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Bollo auto: cos’è e come dimostrare di aver pagato se si perde la ricevuta


Bollo auto: cos’è e come dimostrare di aver pagato se si perde la ricevuta

> Diritto e Fisco Pubblicato il 1 aprile 2014



Tasse automobilistiche: quando si prescrive, come dimostrare di aver pagato, chi deve pagare e obbligo di esposizione sul parabrezza dell’auto.

Numerose sono le problematiche e le questioni che possono sorgere in materia di bollo auto (o meglio, per come tra breve si dirà, “tassa automobilistica”).

Abbiamo raggruppato alcune delle principali domande in questo articolo.

Come si può dimostrare di essere in regola con il pagamento del bollo auto se non si riesce più a trovare la ricevuta del versamento?

In casi come questo, il proprietario del mezzo dovrà tentare, quanto meno, di ricordare dove e in che giorno ha effettuato il pagamento e chiedere, presso tale sede, un duplicato.

In alternativa, se l’automobilista ricorda la data e il circuito di esazione cui ci si era rivolto (per esempio, tabaccherie, Poste o agenzie di pratiche auto) può sperare di far rintracciare il pagamento nei database del circuito.

Cos’è il bollo auto

“Bollo auto” è un’espressione da sempre nel linguaggio comune, che però non ha alcun riscontro nel linguaggio normativo.

La legge, al contrario, usa la dicitura “tasse automobilistiche” e, con essa, indica tutti i tributi legati al possesso (inteso principalmente come iscrizione nei pubblici registri, cioè il Pra e l’Archivio nazionale veicoli, tenuto dalla Motorizzazione) di veicoli, o rimorchi e alla circolazione dei ciclomotori.

Dal 1999, il gettito e la gestione (cioè l’organizzazione degli incassi, dei controlli e della riscossione coattiva) del tributo spettano interamente alla Regioni a statuto ordinario.

Nelle Regioni a statuto speciale, invece, la gestione è rimasta all’agenzia delle Entrate.

Le regole in materia di bollo auto sono incredibilmente frastagliate e differenti a seconda della Regione del territorio italiano. E ciò per una serie di ragioni.

1) Innanzitutto, le Regioni – poiché hanno autonomia tariffaria (sia pure limitata) – ogni anno possono variare gli importi fino al 10% (in aumento o in diminuzione) e stabilire, entro certi limiti, esenzioni e riduzioni.

2) Sebbene nel 2003 la Corte Costituzionale ha stabilito che il bollo auto è un tributo proprio dello Stato, che quindi è l’unico soggetto abilitato a legiferare sulla materia (a parte, appunto, tariffe, esenzioni e riduzioni che restino nei limiti consentiti dalle norme nazionali), prima di tale data molte Regioni hanno fissato regole diverse da quelle nazionali in materia di bollo: regole che sono ancora in vigore. Molte di tali leggi regionali, peraltro, sono in contrasto con la normativa nazionale e non sempre i Governi le hanno impugnate davanti alla Corte Costituzionale.

L’uso della denominazione “bollo” è un residuo del tempo (fino a tutto il 1982) in cui il presupposto d’imposta non era il possesso, bensì la mera circolazione del mezzo (cioè il transito o la sosta su una strada aperta al traffico): per comprovare il pagamento era obbligatorio esporre un contrassegno che tradizionalmente aveva forma circolare (un bollo, appunto).

È ancora obbligatorio esporre, sul parabrezza, il bollo dell’auto?

L’obbligo di esposizione è rimasto fino a tutto il 1997. Attualmente però resta in piedi solo per i ciclomotori, proprio perché per questa categoria di veicoli il presupposto d’imposta è ancora la circolazione e quindi l’unico controllo sulla regolarità dei pagamenti può avvenire su strada.

Per tutti gli altri mezzi, i riscontri vengono effettuati (di solito, due o tre anni dopo l’annualità cui si riferiscono) incrociando i numeri di targa presenti nei pubblici registri con quelli cui si riferiscono i versamenti eseguiti.

Entro quando si prescrive la richiesta di bollo auto?

Eventuali irregolarità possono essere contestate (a chi risulta intestatario del mezzo) entro il 31 dicembre del terzo anno successivo a quello in cui il versamento sotto esame si riferisce: per esempio, entro quest’anno andranno inviati gli avvisi relativi all’annualità 2011.

A questo si aggiunge la prassi ampiamente seguita dalle Regioni, che inviano gli avvisi negli ultimi giorni utili. Non di rado, entro il 31 dicembre riescono solo ad affidarli alle Poste, per cui i contribuenti ricevono buste con timbro di spedizione di gennaio, ma ciò non rende invalida la richiesta perché conta la data di affidamento al servizio postale.

Infine, tra possibili condoni e normative regionali difformi, in alcuni casi il termine di decadenza per le contestazioni aumenta a cinque anni. Quindi, è bene conservare le ricevute in un luogo sicuro per un periodo analogo. Tanto più che il rischio che si ripeta il fenomeno delle “cartelle pazze” è sempre in agguato: per esempio, lo scorso gennaio è capitato in Molise.

note

Autore immagine: 123rf.com

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2 Commenti

  1. Bollo auto che cos’è… Bene, è talmente banale , tutti sanno (?) che cosìè il bollo auto (o ricevuta di versamento della tassa di possesso) che a nessuno viene in mente di specificare i dati obbligatori che devono essere in esso inseriti
    dico questo perchè ho pagato la tassa in una agenzia di Postasì ma con mia incredulità ho notato che la ricevuta non contiene sorta di “Causale,” perciò credo che si dovrebbe menzionare in qualche modo i dati obbligatori da inserire nelle ricevute, e con le lettere maiuscole. grazie della Vostra attenzione
    Luciano Matteo Wiederhofer

  2. BUONGIORNO,MI SERVE DI SAPERE COME SI FA A CONTROLLARE SE SI E’ PAGATO IL SUPERBOLLO DAL 2012,PREMETTO CHE NON HO RICEVUTE DEIGLI EVENTUALI PAGAMENTI CON F24.
    INOLTRE,PER IL BOLLO CHE SCADEVA DICEMBRE 2011, PAGATO GENNAIO 2012 SI DOVEVA UGUALMENTE PAGARE IL SUPERBOLLO?

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