativi ad un presunto abuso nonostante il richiamo alla legge 241/1990 sulla trasparenza amministrativa. Ma procediamo con ordine. 

Chi può prendere visione delle autorizzazioni edilizie?  

Non capita di rado che si voglia conoscere la legittimità di interventi edilizi già ultimati o in fase di realizzazione. L’interesse è proporzionalmente tanto più elevato quanto più vicina alla propria abitazione si trova la costruzione incriminata. 

Il caso tipico è quello del condomino che intende chiudere il balcone in una veranda o installare una canna fumaria lungo la facciata condominiale. Si pensi anche al caso del proprietario di un terreno confinante che realizzi un gazebo o un terrapieno, invadendo la privacy dei vicini. A questo punto, l’unico modo per sperare in uno smantellamento dell’opera ritenuta illecita è far leva sul rispetto delle concessioni amministrative e, nella specie, del permesso di costruire (ciò che un tempo si chiamava «licenza edilizia»). 

Cos’è l’accesso agli atti e come funziona

Esistono diverse forme di accesso agli atti amministrativi.

La prima è quella prevista dalla legge 241/1990 (articoli 22 e seguenti) che consente di accedere ai documenti amministrativi a condizione che si riesca a dimostrare di avervi un «interesse diretto, concreto e attuale, corrispondente ad una situazione giuridicamente tutelata e collegata al documento al quale è chiesto l’accesso». 

È poi intervenuto il D. Lgs. 33/2013 (articoli 5 e seguenti) che ha previsto l’accesso ai documenti amministrativi senza «alcuna limitazione quanto alla legittimazione soggettiva del richiedente».

Abuso edilizio: chi può chiedere l’accesso agli atti?

La sentenza in commento è resa con riferimento ad un’istanza di accesso presentata ex legge 241/1990. In tal caso, quindi, è necessario che vi sia un interesse a prendere visione dei documenti richiesti. Questa legittimazione deve trarre fondamento in una situazione giuridicamente tutelata e collegata al documento al quale è chiesto l’accesso. Sarebbe stata diversa la conclusione nel caso in cui l’istanza di accesso fosse stata presentata ex Dlgs 33/2013.

Ebbene, secondo i giudici, per poter parlare di un interesse sufficiente a legittimare l’istanza di accesso agli atti, è necessario che sussista il requisito della contiguità, ossia la vicinanza tra gli edifici e le proprietà. Questa vicinanza scatta quando si è proprietari di un immobile che si trova: 

  • al confine rispetto a quello oggetto dell’intervento incriminato;
  • oppure di fronte ad esso.

Oltre che nel rapporto di confine ed in quello frontista, secondo la sentenza in esame, l’accesso agli atti è consentito anche a coloro che si trovano in una situazione di stabile collegamento con l’edificio o con il terreno in relazione al quale è formulata l’istanza di accesso.

Pertanto, non è legittimato a richiedere l’accesso a documenti edilizi relativi ad un presunto abuso ai sensi della legge 241/1990 chi non è né confinante né frontista con il presunto abuso edilizio. 


note

[1] Tar Calabria, sent. n. 843/21 del 22.04.2021.


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