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Il nuovo redditometro: retroattivo solo se più favorevole al contribuente


Il nuovo redditometro: retroattivo solo se più favorevole al contribuente

> Diritto e Fisco Pubblicato il 1 aprile 2014



Come funziona il nuovo redditometro e la sua valenza retroattiva.

Appena nato, ma già tanto controverso. Il nuovo redditometro [1] si applicherà anche ai periodi e ai rapporti sorti prima della sua entrata in vigore, ma ad una condizione: che i nuovi parametri di riferimento – e i risultati cui si perviene applicandoli – conducano a un risultato più favorevole al contribuente rispetto a quelli precedenti.

Difatti, la norma che istituisce il nuovo redditometro ha natura procedimentale e, come tale, risulta immediatamente applicabile anche per il passato.

È questa la sintesi di una incisiva sentenza della Commissione Tributaria Regionale del Veneto [2], che spezza una lancia a favore dei contribuenti.

Prima di parlare della sua retroattività, però, è bene ricordare cosa sia il nuovo redditometro e come funziona.

Cos’è e come funziona il redditometro?

Il redditometro è un metodo di accertamento attraverso il quale il Fisco può stimare il reddito presunto di un contribuente, sulla base delle spese effettuate durante l’anno. Esso si caratterizza per l’utilizzo, da parte dell’amministrazione finanziaria, di presunzioni legali, attraverso le quali gli uffici sono legittimati a risalire da un fatto noto (la manifestazione di capacità contributiva rappresentata dalla spesa effettuata) al fatto ignoto, cioè l’esistenza di un maggior reddito imponibile rispetto a quello dichiarato.

Strumento presente nell’ordinamento tributario da moltissimi anni, è stato oggetto di una profonda revisione nel 2010. In particolare, è stata rivista la procedura attraverso la quale il Fisco può rettificare il reddito con un sistema applicativo più aderente alla realtà economica rispetto al redditometro di prima generazione che si basava su dei parametri matematici che risalivano al 1992.

Il “nuovo” redditometro trova applicazione per il periodo d’imposta 2009 e successivi. La disposizione di legge prevede che le Entrate possano determinare sinteticamente il reddito complessivo del contribuente, sulla base delle spese di qualsiasi genere sostenute da quest’ultimo nel corso dell’anno ma tenendo conto però della capacità di spesa del nucleo familiare.

Il contribuente può comunque fornire la “prova contraria”, dimostrando che il finanziamento delle spese effettuate è avvenuto: con redditi diversi da quelli posseduti nello stesso periodo d’imposta; con redditi esenti o soggetti a ritenuta alla fonte; con redditi che non concorrono alla formazione del reddito imponibile.

L’accertamento sintetico del reddito è ammesso solo quando il reddito complessivo accertabile (reddito presunto) risulta superiore di almeno il 20 per cento rispetto a quello dichiarato.

Il rinnovato metodo accertativo prevede una serie di passaggi obbligati nel rapporto Fisco-contribuente.

Nella fase istruttoria il Fisco mette a confronto la spesa complessiva del contribuente con il reddito dichiarato considerando:

– le “spese certe” sostenute direttamente dal contribuente;

– le “spese per elementi certi”, ottenute valorizzando alcune spese inerenti i beni nella disponibilità del contribuente (quali immobili e mezzi di trasporto);

– gli incrementi ed investimenti patrimoniali;

– la quota del risparmio formatasi nell’anno.

Il contribuente che presenta un reddito “non congruo” viene quindi invitato a fornire dei chiarimenti sulla sua posizione. In questa fase il contribuente può fornire chiarimenti sugli elementi di spesa individuati e sul proprio reddito e spiegare perché la sua capacità di spesa era legittimamente “sostenibile”.

Se le spiegazioni sono esaustive l’attività di controllo si chiuderà già nella prima fase.

In caso contrario, il contribuente riceverà un nuovo invito al contradditorio, con la quantificazione del maggior reddito accertabile e delle maggiori imposte e la proposta di adesione ai contenuti dell’invito. Solo se Amministrazione e contribuente non riusciranno a trovare l’accordo, l’ufficio emetterà il vero e proprio avviso di accertamento.

Il nuovo redditometro è retroattivo?

Non tutti sono d’accordo sulla retroattività del redditometro.

Gran parte della dottrina ne ha sostenuto l’applicazione retroattiva per due ragioni:

1) si tratterebbe di una norma procedimentale (in quanto incide sulle modalità di determinazione del tributo);

2) sarebbe uno strumento maggiormente affidabile nella ricostruzione del reddito.

Questa tesi è condivisa dalla Cassazione [3] e da alcuni giudici [4]

Secondo altra teoria, invece, il nuovo strumento non sarebbe suscettibile di applicazione retroattiva perché:

– è la legge stessa che prevede che esso ha effetto “per gli accertamenti relativi ai redditi per i quali il termine di dichiarazione non è ancora scaduto alla data di entrata in vigore del presente decreto” (vale a dire con esclusione degli accertamenti relativi a periodi d’imposta anteriori al 2009);

– le profonde differenze metodologiche sostanziali del nuovo redditometro col vecchio strumento ne fanno non una evoluzione della vecchia metodologia, ma uno strumento completamente nuovo.

note

[1] Art. 22, comma 1, del Dl 78/2010.

[2] CTR Veneto sent. n. 125/30/13 del 3.12.2013.

[3] Cass. sent. n. 21171/2008

[4] CTP Reggio Emilia, sent. n. 272/2012.

Autore immagine: 123rf.com

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