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Lo sai che? Accertamento: se l’Agenzia Entrate invia il questionario fiscale al contribuente

Lo sai che? Pubblicato il 1 aprile 2014

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> Lo sai che? Pubblicato il 1 aprile 2014

Cos’è un accertamento fiscale analitico, analitico induttivo, induttivo e sintetico: tutti i sistemi dell’Agenzia delle Entrate per scovare l’evasione fiscale.

Ricevere una lettera da parte dell’Agenzia delle Entrate non fa mai piacere. Ma non sempre ci si deve allarmare. Ci sono, infatti, delle comunicazioni che hanno un carattere più informale e sono rivolte a collaborare con il contribuente. Uno di questi è l’invio dei questionari fiscali.

Un contribuente che riceve, da parte dell’Agenzia delle Entrate, un questionario fiscale deve ritenere che sarà sottoposto a un accertamento? Non necessariamente. La ricezione di un questionario rappresenta l’avvio di un controllo che non per forza deve concludersi con un accertamento.

Il contribuente, infatti, ben potrebbe soddisfare le richieste dell’ufficio e quest’ultimo non rilevare alcuna irregolarità. Con la conseguenza che tutto potrebbe finire già solo con la restituzione del questionario debitamente compilato, senza più alcun riscontro da parte dell’Agenzia delle Entrate.

La Guardia di Finanza, con una circolare del 29 dicembre 2011, ha chiarito che l’invio ai contribuenti del questionario fiscale deve essere circoscritto esclusivamente all’esercizio della funzione ispettiva e non può, dunque, essere motivato da finalità di monitoraggio o analisi.

È bene, proprio al fine di scongiurare eventuali prosecuzioni dell’attività da parte dell’Amministrazione finanziaria, rispondere al questionario avendo cura di dettagliare e giustificare ogni posizione e operazione richiesta, corredandola dei documenti a comprova di quanto sostenuto dal contribuente medesimo.

Secondo la giurisprudenza, infatti, è legittimo l’accertamento sintetico, da parte del fisco, effettuato attraverso elementi e circostanze certi e incontestabili come le risposte date dal contribuente al questionario: in altre parole, quel che il contribuente scrive nel questionario potrebbe essere usato proprio contro di lui in caso l’ufficio decida di passare all’accertamento fiscale vero e proprio [1].

Cos’è un accertamento fiscale?

Con il termine “accertamento fiscale” si usa intendere sia l’accertamento vero e proprio, sia l’attività di controllo dell’amministrazione finanziaria. Tuttavia, per “accertamento” deve intendersi l’atto con cui il fisco richieste al contribuente delle maggiori imposte rispetto a quelle dichiarate (o non dichiarate).

L’accertamento, quindi, rappresenta l’atto conclusivo del procedimento di “controllo” avviato in precedenza dall’ufficio finanziario, il quale ha riscontrato delle irregolarità che vengono contestate al contribuente (diversamente, il controllo si conclude con l’archiviazione del procedimento).

Gli accertamenti non sono tutti uguali, e non solo in ragione delle differenze esistenti tra imposte e relative regole di determinazione, ma dipendono anche da altri fattori quali le categorie di reddito possedute dal contribuente, i diversi metodi di determinazione del reddito o del volume d’affari e anche la natura e la gravità delle infrazioni che l’ufficio riscontra.

Un numero considerevole di accertamenti nel nostro Paese riguarda i titolari di reddito d’impresa e di lavoro autonomo, frutto di controlli che, dal punto di vista del fisco, hanno applicato non correttamente le norme che disciplinano la determinazione del reddito.

Nei confronti di questi soggetti vengono utilizzate varie tipologie di accertamenti:

1) – accertamento “analitico

In tale caso l’attività di controllo si fonda sull’esame delle scritture contabili e consente di ricostruire l’imponibile considerandone le singole componenti (ricavi o compensi e costi).

2) – accertamento “analitico-induttivo

In questa ipotesi, l’ufficio ricorre all’utilizzo di presunzioni che però, per essere ammesse dal giudice tributario, devono essere “gravi”, “precise” e “concordanti” (quindi più di una): una tipologia molto in voga da qualche anno, che però non sempre sortisce, per il fisco, i frutti sperati.

3) – accertamento “induttivo

Con l’accertamento “induttivo” infine la pretesa richiesta dall’ufficio si fonda su una ricostruzione del reddito che prescinde, in tutto o in parte, dalle risultanze delle scritture contabili. Tuttavia, l’utilizzo di questa particolare tipologia è possibile solo quando ricorre almeno una delle condizioni appositamente previste dalla legge.

4) – accertamento “sintetico

Un’ulteriore tipologia di accertamento, peraltro, in rampo di lancio nella sua nuova versione,  è quello cosiddetto “sintetico” che si rivolge esclusivamente alle persone fisiche a nulla rilevando che queste siano o meno titolari di partita IVA.

Diversamente dagli altri accertamenti, quello sintetico non individua uno specifico reddito che si presume sottratto a tassazione, bensì quantifica il reddito complessivo che il fisco ritiene necessario per poter far fronte alle spese di qualunque genere sostenute dal contribuente in un periodo d’imposta e individuate dall’ufficio finanziario.

5) – accertamento “d’ufficio

Esso riguarda i casi in cui la dichiarazione dei redditi non sia stata presentata oppure sia nulla.

In queste ipotesi l’accertamento mira a determinare il reddito complessivo del contribuente in via analitica se sussistono elementi che permettono la ricostruzione puntuale dell’imponibile, oppure, al contrario, in via induttiva per evidente mancanza di detti elementi e di documentazione e informazioni in genere.

note

[1] Tar Lazio sent. n. 90/2005.

Autore immagine: 123rf.com


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