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Riabilitazione penale

25 Agosto 2021
Riabilitazione penale

Come cancellare gli effetti di una condanna e ripulire la fedina penale.

Stai cercando lavoro e ti viene richiesto di presentare copia del certificato penale. Sei un po’ preoccupato, poiché diversi anni fa sei stato sottoposto ad un processo penale per un reato molto lieve e condannato a qualche mese di reclusione ed al pagamento di una multa. Ti chiedi se tale condanna compaia nel certificato e se sia possibile rimuoverla. Ebbene, devi sapere che il nostro legislatore ha previsto uno specifico istituto che ha lo scopo di cancellare gli effetti di una condanna, ossia la riabilitazione penale. Ma come ottenerla? Andiamo a vedere nei paragrafi successivi cosa dice la legge.

Fedina penale: cos’è?

Prima di occuparci nello specifico della riabilitazione, è opportuno chiarire cos’è il certificato (o fedina) penale.

Il certificato penale [1], chiamato comunemente “fedina penale“, è un documento che raccoglie le informazioni su tutte le condanne penali passate in giudicato di ogni singolo cittadino. Che significa condanne penali passate in giudicato? Con tale espressione si fa riferimento ad una sentenza che non può più essere impugnata, cioè nei confronti della quale non può essere più proposto appello o ricorso per Cassazione.

Nel certificato penale, quindi, vengono raccolte le sentenze ormai divenute definitive; se il soggetto ha procedimenti penali in corso, invece, questi saranno annotati nel certificato dei carichi pendenti e non nella fedina penale.

Il certificato penale può essere consultato – oltre che dal diretto interessato –  dalle forze dell’ordine, dalla magistratura, della Pubblica Amministrazione e dai datori di lavoro (come nel nostro esempio iniziale).

A quanto detto sinora, bisogna aggiungere un’importante precisazione: è possibile che determinate sentenze, anche se definitive, non vengano annotate nel certificato penale.

Nel caso di reati minori o a seguito di un procedimento penale diverso da quello ordinario (si pensi ad esempio al caso del patteggiamento, ove l’imputato ed il pubblico ministero concordano l’entità della pena) il giudice può concedere il beneficio della non menzione nel certificato penale. In tal caso, il datore di lavoro privato non potrà venire a conoscenza della condanna subita dal soggetto che intende assumere; le forze dell’ordine, la magistratura e la Pubblica Amministrazione, invece, potranno comunque avere accesso alla fedina penale completa nella quale sono riportate tutte le sentenze definitive, anche quelle lievi.

Fatta questa premessa sulla fedina penale, occupiamoci nel paragrafo che segue della riabilitazione.

Riabilitazione penale: cos’è?

La riabilitazione è una causa di estinzione della pena [2], essa cioè fa venir meno le conseguenze della condanna, ossia le pene accessorie (come ad esempio l’interdizione dai pubblici uffici o la perdita ovvero la sospensione dall’esercizio della responsabilità genitoriale) ed ogni altro effetto penale della condanna.

Come accennato nei paragrafi precedenti, si tratta di un procedimento che consente al soggetto condannato, se ricorrono determinate condizioni, di riacquistare le capacità perdute per effetto della condanna, ripulendo in tal modo la fedina penale. Il legislatore ha previsto tale istituto al fine di evitare che una condanna segni irrimediabilmente il futuro di un soggetto che ha diritto ad essere reinserito nella vita sociale.

Ma quando è possibile ottenere la riabilitazione penale? Il legislatore ha previsto delle condizioni precise, ossia:

  • il decorso di un certo periodo di tempo;
  • la buona condotta;
  • il pagamento delle spese processuali e degli obblighi risarcitori derivanti dal reato (ossia le cosiddette obbligazioni civili).

Per quanto riguarda il primo dei presupposti sopra indicati, ossia il decorso del tempo, la legge prevede che deve essere di almeno tre anni dall’espiazione della pena. Nel caso in cui il soggetto sia recidivo [3] (ossia chi, dopo essere stato condannato per un reato, ne commette un altro), i termini per richiedere la riabilitazione sono di otto anni; tale termine è aumentato a dieci anni laddove trattasi di delinquenti abituali, per tendenza ovvero professionali (cioè coloro che realizzano ripetutamente nel tempo azioni criminose).

Per buona condotta, invece, oggetto di valutazione non è solo l’assenza di nuove denunce a carico del soggetto, ma la sussistenza di fatti e comportamenti che diano prova di un effettivo e costante rispetto delle regole della convivenza civile e che siano espressione del recupero dell’interessato ad un corretto modello di vita [4].

Ultima condizione necessaria per ottenere la riabilitazione è l’adempimento delle obbligazioni civili, ossia il risarcimento del danno in favore della vittima del reato o il pagamento delle spese processuali [5]; si tratta di una condizione che testimonia l’interesse del condannato nei confronti delle persone offese dalla condotta criminosa ed è valutata ai fini del suo reinserimento sociale.

Come si presenta la domanda di riabilitazione penale?

Per presentare la domanda di riabilitazione, innanzitutto, è necessario richiedere copia del casellario penale e della sentenza di condanna.

Poi, occorre contattare l’Ufficio Spese di Giustizia del Tribunale (per pagare le spese processuali) nonché le vittime e i danneggiati del reato (per poter concordare la somma del risarcimento).

La domanda di riabilitazione dovrà indicare gli elementi dai quali desumere la sussistenza delle condizioni elencate sopra e dovrà essere presentata (personalmente dall’interessato o tramite un avvocato) presso il tribunale di sorveglianza del luogo in cui il soggetto ha la residenza o il domicilio.


note

[1] Art. 3 D.P.R. n. 313 del 14.11.2002.

[2] Art. 178 cod. pen.

[3] Art. 99 cod. pen.

[4] Cass. pen. sez. I n.8030 del 23.01.2019.

[5] Art. 185 cod. pen.


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