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Video hard: è sufficiente la testimonianza del minore?

6 Maggio 2021 | Autore:
Video hard: è sufficiente la testimonianza del minore?

Pornografia minorile: bastano le sole dichiarazioni della vittima per provare la responsabilità dell’imputato? Cos’è il revenge porn?

La moderna tecnologia consente di effettuare fotografie e filmati in poco tempo: basta avere con sé uno smartphone e il gioco è fatto. La facilità con cui è possibile catturare immagini ha tuttavia incentivato la realizzazione di contenuti scabrosi: è il caso delle riprese erotiche tra persone che si trovano in situazione di intimità. Il problema è che, sempre più spesso, questi contenuti sono poi utilizzati impropriamente, magari per danneggiare la persona immortalata oppure per filmare minorenni. Con questo articolo ci occuperemo di uno specifico argomento: vedremo se, in caso di video hard, è sufficiente la testimonianza del minore per far scattare la responsabilità penale del soggetto sospettato del delitto.

Secondo una recente sentenza della Corte di Cassazione, il video hard girato con una ragazza minorenne non inchioda l’imputato se non gli si vede il viso e la deposizione della vittima è palesemente inattendibile. In altre parole, secondo la Suprema Corte, potrebbe essere scagionato dal reato di pornografia minorile il soggetto che gira un filmino hard con una minorenne, se però l’uomo non sia riconoscibile dal video e la testimonianza della minorenne presenti delle incongruenze.

La questione riveste una fondamentale importanza per tutti tipi di reati (soprattutto a sfondo sessuale) in cui non ci sono testimoni presenti che possono deporre in tribunale e che, pertanto, possono essere provati solamente grazie al racconto della vittima. Nel caso di video hard pedopornografico, è sufficiente la testimonianza della minore per condannare l’imputato? Scopriamolo insieme.

Video erotico: è legale?

Girare un video erotico che coinvolge persone maggiorenni consenzienti è perfettamente legale. In Italia, la pornografia è lecita, purché non riguardi minorenni, cioè persone che non hanno ancora compiuto diciotto anni.

La divulgazione delle riprese erotiche costituisce invece reato se è fatta senza consenso, allo scopo di danneggiare la persona filmata. In questo caso, anche se sono coinvolti solo maggiorenni il reato sussiste ugualmente. Si tratta del ben noto revenge porn.

Di seguito vedremo i casi in cui un video erotico (o il suo utilizzo) costituisce un crimine penalmente perseguibile.

Revenge porn: quando è reato?

Il reato di revenge porn punisce chi, senza il consenso della persona ritratta, invia, consegna, cede, pubblica o diffonde immagini o video a contenuto sessualmente esplicito, destinati a rimanere privati [1]. La sanzione è la reclusione da uno a sei anni e la multa da 5mila a 15mila euro.

La stessa pena si applica a chi, avendo ricevuto o comunque acquisito le immagini o i video erotici, li invia, consegna, cede, pubblica o diffonde senza il consenso delle persone rappresentate al fine di recare loro un danno.

La pena è aumentata se i fatti sono commessi dal coniuge, anche separato o divorziato, o da una persona che è o è stata legata da una relazione affettiva alla persona offesa, ovvero se i fatti sono commessi attraverso strumenti informatici o telematici.

Rientra nel revenge porn la condotta di chi, per vendicarsi dell’ex che l’ha lasciato, decide di pubblicare sui social un video hard girato consensualmente.

Video hard: quand’è pedopornografia?

Il video hard che coinvolge minori fa scattare il grave reato di pornografia minorile [2]. La legge non punisce solamente colui che effettua un filmino erotico che abbia come protagonista un minore, ma anche tutta un’altra serie di condotte collegate alla produzione, realizzazione e diffusione di tale materiale illecito.

Per la precisione, il reato di pedopornografia punisce chi:

  • realizza esibizioni o spettacoli, ovvero produce materiale pedopornografico;
  • recluta o induce minori a partecipare a esibizioni o spettacoli pornografici, oppure dai suddetti spettacoli trae altrimenti profitto;
  • fa commercio di materiale pedopornografico;
  • con qualsiasi mezzo, anche per via telematica, distribuisce, divulga, diffonde o pubblicizza materiale pedopornografico, ovvero distribuisce o divulga notizie o informazioni finalizzate all’adescamento o allo sfruttamento sessuale di minorenni;
  • offre o cede ad altri, anche a titolo gratuito, materiale pedopornografico.

Secondo la giurisprudenza [3], commette il reato di pornografia minorile anche il soggetto che esercita pressioni sul minore affinché si scatti dei selfie erotici.

In pratica, risponde del delitto di pornografia minorile anche colui che, pur non realizzando materialmente la produzione di materiale pedopornografico, abbia istigato o indotto il minore a farlo, facendo sorgere in questi il relativo proposito, prima assente, ovvero rafforzando l’intenzione già esistente, ma non ancora consolidata, in quanto tali condotte costituiscono una forma di manifestazione dell’utilizzazione del minore, che implica una strumentalizzazione del minore stesso, sebbene l’azione sia posta in essere solo da quest’ultimo.

Video erotici: è sufficiente la testimonianza della vittima?

Sia nel caso di revenge porn che in quello, ancor più delicato, di pornografia minorile, si pone il problema di tutelare la vittima del reato e di punire il colpevole. Sotto quest’ultimo profilo, la cosa potrebbe non essere così facile in quanto, come nelle ipotesi di violenze e abusi, si tratta quasi sempre di reati consumati alla presenza della sola vittima.

In pratica, la polizia potrebbe trovarsi nella situazione di non poter sentire alcun testimone che possano confermare le parole della vittima che ha denunciato il fatto.

Ebbene, secondo la legge, le dichiarazioni della vittima possono, da sole, giustificare la condanna dell’imputato, se esse sono credibili e coerenti.

Insomma, a differenza del processo civile, in cui è vietato alla parte ottenere giustizia sulla base delle sue sole dichiarazioni, nel giudizio penale potrebbe bastare la testimonianza della vittima.

Quanto appena detto vale dunque anche per i video hard illecitamente filmati oppure diffusi, anche quando la vittima è persona minore d’età.

Secondo la Corte di Cassazione [4], se nel video hard il protagonista maschile non può essere riconosciuto perché non ripreso in volto, assume decisiva importanza la deposizione della vittima, anche se minore d’età.

In questo caso, in assenza di altri testimoni, se la persona offesa è inattendibile perché ha mentito su altre circostanze (ad esempio, la volontarietà circa la diffusione del video, ecc.), allora l’imputato non può essere condannato.

Secondo la Suprema Corte, le dichiarazioni della persona offesa possono essere legittimamente poste da sole a fondamento dell’affermazione di penale responsabilità dell’imputato, previa verifica della credibilità soggettiva del dichiarante e dell’attendibilità del suo racconto, che peraltro deve in tal caso essere più penetrante e rigoroso rispetto a quello cui vengono sottoposte le dichiarazioni di qualsiasi testimone proprio nell’ambito dell’accertamento di reati sessuali.

Secondo gli Ermellini, la deposizione della persona offesa, seppure non equiparabile a quella del testimone estraneo, può essere assunta anche da sola come fonte di prova della colpevolezza, ove venga sottoposta ad un’indagine positiva sulla credibilità soggettiva ed oggettiva di chi l’ha resa, dato che in tale contesto processuale il più delle volte l’accertamento dei fatti dipende necessariamente dalla valutazione del contrasto delle opposte versioni di imputato e parte offesa, soli protagonisti dei fatti, in assenza, non di rado, anche di riscontri oggettivi o di altri elementi atti ad attribuire maggiore credibilità all’una o all’altra tesi.


note

[1] Art. 612-ter cod. pen.

[2] Art. 600-ter cod. pen.

[3] Cass., sent. n. 31192 del 9 novembre 2020.

[4] Cass., sent. 16673 del 3 maggio 2021.

Autore immagine: canva.com/


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