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Chi deve andare in pensione a 71 anni?

9 Giugno 2021 | Autore:
Chi deve andare in pensione a 71 anni?

Pensione di vecchiaia contributiva: in quale caso il lavoratore deve attendere oltre i 67 anni per ricevere l’assegno dall’Inps.

I lavoratori privi di contribuzione Inps accreditata al 31 dicembre 1995 sono assoggettati al calcolo interamente contributivo della pensione. Questo sistema di calcolo risulta normalmente penalizzante, in quanto basato esclusivamente sugli accrediti contributivi e sull’età pensionabile, a differenza del sistema retributivo- misto, che si basa sulle ultime retribuzioni e sull’anzianità accreditata entro determinati periodi.

Ma gli svantaggi, per i lavoratori cosiddetti “contributivi puri”, non finiscono qui: alcune regole relative ai trattamenti pensionistici che possono essere ottenuti, difatti, risultano più severe. In particolare, non sempre è loro consentito il raggiungimento della pensione di vecchiaia a 67 anni di età, ma spesso risulta necessario attendere i 71 anni per la liquidazione del trattamento. Chi deve andare in pensione a 71 anni?

Sono obbligati ad attendere i 71 anni di età per ottenere la pensione coloro che, al maturare dei requisiti per la pensione di vecchiaia ordinaria [1], non soddisfano l’importo soglia minimo dell’assegno pensionistico. In pratica, per gli iscritti all’Inps assoggettati al calcolo interamente contributivo, oltre al danno di avere un trattamento generalmente più basso rispetto all’importo che sarebbe spettato con calcolo retributivo, si aggiunge anche la beffa di non poter accedere alla pensione perché il trattamento è troppo basso. Il tutto, considerando anche che la pensione calcolata con sistema contributivo non può essere integrata al minimo.

Ad ogni modo, la pensione a 71 anni di età non rappresenta soltanto uno svantaggio, ma costituisce un’importante opportunità per tutti quei lavoratori che hanno pochi anni di versamenti alle spalle, in quanto può essere conseguita con soli 5 anni di contribuzione effettiva.

La pensione di vecchiaia con 5 anni di contributi, peraltro, può essere ottenuta anche da quei lavoratori che risultano con accrediti previdenziali alla data del 31 dicembre 1995, ma hanno optato per il computo presso la gestione separata. Nessuna possibilità, invece, per chi si avvale dell’opzione al contributivo [2]. Ma procediamo con ordine.

Come si calcola la pensione?

La pensione può essere calcolata con sistema:

  • retributivo fino al 31 dicembre 2011, poi contributivo, per coloro che raggiungono 18 anni di contributi al 31 dicembre 1995;
  • retributivo fino al 31 dicembre 1995, poi contributivo, per coloro che raggiungono meno di 18 anni di contributi al 31 dicembre 1995;
  • interamente contributivo, per chi non ha contributi al 31 dicembre 1995 o per chi si avvale dell’opzione al contributivo, del computo presso la gestione Separata, dell’opzione donna o della totalizzazione.

Come si calcola la pensione con sistema contributivo?

Il calcolo contributivo della pensione è basato sui contributi accreditati nel corso della carriera del lavoratore, rivalutati (in base alla media quinquennale del Pil nominale) e trasformati in trattamento pensionistico da un coefficiente, il cosiddetto coefficiente di trasformazione o moltiplicatore, che aumenta al crescere dell’età pensionabile. Non si basa sugli ultimi redditi o stipendi percepiti, come il sistema retributivo.

Il calcolo interamente contributivo si divide in due quote:

  • la quota A, che riguarda i periodi fino al 31 dicembre 1995 (valida solo per chi ha optato per il calcolo interamente contributivo, oppure per il computo presso la gestione Separata, per l’opzione donna o per la totalizzazione);
  • la quota B, che riguarda i periodi dal 1° gennaio 1996 in poi.

Per saperne di più, leggi: Guida al calcolo contributivo della pensione.

Pensione di vecchiaia per chi non ha contributi prima del 1996

I lavoratori privi di contributi alla data del 31 dicembre 1995 possono ottenere, oltre alle diverse tipologie di pensione anticipata, la pensione di vecchiaia ordinaria [1], con:

  • 67 anni di età (requisito valido fino al 31 dicembre 2022);
  • 20 anni di contributi;
  • un assegno minimo pari a 1,5 volte l’assegno sociale.

In parole semplici, chi, privo di contributi ante 1996, non raggiunge un importo della pensione almeno pari a 690,42 euro mensili non può ottenere la pensione di vecchiaia, anche se ha compiuto 67 anni ed ha alle spalle almeno 20 anni di versamenti. Peraltro, la pensione non è integrabile al minimo.

Può tuttavia raggiungere la pensione di vecchiaia contributiva con 71 anni di età e 5 anni di contributi: per questo trattamento non è prevista una soglia minima di importo.

Pensione di vecchiaia con opzione al contributivo

I lavoratori con almeno un versamento alla data del 31 dicembre 1995, ma assoggettati al calcolo contributivo in quanto aderenti all’opzione contributiva [2] possono ottenere, oltre a diverse tipologie di pensione anticipata, la pensione di vecchiaia ordinaria [1], con:

  • 67 anni di età (requisito valido fino al 31 dicembre 2022);
  • 20 anni di contributi;
  • un assegno minimo pari a 1,5 volte l’assegno sociale.

In parole semplici, chi, aderente all’opzione al contributivo, non raggiunge un importo della pensione almeno pari a 690,42 euro mensili non può ottenere la pensione di vecchiaia, anche se ha compiuto 67 anni ed ha alle spalle almeno 20 anni di versamenti. Anche in questo caso la pensione non può essere integrata al minimo.

Al contrario di quanto osservato in relazione ai lavoratori privi di contributi al 1996, gli optanti per il sistema contributivo non possono raggiungere la pensione di vecchiaia contributiva con 71 anni di età e 5 anni di contributi: la legge Fornero [3] non prevede, per questi lavoratori, la possibilità di avvalersi delle cosiddette pensioni contributive agevolate, cioè della pensione di vecchiaia con 5 anni di contributi e della pensione anticipata a 64 anni.

Tuttavia, i lavoratori in possesso di contribuzione al 31 dicembre 1995 possono ottenere le pensioni agevolate con calcolo integralmente contributivo qualora optino per il computo presso la gestione Separata.

Come funziona il computo presso la gestione Separata?

Il computo [4] è uno strumento che, come l’opzione contributiva, comporta il ricalcolo dell’intero trattamento pensionistico con sistema contributivo. La misura consente di sommare gratuitamente tutti i contributi dell’interessato (esclusi quelli accreditati presso le casse professionali), facendoli confluire presso la gestione Separata.

I requisiti previsti per avvalersi del computo sono gli stessi richiesti per l’opzione al contributivo:

  • almeno 15 anni di contributi complessivi presso le gestioni Inps;
  • meno di 18 anni di contributi, ma almeno un contributo accreditato presso l’Inps al 31 dicembre 1995;
  • almeno 5 anni di contributi accreditati presso l’Inps dal 1996;
  • è inoltre richiesto almeno un contributo accreditato presso la gestione separata, requisito non previsto in relazione all’opzione contributiva.

A differenza dell’opzione, come osservato il computo determina il versamento di tutta la contribuzione accreditata presso i differenti fondi Inps verso la gestione Separata: poiché l’unico sistema con cui questa cassa determina l’importo delle pensioni a proprio carico è quello di calcolo contributivo, tutti i versamenti confluiti verso la gestione sono valorizzati con tale sistema, anche se antecedenti al 1996.

Pensione di vecchiaia con computo presso la gestione Separata

Poiché gli iscritti presso la gestione Separata hanno il diritto di ottenere le pensioni agevolate riservate ai lavoratori privi di contribuzione al 31 dicembre 1995, coloro che si avvalgono del computo possono ottenere anche la pensione di vecchiaia a 71 anni, con 5 anni di contributi.

Nel dettaglio, i lavoratori optanti per il computo possono ottenere, oltre alle diverse tipologie di pensione anticipata, la pensione di vecchiaia ordinaria [1], con:

  • 67 anni di età (requisito valido fino al 31 dicembre 2022);
  • 20 anni di contributi;
  • un assegno minimo pari a 1,5 volte l’assegno sociale.

Pertanto, anche il lavoratore che si avvale del computo, se non raggiunge un importo della pensione almeno pari a 690,42 euro mensili, non può ottenere la pensione di vecchiaia ordinaria, nonostante il compimento di 67 anni di età e il possesso di almeno 20 anni di versamenti, stante che, persino in caso di computo, la pensione non è integrabile al minimo.

Come previsto per i lavoratori privi di contributi ante 1996, il contribuente che si avvale del computo può raggiungere la pensione di vecchiaia contributiva con 71 anni di età e 5 anni di contributi, senza dover raggiungere una soglia minima di importo.

Restano in sospeso alcune criticità riguardanti i lavoratori che hanno perfezionato i requisiti per l’esercizio della facoltà di computo entro il 31 dicembre 2011, che, secondo alcune interpretazioni da parte della dottrina della circolare Inps in argomento [5], sembrerebbero esclusi dalle pensioni contributive agevolate, ma avrebbero la possibilità di fruire della pensione agevolata con requisiti precedenti alla legge Fornero, qualora maturati prima del 2012 o qualora beneficino delle salvaguardie.

5 anni di contributi per la pensione di vecchiaia

Per quanto riguarda il requisito di 5 anni di contributi, necessari per raggiungere la pensione di vecchiaia a 71 anni:

  • deve trattarsi di 5 anni di versamenti effettivi, non figurativi;
  • per chi non si avvale del computo (che di per sé consiste in una misura che consente di riunire senza costi i versamenti accreditati in casse diverse), è possibile raggiungere il requisito di 5 anni di versamenti tramite uno speciale cumulo (leggi Cumulo contributivo per ottenere le pensioni agevolate), quindi sommando gratuitamente i contributi accreditati presso gestioni diverse, comprese alcune casse professionali.

note

[1] Art. 24 Co. 6 DL 201/2011.

[2] Art.1, Co.23, L. 335/1995.

[3] Art. 7 DL 201/2011.

[4] Art.3 DM 282/1996.

[5] Circ. Inps 184/2015.

Autore immagine: pixabay.com


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