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Incidente con auto aziendale: cosa rischia il dipendente?

7 Maggio 2021
Incidente con auto aziendale: cosa rischia il dipendente?

Violazioni del Codice della strada, multa e risarcimento per incidente: il dipendente rischia una sanzione disciplinare o il licenziamento? 

Può una semplice infrazione al Codice della strada, commessa con l’auto aziendale, costare al lavoratore una sanzione disciplinare e, nei casi più gravi, lo stesso posto? Chi paga la multa in questi casi? 

Il chiarimento è stato fornito da una recente sentenza della Cassazione a cui è stato chiesto cosa rischia il dipendente per l’incidente con l’auto aziendale. 

Può il datore di lavoro rivalersi nei confronti del lavoratore responsabile, chiedendogli il risarcimento e trattenendo dalla busta paga il corrispettivo per l’aumento della polizza assicurativa (legato all’innalzamento della classe di merito bonus/malus)? Ecco come stanno le cose. 

Secondo la Corte, una grave violazione delle norme del Codice della strada, commessa dal dipendente che si trovi alla guida dell’auto aziendale, può integrare una giusta causa di licenziamento. Ricordiamo che la «giusta causa di licenziamento» ricorre quando il comportamento del lavoratore è talmente grave da giustificare la risoluzione in tronco del rapporto di lavoro, senza neanche il preavviso.

Nel caso deciso dai giudici supremi, il dipendente si era reso responsabile di una immissione contromano; dinanzi alle contestazioni della polizia, aveva assunto degli atteggiamenti disdicevoli cercando di giustificare la violazione con non ben definite «ragioni di servizio», giungendo anche a intimidire gli stessi agenti.

Il datore di lavoro si era richiamato alla norma del Contratto collettivo nazionale di lavoro (nella specie: categoria del terziario) per sanzionare la violazione del generale obbligo «di usare modi cortesi col pubblico e di tenere una condotta conforme ai civici doveri», disposizione questa che, di solito, viene replicata in numerosi Ccnl.

Di qui – secondo i giudici – il potere dell’azienda di avviare un procedimento disciplinare nei confronti del dipendente che fa un incidente con l’auto aziendale o che riceve una multa stradale.

Peraltro, anche laddove il contratto di lavoro non tipizzi un esplicito comportamento – come quello della violazione del Codice della strada – a fronte del quale è possibile intimare il licenziamento o altra sanzione disciplinare, bisogna considerare che le elencazioni contenute nel Ccnl non sono esaustive, ma hanno un valore semplicemente esemplificativo. «Ciò significa che il giudice può procedere ad un giudizio sulla gravità della condotta del lavoratore, nonché sulla proporzionalità della sanzione irrogata e riconoscere quindi la sussistenza di una giusta causa di licenziamento anche qualora i fatti contestati non rientrino nelle fattispecie di giusta causa tipizzate dal Ccnl di riferimento».

Per gli Ermellini, inoltre, nel giudizio sulla legittimità del licenziamento per giusta causa deve esser preso in considerazione il comportamento del dipendente anche alla stregua delle prescrizioni imposte dalle norme della comune etica o del vivere civile.

Quindi, in buona sostanza, anche laddove il contratto collettivo non preveda che, a fronte di un incidente stradale o di una multa per violazione del Codice della strada corrisponda necessariamente il licenziamento, il datore di lavoro è comunque libero di risolvere unilateralmente il contratto di lavoro laddove tale condotta possa essere considerata, nella sua complessità, particolarmente grave, tanto da ledere irrimediabilmente il rapporto di fiducia che dovrebbe legarlo al dipendente. 

Ne consegue che, in caso di un semplice passaggio col semaforo rosso o di un eccesso di velocità, magari rilevato con l’autovelox, la conclusione potrebbe essere diversa, laddove da tale condotta non siano derivati danni particolari per l’azienda o situazioni di pericolo tali da compromettere l’incolumità altrui.

C’è poi da dire che il datore di lavoro non può accollare i danni sul dipendente, come quelli dell’aumento della classe di merito dell’assicurazione conseguente al sinistro o per le riparazioni dell’auto aziendale distrutta dopo l’incidente se non c’è prima una sentenza di condanna da parte del giudice al risarcimento del danno. Solo dopo tale pronuncia, che verifichi la sussistenza di colpa in capo al lavoratore e quantifichi l’ammontare del risarcimento, è possibile effettuare la trattenuta sullo stipendio, anche per più di un quinto al mese. 

Quanto invece alla multa, se questa viene contestata immediatamente, il responsabile è solo il conducente. Diversamente, la stessa viene notificata all’azienda che può rivalersi sul dipendente secondo le modalità e i limiti indicati dal Contratto collettivo nazionale di categoria.


note

[1] Cass. sent. n. 9304/2021


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