Diritto e Fisco | Articoli

Co.co.co: cosa si intende?

24 Agosto 2021
Co.co.co: cosa si intende?

In alcuni casi, il rapporto di lavoro è a metà strada tra la subordinazione e l’autonomia.

Hai risposto ad un annuncio di lavoro ed hai partecipato alla selezione. L’ufficio risorse umane ti ha proposto di essere assunto con contratto di collaborazione coordinata e continuativa (co.co.co). Non conosci questa tipologia contrattuale; pertanto, ti chiedi cosa si intende per co.co.co e quali diritti offre.

Esistono dei rapporti lavorativi che hanno alcune caratteristiche del lavoro dipendente e altre tipiche del lavoro autonomo. Tali collaborazioni sono dette «co.co.co». Ma cosa si intende con questa definizione?

I co.co.co sono rapporti spesso usati dai datori di lavoro per evitare di assumere i lavoratori con contratto di lavoro subordinato e riconoscergli, conseguentemente, tutti i diritti previsti dalla legge e dalla contrattazione collettiva. Ma procediamo con ordine e analizziamo nel dettaglio cos’è il contratto di collaborazione coordinata e continuativa.

Co.co.co: cosa sono?

Con l’acronimo co.co.co. vengono generalmente indicati i collaboratori coordinati e continuativi, ossia, dei lavoratori che collaborano in modo stabile con l’impresa senza, però, essere assunti come dipendenti.

La legge [1] qualifica come co.co.co. i rapporti di collaborazione che prevedono lo svolgimento, da parte del lavoratore, di una prestazione di opera:

  • continuativa nel tempo;
  • eseguita in modo prevalentemente personale;
  • coordinata.

Per quanto riguarda quest’ultimo requisito, in questi rapporti le parti (committente e collaboratore) stabiliscono delle modalità di coordinamento di comune accordo.

Co.co.co: quale retribuzione?

Il co.co.co. è un lavoratore autonomo che, tuttavia, al pari del dipendente, collabora in modo continuativo con il committente. Non c’è, però, alcun vincolo di subordinazione ma solo un coordinamento con l’impresa nelle modalità stabilite nel contratto stesso. Per questo al co.co.co. non si applica la normativa in materia di lavoro subordinato.

Ne consegue che, sul piano retributivo, il collaboratore e il committente possono stabilire il compenso liberamente, senza doversi attenere ai minimi salariali stabiliti dai contratti collettivi di lavoro che non sono applicabili a questa tipologia contrattuale.

Co.co.co: quale orario di lavoro?

Allo stesso modo, non si applica al co.co.co. la normativa in materia di orario di lavoro, riposi, pause, ferie e permessi. Il collaboratore, infatti, è libero di eseguire la prestazione di lavoro oggetto del contratto senza vincoli di orario. Ciò che conta è che il co.co.co. rispetti le scadenze e le consegne senza che sia necessario garantire una presenza fissa in un orario prestabilito. Il coordinamento, però, può tradursi nella necessità di essere presente in azienda con cadenze prestabilite per effettuare delle riunioni di allineamento con il committente.

Co.co.co: deve fare fattura?

Un’analogia con il lavoro dipendente è rappresentata dal fatto che il co.co.co., pur essendo un lavoratore autonomo, non deve emettere la fattura dopo aver ricevuto il compenso mensile. Al pari di ciò che accade con i lavoratori subordinati, infatti, il committente è tenuto a svolgere funzioni di sostituto di imposta anche verso il co.co.co. al quale verrà, dunque, consegnata una busta paga mensile. Il committente provvederà a trattenere dal compenso lordo erogato al collaboratore le tasse (Irpef) e la quota di contributi previdenziali a carico del lavoratore. Il netto risultante da tali trattenute verrà liquidato tramite bonifico o con le diverse modalità concordate nel contratto.

Co.co.co: quando è illegittimo?

In alcuni casi, i contratti di collaborazione coordinata e continuativa nascondono, in realtà, dei veri e propri rapporti di lavoro subordinato. Questa operazione è illegittima poiché, nel nostro ordinamento, se un rapporto ha le caratteristiche della subordinazione (assoggettamento del lavoratore al potere direttivo del datore di lavoro) deve essere obbligatoriamente applicato il contratto di lavoro subordinato e la relativa disciplina.

Ne deriva che il co.co.co. che, in realtà, viene trattato come un dipendente può agire in due distinte modalità:

  • può presentare una richiesta di accesso ispettivo all’Ispettorato del lavoro (Itl) con il modello INL31 denunciando l’erronea qualificazione del suo rapporto di lavoro;
  • può rivolgersi direttamente al giudice del lavoro chiedendo che venga accertata la natura subordinata del rapporto.

Co.co.co: denuncia all’Itl

Per denunciare all’Itl l’erronea qualificazione del rapporto di lavoro come co.co.co. occorre compilare il modello INL31 con cui si richiede all’Ispettorato di disporre un accesso ispettivo. In questo caso, i funzionari dell’ente si recheranno in azienda e chiederanno documenti e dichiarazioni ai colleghi per verificare le concrete modalità di svolgimento della collaborazione e capire se, in realtà, il rapporto ha natura subordinata. In caso affermativo, verrà adottato un provvedimento che obbliga il datore di lavoro alla corretta qualificazione del rapporto e al pagamento delle relative differenze, nonché dei contributi previdenziali eventualmente dovuti all’Inps.

Co.co.co: la causa di lavoro

Se presenta una vera e propria causa al giudice del lavoro, il co.co.co. dovrà dimostrare che, nella realtà, svolgeva un’attività lavorativa di tipo subordinato. Il collaboratore dovrà, in particolare, provare, sia con documenti che con testimonianze, che era soggetto ad un potere di direzione o di organizzazione del datore di lavoro.

Inoltre, possono rilevare anche elementi ulteriori come:

  • l’assegnazione di una sede di lavoro fissa;
  • il rispetto di un orario di lavoro prestabilito;
  • l’uso degli strumenti aziendali per eseguire il lavoro;
  • l’obbligo di chiedere l’autorizzazione per le assenze.

Se il giudice accerta che il rapporto ha natura subordinata disporrà la trasformazione del contratto e il pagamento, a favore del co.co.co., delle differenze retributive maturate.


note

[1] Art. 409 n. 3, cod. proc. civ.


Sostieni LaLeggepertutti.it

La pandemia ha colpito duramente anche il settore giornalistico. La pubblicità, di cui si nutre l’informazione online, è in forte calo, con perdite di oltre il 70%. Ma, a differenza degli altri comparti, i giornali online non hanno ricevuto alcun sostegno da parte dello Stato. Per salvare l'informazione libera e gratuita, ti chiediamo un sostegno, una piccola donazione che ci consenta di mantenere in vita il nostro giornale. Questo ci permetterà di esistere anche dopo la pandemia, per offrirti un servizio sempre aggiornato e professionale. Diventa sostenitore clicca qui

Lascia un commento

Usa il form per discutere sul tema (max 1000 caratteri). Per richiedere una consulenza vai all’apposito modulo.

 


NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA

Canale video Questa è La Legge

Segui il nostro direttore su Youtube