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Decesso in attività di servizio

24 Agosto 2021 | Autore:
Decesso in attività di servizio

Cosa fare in caso di morte di un familiare che lavora per la Pubblica Amministrazione: chi ha diritto alle indennità premio e di buonuscita.

Quando un dipendente pubblico viene a mancare prima di andare in pensione, che succede con il suo trattamento di fine servizio, cioè l’equivalente del trattamento di fine rapporto del settore privato? Chi ha diritto a ricevere queste spettanze e come bisogna muoversi quando si presenta un decesso in attività di servizio?

La prestazione viene erogata dall’Inps a determinate categorie di beneficiari o agli eredi del defunto, a seconda del momento in cui avviene il decesso e/o dell’esistenza o meno di determinati familiari. Il destinatario del trattamento, infatti, può cambiare a seconda di ciò a cui aveva diritto la persona deceduta in attività di servizio, cioè se avrebbe dovuto ricevere l’indennità di buonuscita (Ibu) oppure quella di premio servizio (Ips) perché il decesso è avvenuto prima o dopo il momento di andare in pensione.

Facciamo chiarezza e vediamo cosa stabilisce l’Inps per quanto riguarda il decesso in attività di servizio.

Decesso in servizio: a cosa si ha diritto?

In caso di decesso in attività di servizio del dipendente pubblico iscritto all’Inps, beneficiari o eredi del defunto hanno diritto al trattamento di fine servizio (Tfs) ovvero all’indennità di buonuscita o all’indennità premio servizio, a seconda del momento in cui è avvenuta la morte del dipendente e della natura dei destinatari. I beneficiari, infatti, possono cambiare in base al fatto che il decesso sia avvenuto prima o dopo il collocamento a riposo del lavoratore.

Indennità di buonuscita: che cos’è?

Una delle prestazioni che fanno parte del trattamento di fine servizio e alle quali hanno diritto i beneficiari o eredi del lavoratore deceduto in attività di servizio è l’indennità di buonuscita. Si tratta di una somma una tantum che viene pagata al dipendente quando finisce la sua attività lavorativa.

Hanno diritto all’indennità (nota anche come Ibu) i dipendenti civili e militari dello Stato assunti con contratto a tempo indeterminato entro il 31 dicembre 2000 e, indipendentemente dalla data di assunzione, i dipendenti rimasti in regime di diritto pubblico che hanno risolto, per qualunque causa, il rapporto di lavoro e quello previdenziale con almeno un anno di iscrizione.

Chi è stato assunto a tempo indeterminato dal 1° gennaio 2001 ha diritto al trattamento di fine rapporto, cioè il Tfr riconosciuto anche nel settore privato.

Per calcolare la somma spettante bisogna moltiplicare 1/12 dell’80% della retribuzione contributiva annua utile lorda (includendo la tredicesima mensilità) che è stata percepita alla cessazione del servizio per il numero di anni utili ai fini del calcolo. L’anno va calcolato per intero se sono stati lavorati più di sei mesi. La frazione inferiore non viene considerata. Il tetto massimo stabilito per la retribuzione che serve come base di calcolo è 240mila euro.

Indennità di buonuscita: a chi spetta in caso di decesso?

In caso di decesso in attività di servizio, l’indennità di buonuscita spetta in quest’ordine:

  • al coniuge superstite e agli orfani;
  • ai genitori;
  • a fratelli e sorelle, se a carico dell’iscritto;
  • agli eredi testamentari;
  • agli eredi legittimi.

Se il decesso è avvenuto dopo che il lavoratore era andato in pensione, l’indennità maturata entra a far parte dell’asse ereditario al pari degli altri beni e viene corrisposta agli eredi legittimi e/o testamentari secondo le norme della successione.

Indennità premio servizio: che cos’è?

L’indennità di premio servizio è un altro trattamento di fine servizio che spetta ai dipendenti statali al momento di concludere il rapporto di lavoro con la Pubblica Amministrazione.

La principale differenza con l’indennità di buonuscita consiste nel fatto che la cosiddetta Ips è destinata ai dipendenti:

  • delle Regioni iscritte ai fini previdenziali all’Inps;
  • degli enti locali;
  • del Servizio sanitario nazionale;
  • degli altri enti iscritti alla Cassa previdenziale ex Inadel, assunti con contratto di lavoro a tempo indeterminato entro il 31 dicembre 2000 e per i quali il rapporto di lavoro si è risolto dopo almeno un anno di iscrizione alla Cassa.

Come nel caso dell’indennità di buonuscita, chi è stato assunto dal 1° gennaio 2001 ha diritto al Tfr. Il calcolo dell’importo ed il tetto massimo della retribuzione di riferimento sono gli stessi della buonuscita.

Indennità premio servizio: a chi spetta in caso di decesso?

Se avviene il decesso del dipendente in attività di servizio, hanno diritto a percepire l’indennità premio, nell’ordine:

  • il coniuge superstite;
  • gli orfani;
  • i genitori;
  • fratelli e sorelle a carico del defunto;
  • gli eredi testamentari;
  • gli eredi legittimi.

Come per la buonuscita, ogni categoria esclude quella successiva. Significa che, ad esempio, in questo caso, se c’è un coniuge superstite, i figli non avranno diritto alla prestazione (la buonuscita, invece, va divisa tra coniuge superstite e figli).

Se il decesso avviene dopo il collocamento a riposo del dipendente, cioè quando era andato in pensione, l’indennità entra a far parte dell’asse ereditario e viene corrisposta secondo quanto disposto dalla legge di successione.

Decesso in servizio: cosa bisogna fare?

Per avere il trattamento di fine servizio spettante in caso di decesso in attività di servizio, occorre fare domanda all’Inps presentando una dichiarazione sostitutiva dell’atto di notorietà «ai sensi del decreto del Presidente della Repubblica 28 dicembre 2000, n. 445», sottoscritta da uno degli aventi diritto.

Nella dichiarazione, vanno indicati i riferimenti degli aventi diritto (beneficiari o eredi), ovvero:

  • nominativi;
  • codici fiscali;
  • codici Iban dei beneficiari/eredi.

È fondamentale indicare che non ci sono altri aventi diritto oltre a quelli indicati.

Se si tratta di una successione testamentaria, bisogna allegare copia del testamento.



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