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Danno da agonia: cos’è e quando va risarcito

6 Maggio 2021 | Autore:
Danno da agonia: cos’è e quando va risarcito

Quando la vittima percepisce l’arrivo imminente della morte subisce una grande sofferenza psicologica. Quali sono le condizioni per il risarcimento degli eredi?

Chi si rende conto di essere in punto di morte soffre nel sentire che la sua fine è vicina ed inevitabile, ma purtroppo sa che dovrà presto dare l’addio alla vita. Non capita solo a persone molto anziane: anche un giovane o un adulto, vittima di un incidente stradale o di un attacco cardiaco, se rimane cosciente, può rendersi conto che sta vivendo i suoi ultimi istanti. In questi tristi casi, si parla di danno da agonia: vediamo cos’è e quando va risarcito.

La giurisprudenza si è occupata di questi casi indagando soprattutto sulla consapevolezza della vittima dell’arrivo del suo prossimo decesso e sul tempo, più o meno breve, in cui si è prolungata l’agonia. La durata può essere di pochi minuti, di alcune ore o di diversi giorni e questo incide molto sull’entità del risarcimento da attribuire agli eredi, perché la sofferenza si protrae ma può essere di notevole intensità anche quando è di breve durata.

Il problema di fondo del danno da agonia è che, non essendo tipizzato dalla legge, non si sa ancora bene cos’è e quando va risarcito. Le poche pronunce in materia lo chiamano anche «danno terminale«, o «danno catastrofale», e si dividono sul metodo da adottare per la liquidazione dei danni. D’altronde, è molto difficile attribuire un prezzo alla sofferenza umana.

Danno da agonia: cos’è

Il danno da agonia consiste nella sofferenza interiore, e talvolta anche fisica, provocata dalla consapevolezza dell’arrivo imminente della morte. Per questo i giuristi lo definiscono anche «danno terminale» e talvolta «danno catastrofale» o catastrofico.

A prescindere dal nome che si vuole attribuirgli, esso può consistere esclusivamente in un danno morale, valutabile in termini di dolore psichico, oppure anche in un danno biologico, se la percezione dell’evento provoca una ripercussione sulle condizioni di salute. La vita è un bene giuridico autonomo rispetto alla salute e così questi due profili vanno tenuti distinti quando si arriva a quantificare l’ammontare dei danni ai fini del risarcimento.

In entrambi i casi, è indispensabile una condizione: la lucidità. La vittima deve essere cosciente del sopraggiungere della propria fine e del fatto che essa è vicina ed inevitabile. Altrimenti, se è incosciente o comunque in condizioni di scarsa lucidità tali da non consentirgli di percepire la gravità della propria situazione e di sentirne la sofferenza, il danno da agonia non sussiste. Perciò, di regola, il risarcimento non spetta quando la vittima entra in uno stato di coma irreversibile.

Danno da agonia: quale durata?

La durata dell’agonia è considerata dalla giurisprudenza quasi irrilevante ai fini della verificazione del danno e del conseguente diritto al risarcimento. La lucida percezione dell’approssimarsi della propria morte è sufficiente ad integrare compiutamente il danno di natura psichica che si manifesta durante una lucida agonia.

L’importante è, come afferma la Corte di Cassazione [1], che tra il momento delle lesioni e quello della conseguente morte «intercorra un apprezzabile lasso di tempo», che potrebbe essere anche solo di qualche minuto, anche se nella pratica ai fini della risarcibilità la durata assume rilievo quando si protrae almeno per alcune ore.

Danno da agonia: condizioni per il risarcimento

Il danno da agonia rientra nella categoria dei danni non patrimoniali, che sono risarcibili quando avvengono in conseguenza di un fatto illecito. Potrà trattarsi, ad esempio, di un qualsiasi reato violento, come l’omicidio, ma anche di un sinistro stradale, oppure di una responsabilità medica per cure inadeguate prestate al paziente.

L’apprezzabile lasso di tempo che abbiamo indicato è necessario anche al fine di attribuire il diritto al risarcimento agli eredi della vittima; altrimenti, se la durata della sofferenza fosse brevissima e pressoché istantanea, oppure se la vittima non fosse stata lucida durante l’agonia, il danno patito non potrebbe trasmettersi in successione ereditaria [2].

Il risarcimento del danno da agonia spetta agli eredi?

Una volta verificato il fatto illecito che ha provocato la morte, la lucidità della vittima e l’apprezzabile durata dell’agonia, agli eredi spetta il risarcimento del danno da agonia. In una recentissima sentenza, la Cassazione [3] ha, infatti, riconosciuto la risarcibilità, in favore degli eredi, della vittima di un incidente stradale che era stata soccorsa ed era arrivata lucida in ospedale, ma era morta poco tempo dopo.

Secondo la Suprema Corte, per far scattare il diritto al risarcimento è sufficiente che il danneggiato abbia avuto la «percezione coerente» della propria ineluttabile fine. Non ha, invece, rilevanza la durata della sopravvivenza rispetto al momento in cui era avvenuto il sinistro stradale che ha provocato le lesioni mortali.

Per ulteriori approfondimenti leggi l’articolo “Risarcimento danni morte“.


note

[1] Cass. sent. n. 3557 del 13.02.2020 e Cass. n. 23153 del 27.09.2019.

[2] Cass. sent. n. 28989 del 11.11.2019.

[3] Cass. ord. n. 11719 del 05.05.2021.


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