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Sì all’affidamento condiviso anche in caso di liti tra i coniugi

1 aprile 2014


Sì all’affidamento condiviso anche in caso di liti tra i coniugi

> Diritto e Fisco Pubblicato il 1 aprile 2014



Anche l’accesa conflittualità non può escludere l’affidamento condiviso dei figli.

Anche se gli ex coniugi non vanno d’accordo e i litigi tra di essi sono esasperanti rimane fermo l’obbligo del giudice di disporre l’affidamento condiviso della prole. Lo ha detto una recente sentenza della Cassazione [1]. Ma vediamo meglio di cosa si tratta.

La divisione dei coniugi non deve pregiudicare il rapporto costante ed equilibrato tra questi e i figli. La fine di una storia d’amore non coincide con la fine del rapporto di genitorialità. Genitori si resta per sempre.

Nella prassi però accade che, proprio sulla base di una certa conflittualità tra i coniugi, il primo che presenta in il ricorso in tribunale per separazione chiede anche l’affido esclusivo dei figli. La legge [1], però, stabilisce che i figli vengono affidati ad entrambi i genitori i quali devono gestire il tempo e le scelte educative dei propri figli in totale collaborazione. È il cosiddetto “affidamento condiviso”.

Lo scopo della legge è proprio quello di garantire al minore un rapporto equilibrato e continuativo con ciascuno dei genitori, di ricevere cura, educazione e istruzione da entrambi e di conservare rapporti significativi con i parenti di ciascun ramo genitoriale.

Dunque, la litigiosità o i rancori tra i coniugi non possono costituire un limite alla concessione dell’affidamento condiviso dei figli.

A ribadire questo concetto, assolutamente in sintonia con la normativa sull’affidamento condiviso, è una recentissima sentenza della Cassazione. La Corte ha ribadito, così come in altre occasioni [3], che il fatto che il minore venga prevalentemente collocato presso uno dei genitori non è un buon motivo per limitare il diritto dell’altro genitore di vedere e tenere con sé i figli.

In buona sostanza anche nel caso di conflittualità tra ex coniugi bisogna sempre preferire l’affidamento condiviso salvo che la litigiosità tra i genitori sia un disagio intollerabile per i figli e finisca per danneggiarli.

Dunque l’affidamento esclusivo va concesso solo in ipotesi residuali e più gravi: quando, ad esempio, i conflitti tra gli ex coniugi sono talmente forti da alterare e porre in serio pericolo l’equilibrio e lo sviluppo psico-fisico dei figli.

Il più delle volte, nonostante il giudice abbia disposto l’affidamento condiviso dei figli, il coniuge collocatario (cioè quello presso il quale vivono i figli) si sente in dovere di limitare il tempo di visita dell’altro o addirittura di impedire all’ex coniuge di tenere con se i figli.

Questo è un atteggiamento non solo diseducativo, ma assolutamente vietato dalla legge; infatti, il genitore ostruzionista che metta in atto simili condotte può rispondere penalmente del reato di “mancata esecuzione dolosa di un provvedimento del giudice” [4].

Inoltre, se gli atteggiamenti ostruzionistici di un genitore nei confronti dell’altro vengono perpetrati più volte, il giudice può anche disporre di modificare l’affidamento da condiviso ad esclusivo in favore del genitore vittima e nei casi più gravi può anche disporre la sospensione o la decadenza dalla patria potestà.

Vale la pena ricordare anche che il genitore che chieda l’affidamento esclusivo, senza che ci siano validi motivi a sostegno della richiesta può essere multato (leggi: “Richiesta di affidamento esclusivo senza motivi: può scattare la multa”).

Una coppia che decide di separarsi deve sapere sin da subito che i figli non sono una proprietà e in sede di separazione non devono diventare oggetto di contesa.

Il consiglio che mi sento di dare è quello di chiedere contestualmente al ricorso per separazione l’affidamento condiviso dei figli; chiedere un affidamento esclusivo, senza che ci siano serie ragioni è un grave errore se non ne ricorrono i presupposti.

Avanzare una richiesta simile palesa il rancore non ancora smaltito verso il coniuge mentre si perde di vista il reale interesse da tutelare cioè quello dei figli ad avere un padre e una madre anche se la fine di un amore li ha divisi.

Mi preme sottolineare anche che, nei procedimenti di separazione, è fondamentale il ruolo conciliativo dell’avvocato che oltre a difendere un padre o una madre deve soprattutto fare in modo che sia difeso il sacrosanto diritto di un figlio di poter continuare a condividere, in maniera equilibrata, la propria vita con i suoi genitori.

note

[1] Cass.sent.n.7477 del 31.03.2014.

[2] Art. 1 legge n. 54/2006

[3] Cass. sent. 5108 del 2012

[4] Art. 388 cod. pen.

[5] Trib. Milano decr. del 27.03. 2011.

Autore immagine: 123rf.com

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