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Rimborsi smart working: sono tassati?

6 Maggio 2021
Rimborsi smart working: sono tassati?

Il rimborso dei costi sostenuti dal dipendente che lavora da casa costituisce reddito da lavoro e va dichiarato? 

Il datore di lavoro può concedere al dipendente in smart working dei rimborsi per le spese da questi affrontate nello svolgimento del lavoro da casa. Ci si è chiesto se i rimborsi smart working sono tassati, se cioè fanno reddito e quindi sono soggetti a prelievo fiscale. In altri termini, può l’Agenzia delle Entrate pretendere il versamento delle imposte sulle somme erogate da un datore di lavoro al proprio dipendente in smart working, al fine di rimborsargli i costi dallo stesso sostenuti nello svolgimento della propria attività?

La soluzione è stata fornita dalla stessa Agenzia delle Entrate in risposta a un interpello [1]. 

Secondo l’amministrazione finanziaria, i rimborsi spese per lo smart working non costituiscono reddito in capo al lavoratore quando sono da considerarsi come spese affrontate nell’esclusivo interesse del datore di lavoro stesso e a patto che siano individuate sulla base di elementi oggettivi. In pratica, è necessaria un’indicazione delle specifiche spese sostenute, non essendo invece sufficiente una generica dizione «rimborso spese generali». In quest’ultima ipotesi, infatti, non essendo certa e identificabile l’uscita economica in capo al lavoratore, le somme a questi erogate in modo onnicomprensivo fanno reddito e sono tassate. 

In base al cosiddetto «principio di onnicomprensività» del concetto di reddito da lavoro dipendente [2], tutte le somme e i valori corrisposti dal datore di lavoro al lavoratore a qualunque titolo costituiscono, per quest’ultimo, reddito di lavoro dipendente. Tuttavia, come già detto dall’Agenzia delle Entrate nella circolare 326/E/1997 e nelle risoluzioni 178/E/2003 e 357/E/2007, bisogna escludere dalla base imponibile del reddito del lavoratore tutte quelle somme che, anche se corrisposte dal datore di lavoro, non generano un arricchimento in capo al beneficiario, ma si configurano quale mera reintegrazione patrimoniale di un costo sostenuto nell’esclusivo interesse del datore medesimo. 

Ecco che allora i rimborsi spese per lo smart working non sono tassati se si tratta di spese:

  • oggettivamente individuabili;
  • sostenute nell’esclusivo interesse del datore di lavoro. 

Circa la modalità di determinazione dell’ammontare delle spese rimborsate da escludere dal reddito imponibile, l’Amministrazione Finanziaria afferma che, in assenza di specifici criteri di quantificazione forfettaria dettati dal Legislatore, le stesse devono essere determinate in base ad elementi oggettivi e documentalmente accertabili.

Pertanto, con specifico riferimento al rimborso dei costi sostenuti dai dipendenti in smart working per lo svolgimento della propria attività, ove sia possibile quantificare gli stessi in base a parametri diretti ad individuare costi risparmiati dalla società (che sono stati invece sostenuti dal lavoratore), sarà possibile escluderli dal reddito di lavoro dipendente.


note

[1] Ag. Entrate, risposta ad interpello n. 314 del 30 aprile 2021.

[2] Art. 51 c.1. del D.P.R. 917/1986.


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