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Carteggio fra cliente e avvocato come prova dell’accordo: Cassazione

6 Maggio 2021
Carteggio fra cliente e avvocato come prova dell’accordo: Cassazione

Differenza tra procura e mandato: l’incarico all’avvocato non necessita della procura scritta potendo anche essere dimostrato con altre prove. 

Sull’attività professionale svolta dall’avvocato bisogna distinguere tra contratto di patrocinio e procura alle liti, poiché, mentre la seconda è un negozio unilaterale col quale il difensore viene investito del potere di rappresentare la parte in giudizio, il contratto di patrocinio è un negozio bilaterale con cui il professionista viene incaricato di svolgere la sua opera secondo lo schema del mandato (in termini, Cass. civ., 8 giugno 2017, n. 14276; Cass. civ., 23 marzo 2017, n. 7410). Non si può escludere che il rilascio di una procura alle liti assolva all’onere di forma eventualmente richiesto per il contratto (come è per la Pubblica Amministrazione: cfr. Cass. civ., 22 luglio 2015, n. 15454; Cass. civ., 24 febbraio 2015, n. 3721; Cass. civ., ord. 16 febbraio 2012, n. 2266) e, al contempo, ne fornisca la prova.

In buona sostanza, la procura alle liti non è indispensabile per dimostrare il conferimento dell’incarico all’avvocato, essendo sufficiente il mandato a monte, che può anche essere orale e che può dimostrarsi anche con un semplice carteggio o con la consegna a quest’ultimo della documentazione inerente alla pratica. 

Di norma, ai fini della conclusione del contratto di patrocinio, non è indispensabile il rilascio di una procura ad litem, essendo questa necessaria solo per lo svolgimento dell’attività processuale, e non è richiesta la forma scritta, vigendo per il mandato il principio di libertà di forma.

Non rileva neppure, ai fini della conclusione del contratto di patrocinio, il versamento, anticipato o durante lo svolgimento del rapporto professionale, di un fondo spese o di un anticipo sul compenso, sia perché il mandato può essere anche gratuito, sia perché, in caso di mandato oneroso, il compenso e l’eventuale rimborso delle spese sostenute possono essere richiesti dal professionista durante lo svolgimento del rapporto o al termine dello stesso (v., in proposito, Cass. civ., 23 marzo 2017, n. 7410; Cass. civ., 21 maggio 2002, n. 10454).

Insomma, il diritto al compenso nasce dal conferimento del mandato e dall’espletamento dell’incarico (in termini, Cass. civ., 6 febbraio 2015, n. 2321), sicché, di fatto, l’unico soggetto eventualmente interessato al rispetto delle formalità di conferimento della procura alle liti è la controparte, la quale ha interesse a confidare nella validità ed efficacia degli atti compiuti e delle dichiarazioni rese in nome della parte dal difensore.

Sotto tale ultimo aspetto, è stato ritenuto finanche non decisiva la mancata produzione in originale della procura alle liti nelle forme dell’art. 83 c.p.c., in un giudizio avente ad oggetto il pagamento degli onorari giudiziali, posto che il giudice dovrebbe al contrario indagare se il professionista abbia assolto l’onere probatorio relativo all’espletamento della prestazione anche attraverso gli altri elementi rinvenibili negli atti del processo.

L’avvocato che chiede il pagamento del compenso deve provare il conferimento dell’incarico 

In caso di azione giudiziale per il pagamento del compenso professionale spettante all’avvocato per l’attività giudiziale e stragiudiziale prestata, il legale deve offrire la duplice prova del conferimento dell’incarico e dell’effettivo svolgimento dell’attività per la quale egli pretende di essere pagato.

Cassazione civile sez. VI, 22/01/2021, n.1421

Compenso avvocato e rilevanza della prova testimoniale per dimostrare la gratuità dell’incarico

Incorre in errore la sentenza di merito che non considera che il fatto che la testimonianza (resa dall’avvocato a terzi e relativa al fatto che le prestazioni offerte in favore dell’assistito erano del tutto gratuite) non riguardi fatti oggettivi ma le dichiarazioni di una delle parti non si traduce automaticamente in causa di inammissibilità della prova stessa, poiché viene in considerazione solo ai fini del corretto utilizzo dei parametri di valutazione dei mezzi istruttori, affidata al libero apprezzamento del giudice del merito.

Cassazione civile sez. VI, 04/03/2020, n.5981

La procura alle liti, quale negozio unilaterale endoprocessuale, è solo un indice presuntivo della sussistenza tra le parti dell’autonomo rapporto di patrocinio

La procura alle liti è un negozio unilaterale endoprocessuale con cui viene conferito il potere di rappresentare la parte in giudizio e che non presuppone l’esistenza – fra le medesime persone – di un sottostante rapporto di patrocinio, ovvero del negozio bilaterale, generatore del diritto al compenso, con il quale, secondo lo schema del mandato, il legale viene incaricato di svolgere l’attività professionale. Ne consegue che la procura alle liti è solo un indice presuntivo della sussistenza tra le parti dell’autonomo rapporto di patrocinio che, se contestato, deve essere provato.

(Nella specie, la S.C. ha confermato la sentenza di merito che aveva negato la sussistenza del rapporto di patrocinio, essendo emerso che l’incarico professionale era stato conferito solo da uno dei litisconsorti, mentre gli altri avevano firmato la procura alle liti con designazione congiunta anche di altri codifensori, cui avevano conferito l’incarico professionale).

Cassazione civile sez. II, 11/03/2019, n.6905

Contratto di patrocinio: non è indispensabile il rilascio di una procura ad litem e non è richiesta la forma scritta

Ai fini della conclusione del contratto di patrocinio, non è indispensabile il rilascio di una procura ad litem, essendo questa necessaria solo per lo svolgimento dell’attività processuale, e non è richiesta la forma scritta, vigendo per il mandato il principio di libertà di forma.

Cassazione civile sez. II, 19/10/2018, n.26522

Il rilascio di una procura o il versamento di un anticipo non sono prove che certificano il conferimento di un incarico

Non si può escludere che il rilascio di una procura alle liti assolva all’onere di forma eventualmente richiesto per il contratto ed, al contempo, ne fornisca la prova. Però, di norma, ai fini della conclusione del contratto di patrocinio, non è indispensabile il rilascio di una procura “ad litem”, essendo questa necessaria solo per lo svolgimento dell’attività processuale, e non è richiesta la forma scritta, vigendo per il mandato il principio di libertà di forma. Né rileva, ai fini della conclusione del contratto di patrocinio, il versamento, anticipato o durante lo svolgimento del rapporto professionale, di un fondo spese o di un anticipo sul compenso, sia perché il mandato può essere anche gratuito, sia perché, in caso di mandato oneroso, il compenso e l’eventuale rimborso delle spese sostenute possono essere richiesti dal professionista durante lo svolgimento del rapporto o al termine dello stesso.

Cassazione civile sez. II, 19/10/2018, n.26522

Responsabilità dell’avvocato ed onere probatorio: da valutare la differenza tra mandato alle liti e procura

Qualora il cliente abbia fornito la prova della conclusione del contratto di patrocinio, con il conferimento dell’incarico all’avvocato di proporre azione in giudizio in primo ed in secondo grado, non è necessario il conferimento di ulteriore mandato per agire in sede di legittimità, della cui prova sia gravato il cliente.

La sola circostanza che questi non abbia rilasciato la procura speciale richiesta allo scopo non esclude la responsabilità del professionista per mancata tempestiva proposizione del ricorso, gravando sull’avvocato l’onere di provare di aver sollecitato il cliente a fornire indicazioni circa la propria intenzione di proporre o meno ricorso per cassazione avverso la sentenza sfavorevole di secondo grado e di averlo informato di questo esito e delle conseguenze dell’omessa impugnazione, nonché l’onere di provare di non aver agito in sede di legittimità per fatto a sé non imputabile (quale il rifiuto di impugnare o di sottoscrivere la procura speciale da parte del cliente) ovvero per la sopravvenuta cessazione del rapporto contrattuale.

Cassazione civile sez. III, 23/03/2017, n.7410

All’avvocato creditore spetta la prova del titolo per il quale pretende il pagamento

Se è indubitabile che può ben assistersi a una dissociazione tra il conferente l’incarico al professionista e il beneficiario della prestazione è altrettanto indubbio che non può concludersi per l’esclusiva addebitabilità al conferente delle obbligazioni, anche economiche, nascenti dall’incarico. Al professionista creditore spetta l’onere della prova di dimostrare il titolo per il quale pretende il pagamento.

Cassazione civile sez. II, 23/01/2017, n.1673



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