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Doveri della moglie verso il marito

7 Maggio 2021
Doveri della moglie verso il marito

I diritti e doveri dei coniugi che discendono dal matrimonio: si può addebitare la separazione alla moglie che non lavora e non fa le faccende domestiche?

Quali sono i doveri della moglie verso il marito? Potrà sembrare una domanda anacronistica e priva di senso giuridico, atteso che la legge sul matrimonio parla sempre indistintamente di «coniugi» e non già di «marito» e «moglie»: e questo non per tutelare le coppie omosessuali – per le quali il matrimonio è vietato ed è possibile solo stipulare un’unione civile – ma perché i diritti e i doveri dell’uno sono identici a quelli dell’altro.

Ciò nonostante, di recente, si è presentato un caso giudiziario interessante che dà l’opportunità di spiegare se esistono – ed eventualmente quali sono – i doveri della moglie verso il marito, intesi in senso di contribuzione e assistenza ai bisogni della famiglia. 

Dinanzi al tribunale di Foggia [1] si è presentato un uomo che, nel volersi separare dalla moglie, chiedeva l’addebito in capo a questa, colpevole – a suo dire – di non aver mai badato alla casa, provveduto a cucinare e a lavare gli indumenti nonostante fosse senza lavoro. L’uomo così si vedeva costretto a preparare le vivande da solo e a portare i panni sporchi alla madre. Di qui la richiesta al giudice di addossare la colpa per la fine del matrimonio alla donna. 

Nel caso di specie, è interessante notare che il giudice – nel rigettare la richiesta di addebito – rilevava una sostanziale mancata di prove nel corso del giudizio. Le affermazioni sostenute dall’uomo risultavano così «generiche», non consentendo di attribuire alla moglie una «tale trasgressione degli elementari doveri di collaborazione tale da giudicarla colpevole di un sostanziale abbandono del nucleo famigliare». Ciò che era emerso, «al più, è che talora il marito faceva la spesa o che il ricorrente soleva far lavare gli abiti da lavoro dalla madre, circostanza questa giustificata dalla moglie con l’esigenza di non contaminare gli indumenti del figlio minore».

Come sarebbe andato a finire il processo se invece le prove fossero state più consistenti? Facciamo il punto della situazione.

Doveri del matrimonio

Il Codice civile stabilisce i doveri dei coniugi derivanti dal matrimonio. Questi, sinteticamente, sono costituiti dal dovere di:

  • fedeltà;
  • convivenza;
  • reciproca assistenza (morale e materiale);
  • contribuzione ai bisogni della famiglia;
  • rispetto degli altrui diritti costituzionali.

Chi viola uno di tali doveri subisce – in caso di separazione o divorzio – il cosiddetto addebito. L’addebito è una imputazione di responsabilità le cui conseguenze sono:

  • la perdita del diritto all’assegno di mantenimento (se mai sussistente);
  • la perdita dei diritti successori in caso di decesso del coniuge prima del divorzio.

I doveri della moglie verso il marito (e del marito verso la moglie)

Come visto, la legge parla di doveri dei coniugi e non già di doveri della moglie verso il marito o di doveri del marito verso la moglie. I doveri, così come i diritti, sono quindi senza sesso, anche laddove le convenzioni sociali e i retaggi culturali hanno radicato alcuni usi in capo all’uno o all’altro coniuge. Non ci si può neanche richiamare alle consuetudini per imporre a un coniuge determinati comportamenti. 

I doveri sono intercambiabili, anche laddove uno dei due si sia sempre occupato di determinati aspetti del matrimonio. 

Il dovere di collaborazione e contribuzione

Vero è che entrambi i coniugi – sia il marito che la moglie – hanno il dovere di contribuire ai bisogni della famiglia e di collaborare in favore delle esigenze dell’altro e dei figli. Il che significa attivarsi in qualsiasi modo, non solo con il lavoro ma anche con le faccende domestiche. Ed è anche vero che, laddove un coniuge non abbia un’occupazione, non può completamente disinteressarsi della casa, lasciando tutte le incombenze sull’altro, già occupato nel procacciare il reddito per la famiglia. Questo impegno però non deve essere preso alla lettera, come una linea di demarcazione tra i rispettivi compiti; ben potrebbe avvenire quindi che il coniuge disoccupato lasci qualche attività domestica all’altro, pur essendo questi impegnato nel proprio lavoro.  

Non è previsto – commenta così il giudice nella pronuncia in commento – che «su un coniuge siano addossati tutti i compiti di cura della casa e della prole, poiché entrambi sono tenuti a svolgere le stesse mansioni, e ciò anche nell’ipotesi in cui uno solo di essi lavori, poiché non sarebbe ammissibile una situazione di sottomissione dell’altro a svolgere lavori di mera cura dell’ordine domestico, al quale sono peraltro tenuti anche i figli, nell’ottica di un’educazione responsabile».


note

[1] Trib. Foggia, sent. n. 1092/21.


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