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Sollecito di pagamento, chi paga l’avvocato?

5 Maggio 2021
Sollecito di pagamento, chi paga l’avvocato?

Spese legali addebitate sulla controparte: la lettera dell’avvocato può chiedere anche la parcella al debitore?

È abitudine degli avvocati, all’atto di inviare una diffida legale su sollecito del proprio cliente, imputare alla controparte le spese legali per il proprio intervento. Si pensi al caso di una lettera di messa in mora, a un sollecito di pagamento, all’intimazione ad astenersi da un determinato comportamento o, al contrario, all’invito a compierlo. 

Questo atteggiamento trae origine dalla presunzione del cliente di non dover subire, dal proprio avversario, l’ulteriore danno costituito dall’esborso economico per l’intervento del professionista. Di qui l’invito a quest’ultimo ad addebitare la parcella sul destinatario della diffida. Ma è corretto un comportamento del genere? In caso di sollecito di pagamento, chi paga l’avvocato? E che succede se la controparte non dovesse corrispondergli l’onorario richiesto? Cerchiamo di fare il punto della situazione.

Il contratto di mandato che lega l’avvocato al cliente

Per stabilire chi paga il sollecito di pagamento dell’avvocato dobbiamo effettuare alcune premesse di carattere sostanziale.

L’avvocato matura il diritto al corrispettivo in forza di un incarico: il cosiddetto contratto di mandato. Il mandato gli viene conferito solo dal cliente, nel momento in cui gli dà l’incarico ad assisterlo.

Il mandato non deve essere necessariamente scritto, potendo essere concluso anche verbalmente o con un gesto concludente come la consegna della documentazione necessaria alla difesa.

L’avvocato ha quindi diritto a pretendere il pagamento dell’onorario solo da chi ha stipulato il mandato perché è con quest’ultimo soltanto che si perfeziona il vincolo contrattuale e, con esso, i rispettivi vincoli: la prestazione professionale da un lato, il corrispettivo dall’altro. È infatti il contratto l’unica fonte dell’obbligazione per l’opera prestata dal professionista.

L’avvocato può addebitare le spese legali alla controparte?

Quanto appena detto fa sì che l’avvocato abbia diritto a pretendere il corrispettivo per la prestazione professionale solo dal proprio cliente e non dalla controparte, benché quest’ultima – con il proprio comportamento – vi abbia dato causa, giustificandone l’intervento. La controparte infatti non ha alcun vincolo contrattuale con l’avvocato e tra i due non si è formato alcun tipo di rapporto che legittimi il primo a pretendere un onorario dal secondo.

Nulla esclude che il creditore possa, in un momento successivo, pretendere anche il risarcimento per i danni patiti dall’inadempimento della controparte. Ma, in assenza di un accordo tra le parti, l’entità di tali danni può essere determinata solo da un giudice. 

Tra i danni è possibile sicuramente includere il costo dell’avvocato; ma, come detto, solo una sentenza di condanna potrebbe quantificare l’esatto importo dovuto dal debitore e, nello stesso tempo, costituire un titolo per agire in via esecutiva nei suoi confronti. 

Con riferimento alle diffide in ambito condominiale leggi: “Sollecito di pagamento spese condominiali, chi paga l’avvocato?“.

Che succede se il debitore non paga le spese legali per il sollecito dell’avvocato?

Detto ciò, è possibile trarre le conclusioni del nostro discorso e spiegare chi paga l’avvocato per il sollecito di pagamento. In via diretta e immediata, l’obbligo di corrispondere la parcella spetta solo al cliente, il quale infatti si è obbligato in prima persona conferendo mandato al professionista per farsi da questi assistere. 

L’avvocato non ha la possibilità quindi di addossare il costo del proprio intervento alla controparte e, se anche dovesse farlo, quest’ultimo non è tenuto a pagare. Né, di conseguenza, il creditore potrebbe rifiutare la prestazione del debitore se, a questa, non viene aggiunto il rimborso per la parcella dell’avvocato. 

Il creditore che voglia ottenere dal debitore anche la restituzione delle spese legali sostenute per ottenere il rispetto dei propri diritti sarebbe tenuto ad agire in via giudiziale, intentando una vera e propria causa di risarcimento del danno e, solo all’esito di questa, pretendere tale rimborso. 



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