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Cosa rischia il marito che va a vivere con un’altra?

5 Maggio 2021 | Autore:
Cosa rischia il marito che va a vivere con un’altra?

Le conseguenze dell’abbandono del tetto coniugale per andare a convivere con un nuovo compagno. Quando l’addebito della separazione non è automatico.

Le coppie oggi sono molto “mobili” e i cambi di partner avvengono con frequenza. Il matrimonio, però, dovrebbe garantire, almeno in teoria, una maggiore stabilità nei rapporti. Sappiamo tutti che non è così: i tradimenti avvengono con frequenza, come anche gli abbandoni del tetto coniugale, per esasperazione oppure perché si è trovata una nuova compagna. Ma cosa rischia il marito che va a vivere con un’altra?

Oltre agli inevitabili litigi e alle probabili ritorsioni della moglie, che si vede abbandonata per un’altra donna, se il caso arriva in tribunale c’è un’alta probabilità che la separazione coniugale venga addebitata a colui che ha abbandonato il tetto domestico. Così di solito perde chi fugge. Il tutto con l’aggravante di averlo fatto improvvisamente, da un giorno all’altro, oppure dopo che la relazione clandestina è stata scoperta. E l’innamoramento per la nuova fiamma non è un’attenuante, come neppure l’ammissione dei fatti alla moglie.

In questi casi, la giurisprudenza assume un atteggiamento piuttosto rigoroso, anche quando fino al momento dell’abbandono non si erano verificati particolari problemi all’interno della coppia e la vita coniugale scorreva tranquilla, almeno apparentemente. Ecco quindi cosa rischia il marito che va a vivere con un’altra: l’addebito pressoché inevitabile della separazione, a meno che non abbia avuto la cautela di far precedere l’addio dalla domanda legale di separazione. Infatti, da quel momento in poi, l’allontanamento è lecito.

L’obbligo di fedeltà coniugale e di coabitazione

Dal matrimonio nascono una serie di diritti e doveri reciproci tra i coniugi, tra i quali assumono particolare rilievo l’obbligo di fedeltà coniugale e il dovere di coabitazione.

Fedeltà non significa soltanto assenza di tradimenti, ma implica rispetto, fiducia e lealtà dovuti nei confronti del coniuge. La coabitazione, invece, è intesa in senso più elastico: non comporta la medesima residenza dei due coniugi (uno dei due può vivere altrove, ad esempio per ragioni di lavoro), ma richiede piuttosto la fissazione di una comune ed abituale casa familiare destinata alla vita dei coniugi e alla famiglia da essi creata; quella che viene definita con l’espressione di “tetto coniugale“.

L’abbandono del tetto coniugale è causa di separazione?

L’abbandono del tetto coniugale costituisce un motivo per addebitare la separazione al coniuge che, così facendo, si è reso responsabile di una grave violazione dei doveri coniugali. Come vedremo tra poco, l’addebito non può essere pronunciato se è stato provocato dal comportamento intollerabile dell’altro coniuge.

Intanto, occorre chiarire che per poter essere “accusati” di abbandono deve esserci stata una volontà espressa e chiaramente manifestata di non tornare più a casa. In un recente caso, la Corte di Cassazione [1] ha ritenuto che l’aver abbandonato il tetto coniugale «dall’oggi al domani», dunque all’improvviso, per andare a convivere con un’altra donna, con la quale si era instaurata in precedenza una relazione sentimentale, costituisce «un’evidente ragione di addebito della separazione», poiché tale condotta «integra per legge la violazione dell’obbligo di coabitazione» [2].

Come provare che l’abbandono è legittimo

Abbiamo visto che l’abbandono del tetto coniugale è una causa più che sufficiente per addebitare la separazione, a prescindere dal fatto che avvenga per andare a vivere da soli, per tornare dai propri genitori oppure per intraprendere una nuova convivenza con un’altra compagna. La legge, però, non dice che l’addebito della separazione scatta in automatico per il solo fatto di aver lasciato la moglie ed essere andato via di casa.

Stavolta, occorre guardare ai motivi che hanno provocato tale gesto. Potrebbe esserci una «giusta causa» per questo comportamento. E, infatti, l’abbandono è legittimo se colui che lo compie riesce a dimostrare, nel corso del giudizio di separazione, che lo ha fatto proprio a causa del comportamento del coniuge, «per una situazione di già conclamata e irreversibile crisi del rapporto coniugale», come afferma la Cassazione [1].

Insomma, spetta a chi se ne va dimostrare che è stato l’altro a rendere intollerabile la prosecuzione della convivenza. Occorre, quindi, una prova rigorosa sul fatto che l’abbandono è stato deciso – e in un certo senso costretto – dalla condotta insopportabile dell’altro coniuge, che ha provocato l’irrimediabile rottura del rapporto. Per ulteriori informazioni su questo aspetto leggi “Come evitare l’accusa di abbandono del tetto coniugale”.

Un altro importante motivo che rende lecito l’abbandono del coniuge è la proposizione della domanda di separazione coniugale, oppure di divorzio o di annullamento del matrimonio. La legge [3] dispone, infatti, che ognuna di queste tre circostanze «costituisce giusta causa di allontanamento dalla residenza familiare». Perciò, il previo deposito di una di tali domande “salva” il coniuge dall’addebito della separazione, purché abbia l’accortezza di far precedere l’allontanamento dalla proposizione della domanda giudiziale di scioglimento del vincolo matrimoniale.

Leggi anche “Abbandono del tetto coniugale e addebito: Cassazione“.


note

[1] Cass. ord. n. 11792 del 05.05.2021.

[2] Art. 151 Cod. civ.

[3] Art. 146, comma 2, Cod. civ.


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