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Si può sequestrare la casa per evasione fiscale?

5 Maggio 2021 | Autore:
Si può sequestrare la casa per evasione fiscale?

Per i reati tributari c’è la confisca degli immobili che sono nella disponibilità dell’autore, anche se non sono intestati a lui.

Se è vero che l’evasione fiscale non conosce confini, è anche vero che gli immobili hanno due limiti precisi: uno è quello fisico, del luogo in cui si trovano; l’altro è quello giuridico, della loro intestazione. Ma questi limiti sono invalicabili? Cosa succede se lo Stato scopre l’evasione e vuole riprendersi il maltolto? Si può sequestrare la casa per evasione fiscale?

Quando l’evasione fiscale costituisce un reato tributario, diventa possibile confiscare i proventi, per recuperare indirettamente i proventi illeciti. La confisca può colpire anche gli immobili, per un valore equivalente a quello delle somme sottratte a tassazione. E gli effetti della confisca vengono anticipati con il sequestro dei beni, che di solito scatta già nella fase delle indagini preliminari, per evitare dispersioni del patrimonio.

Così è a rischio qualsiasi immobile, anche l’abitazione principale. La giurisprudenza riconosce che si può sequestrare la casa per evasione fiscale anche quando essa non è intestata all’autore del reato ma ad altri soggetti, come il coniuge e i parenti. L’essenziale è che quell’immobile sia nella sua disponibilità, come ha affermato recentemente la Corte di Cassazione [1], che ha confermato il sequestro di una casa comprata dai familiari dell’evasore con un mutuo e che egli aveva ricevuto in uso a titolo di comodato gratuito.

Sequestro e pignoramento: differenze

È importante premettere, per fugare i dubbi, che il sequestro è un istituto completamente differente dal pignoramento: quest’ultimo riguarda la vendita degli immobili del debitore all’asta in modo che il Fisco ed i creditori privati possano soddisfarsi sul ricavato.

Il pignoramento della prima casa è vietato quando essa è l’unico immobile di proprietà del debitore, è adibito a civile abitazione, costituisce la sua effettiva residenza e non è di lusso.

Il sequestro della prima casa, invece, è possibile per anticipare gli effetti della confisca. La Cassazione [2] lo ammette per evitare che i proventi realizzati con l’evasione rimangano nella disponibilità del responsabile dell’illecito. Deve, però, trattarsi di un reato tributario, non di una qualsiasi evasione fiscale per somme modeste.

I reati tributari che consentono il sequestro

I reati tributari sono le più gravi forme di evasione fiscale. I più frequenti sono la dichiarazione fraudolenta, omessa o infedele, l’emissione o utilizzazione di fatture per operazioni inesistenti, la distruzione della contabilità e gli omessi versamenti d’imposta. Questi reati, per essere integrati, devono superare apposite soglie di punibilità penale al di sotto delle quali il reato non scatta ed il sequestro non è perciò consentito.

Sono limiti abbastanza alti, nell’ordine di decine di migliaia di euro di imposte evase, che possono essere superati facilmente da imprenditori e professionisti, ma difficilmente da altre categorie, come i lavoratori dipendenti e i pensionati.

Il sequestro preordinato alla confisca

La confisca è una misura di sicurezza patrimoniale che ha la funzione di togliere al condannato i beni che servirono a commettere il reato (come l’arma usata per una rapina) o che ne costituiscono il prezzo, il prodotto o il profitto.

Nei reati tributari questi proventi coincidono con il valore dell’evasione fiscale realizzata: l’ammontare delle imposte sottratte o le indebite compensazioni effettuate dal contribuente per far “sparire” i propri debiti tributari, i rimborsi ottenuti ma non spettanti.

La confisca viene disposta con la sentenza penale di condanna; ma i suoi effetti possono essere notevolmente anticipati nel tempo applicando nei confronti dell’indagato o dell’imputato il sequestro preventivo dei suoi beni, mobili ed immobili.

Se l’imputato viene prosciolto, i beni sequestrati devono essergli restituiti; altrimenti, in caso di condanna, il sequestro diventa confisca e così la misura cautelare adottata diventa definitiva.

La confisca per equivalente degli immobili

La confisca per equivalente, detta anche confisca allargata o per sproporzione, è prevista per una serie di reati tra cui rientrano anche quelli tributari [3]. Questo particolare tipo di confisca colpisce i beni dei quali il condannato non riesce a giustificare la legittima provenienza.

Per anticiparne gli effetti, viene anch’essa applicata attraverso il sequestro preventivo, disposto dal giudice per le indagini preliminari (Gip) su richiesta del pubblico ministero, quando vi sono gravi indizi di commissione del reato tributario ipotizzato dall’accusa (per altre informazioni sulla procedura leggi “Confisca dei beni per reati tributari: quando opera?“).

Sequestro della casa per evasione fiscale: è possibile?

La commissione di un reato tributario, che rappresenta una grave forma di evasione fiscale, porta alla confisca diretta dei proventi illeciti realizzati o, in alternativa, quando ciò non è possibile, alla confisca per equivalente dei beni di proprietà del responsabile, sia mobili, come i conti correnti e le altre disponibilità finanziarie, sia immobili di qualunque genere. E, come abbiamo visto, quei beni vengono bloccati anzitempo attraverso il sequestro, molto prima che arrivi una condanna definitiva.

La giurisprudenza ha allargato molto l’applicabilità della confisca, e del sequestro ad essa preordinato, consentendoli anche quando la titolarità dei beni in capo all’evasore è solo indiretta e la proprietà appartiene formalmente ad altri soggetti, mentre la disponibilità effettiva dei beni rimane sua. In questi casi, si ritiene che l’intestazione ad altri soggetti sia apparente e serva solo per aggirare il vincolo.

Per questo anche la prima casa è a rischio confisca: stando all’ultima sentenza della Cassazione intervenuta sul tema [1], il limite posto dalla legge all’operatività della confisca sui beni che appartengono «a persona estranea al reato» [4] non operano quando i beni immobili, come la casa ad uso abitativo, risultano «nella disponibilità dell’imputato per un valore corrispondente a quello relativo al profitto o al prezzo del reato».

La Suprema Corte sottolinea che ciò è in linea «con la finalità dissuasiva e deterrente riferibile alla confisca di valore», che è ormai qualificata, senza mezzi termini, come vera e propria «sanzione» [5]. Chiaramente, se il proprietario dell’immobile sequestrato è diverso dal responsabile dell’evasione fiscale ed è estraneo al reato da questi commesso, potrà opporsi al sequestro proponendo ricorso al tribunale del riesame, dimostrando la sua legittima ed esclusiva titolarità sul bene e la correlativa assenza di disponibilità d’uso all’autore del reato tributario.

Leggi anche “Confisca per equivalente: ultime sentenze“.


note

[1] Cass. sent. n. 16685 del 03.05.2021.

[2] Cass. sent. n. 22581 del 23.05.2019.

[3] Art. 240 bis Cod. pen. e art. 12 bis D.Lgs. n. 74/2000, aggiunto dal D.Lgs. n. 158/2015.

[4] Art. 322 ter Cod. pen.

[5] Cass. S.U. sent. n. 31617 del 26.06.2015.


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