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Scatti di anzianità: come si calcolano?

24 Agosto 2021
Scatti di anzianità: come si calcolano?

I contratti collettivi prevedono il diritto del lavoratore a ricevere dei premi economici dopo un certo numero di anni di presenza in azienda.

Sei stato assunto tre anni fa da un’azienda del settore commerciale. Ti chiedi se hai maturato il diritto a ricevere gli scatti di anzianità e, in caso affermativo, come si calcolano e a quanto ammontano.

La capacità di trattenere le migliori risorse umane in azienda è molto importante. Per questo motivo molti Ccnl hanno introdotto dei premi economici che vengono corrisposti ai dipendenti che restano fedeli, nel tempo, al datore di lavoro. Si tratta degli scatti di anzianità; ma come si calcolano?

La disciplina di questo istituto contrattuale è interamente rimessa ai Ccnl posto che non vi sono leggi in materia. Per questo è necessario consultare le disposizioni contrattuali collettive per conoscere a chi spettano gli scatti di anzianità, a quanto ammontano e come si calcolano. Entriamo nel dettaglio.

Scatti di anzianità: cosa sono?

Gli scatti di anzianità, detti anche aumenti periodici di anzianità, sono un premio economico che viene riconosciuto a quei lavoratori che restano per molti anni nella stessa impresa. Si tratta, essenzialmente, di una voce retributiva che va ad aggiungersi allo stipendio del lavoratore dopo un certo numero di anni di anzianità di servizio aziendale.

L’obiettivo degli aumenti periodici di anzianità è premiare la fedeltà all’impresa attraverso un riconoscimento economico. Questo istituto è stato introdotto dai Ccnl in assenza di alcuna norma di legge e la relativa disciplina si trova, quindi, unicamente negli accordi collettivi.

Scatti di anzianità: come si calcolano?

Il diritto a percepire gli scatti di anzianità, come abbiamo visto, matura dopo un certo numero di anni di servizio in azienda, solitamente ogni due o tre anni, secondo quanto disposto dal Ccnl applicato al rapporto di lavoro. Il contratto collettivo prevede anche il numero massimo di scatti che possono essere maturati nella storia lavorativa del dipendente. Sempre il Ccnl stabilisce l’ammontare dello scatto, a volte in base al livello di inquadramento del lavoratore.

Per fare un esempio, il Ccnl Commercio prevede il diritto del lavoratore, come forma di premialità per l’anzianità di servizio maturata presso la stessa azienda o gruppo aziendale, a 10 scatti che maturano ogni 3 anni. L’importo del singolo aumento periodico dipende dal livello di inquadramento del lavoratore e varia dai 19,47 euro del VII livello ai 25,46 euro dei quadri.

Scatti di anzianità: sono tassati?

Gli scatti di anzianità si aggiungono alle altre voci che compongono la retribuzione mensile del lavoratore e sono soggetti, al pari dei restanti elementi stipendiali, a tassazione Irpef e a contribuzione previdenziale. Ne consegue che il dipendente non riceverà in tasca l’importo indicato nel Ccnl ma una somma inferiore, ottenuta sottraendo al valore lordo l’ammontare delle tasse e dei contributi previdenziali a carico del lavoratore.

Scatti di anzianità: sono assorbiti dagli aumenti dello stipendio?

Una domanda che è utile porsi è se gli scatti di anzianità, in caso di aumento dello stipendio, restano assorbiti.

Facciamo un esempio. Tizio è inquadrato al terzo livello e percepisce una retribuzione di 1.200 euro al mese oltre all’importo mensile pari a 20 euro a titolo di scatti di anzianità. Se il dipendente viene promosso al secondo livello e la sua retribuzione raggiunge i 1.300 euro al mese continuerà a percepire l’importo di 20 euro a titolo di aumento periodico di anzianità oppure tale valore resterà assorbito nell’aumento stipendiale?

A questa domanda si può rispondere solo consultando la disciplina prevista dal Ccnl di riferimento. Alcuni contratti, infatti, prevedono l’azzeramento e l’assorbimento dello scatto di anzianità nell’aumento retributivo conseguente al passaggio di livello. In questi casi, può addirittura accadere che, a causa dell’incremento di livello, lo stipendio complessivo si riduca. Altri Ccnl, invece, affermano la continuità degli aumenti periodici di anzianità maturati sino al momento dell’attribuzione del livello superiore.

Scatti di anzianità: cosa fare se non vengono pagati?

Il lavoratore deve controllare, leggendo la busta paga, se il datore di lavoro provvede ad accreditare correttamente gli scatti di anzianità a partire dalla data di maturazione. In caso contrario, il dipendente dovrà, innanzitutto, fare presente la problematica all’ufficio risorse umane.

Se, tuttavia, la soluzione bonaria non porta alcun risultato, sarà necessario rivolgersi all’ufficio vertenze del sindacato o ad un avvocato per scrivere una lettera formale alla società con cui si richiede espressamente il riconoscimento dell’aumento periodico di anzianità. Se nemmeno questo tentativo produce risultati resta solo la strada della causa innanzi al giudice del lavoro.


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