Da oggi i nuovi parametri dei compensi per gli avvocati: parcelle più care del 130%

3 aprile 2014


Da oggi i nuovi parametri dei compensi per gli avvocati: parcelle più care del 130%

> Diritto e Fisco Pubblicato il 3 aprile 2014



Pubblicati sulla Gazzetta Ufficiale i nuovi parametri per la determinazione, da parte del giudice, dei compensi degli avvocati: aumenti fino al 130%.

Da oggi sostenere i costi dell’avvocato peserà di più sul portafoglio del cittadino qualora questi non abbia previamente determinato per iscritto, con il proprio difensore, l’onorario a questi spettante oppure quando manchi proprio tale l’accordo o, infine, in caso di determinazione giudiziale a seguito di una sentenza che condanna alle spese processuali.

In questi tre casi, infatti, scatta l’applicazione dei nuovi parametri forensi a lungo attesi dai legali nostrani e che interviene proprio in un periodo di profonda crisi del mercato per la libera professione.

La pubblicazione in Gazzetta Ufficiale del restyling dei compensi [1] implicherà, dunque la loro applicazione:

1) nel caso di liquidazione delle spese in giudizio a seguito di sentenza di soccombenza che scarichi su una delle due parti le cosiddette “spese legali”;

2) oppure quando manca l’accordo tra cliente e legale;

3) o anche quando il compenso non è stato determinato in forma scritta.

Per una causa di valore medio (15mila euro) si avrà un aumento medio delle parcelle nell’ordine del 130%, da 2.100 a 4.835 euro. Ecco perché converrà, da oggi in poi, chiedere sempre il preventivo scritto all’avvocato, farselo firmare e datare, in modo da evitare contestazioni dell’ultimo minuto e il ricorso alla liquidazione da parte del giudice seguendo i nuovi parametri.

I rincari scattano per ognuna delle fasi di giudizio, da quella preliminare di studio a quella introduttiva del giudizio, dalla trattazione della causa alla fase della decisione vera e propria da parte del giudice.

Sarà poi il tempo a stabilire se un incremento dei prezzi potrà supplire al deficit della domanda di giustizia da parte del cittadino o se, al contrario, la ridurrà ulteriormente.

Tra le novità principali dell’ultima ora il Cnf rimarca la soppressione della norma che riduceva di un 30% i compensi agli avvocati che assistono in regime di patrocinio a spese dello Stato.

Attenzione ai parametri indeterminati

Nei nuovi parametri esistono una serie di indicazioni generiche che lasceranno ampio margine all’interpretazione dell’interprete, consentendo aumenti e diminuzioni anche notevoli.

In particolare, nel liquidare il compenso, il giudice dovrà tenere conto delle caratteristiche, dell’urgenza e del valore dell’attività prestata, dell’importanza, della natura, della difficoltà e del valore dell’affare, delle condizioni soggettive del cliente, dei risultati conseguiti (se la causa sarà stata vinta il compenso sarà più amaro), del numero e della complessità delle questioni giuridiche e di fatto trattate.

Per determinare la difficoltà della causa si tiene conto se, in quella determinata materia, sono presenti contrasti giurisprudenziali, nonché della quantità e del contenuto della corrispondenza con il cliente che l’avvocato è stato costretto a intrattenere.

Il giudice deve inoltre tenere in considerazione i valori medi indicati nelle tabelle allegate al testo (i più ricorrenti esempi sono pubblicati a lato) che, in applicazione dei parametri generali, possono essere aumentati, di regola, fino all’80% o diminuiti fino al 50%.

Per la fase istruttoria (quella di raccolta delle prove, dell’escussione dei testimoni, del consulente tecnico d’ufficio, dell’interrogatorio delle parti, ecc.) l’aumento è di regola fino al 100% e la diminuzione di regola fino al 70%.

Oltre al suddetto compenso e al rimborso delle spese vive (purché documentate con le relative pezze di appoggio), all’avvocato è dovuto sempre il cosiddetto rimborso forfettario: una somma per rimborso spese determinata a forfait nella misura del 15% del compenso totale per la prestazione (leggi l’articolo: “Avvocati per le spese generali rimborso forfettario al 15%”).

Sarà premiato l’avvocato che riesce a chiudere la causa in anticipo con un accordo tra le parti intervenuto prima della sentenza definitiva. Infatti, si prevede che, nell’ipotesi di conciliazione giudiziale o transazione della controversia, la liquidazione del compenso è aumentata fino a un quarto rispetto a quello altrimenti liquidabile per la fase decisionale, fermo quanto maturato per l’attività precedentemente svolta.

Al contrario, sarà un elemento di valutazione negativa, nella liquidazione giudiziale del compenso, l’adozione di condotte da parte dell’avvocato tali da ostacolare la definizione dei procedimenti in tempi ragionevoli.

Il compenso da liquidare giudizialmente a carico del soccombente può essere aumentato fino a un terzo rispetto a quello altrimenti liquidabile quando le difese della parte vittoriosa sono risultate manifestamente fondate.

note

[1] Gazzetta Ufficiale n. 77 del 2 aprile: il testo del decreto del ministero della Giustizia 55 del 10 marzo che provvede all’aggiornamento degli importi applicati dall’estate del 2012.

Autore immagine: 123rf.com


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3 Commenti

  1. Da oggi appena si spargerà la voce con questa nuova lungimirante legge fatta solo per i ricchi gli avvocati veramente avranno difficoltà a trovarsi clienti. A noi Italiani oramai conviene emigrare in Congo …

  2. Per fortuna si restituisce un po’ di dignità agli avvocati, dopo le ultime riforme fatte solo per i grandi studi legali a servizio di banche ed assicurazioni!

  3. Il cliente ha sempre diritto di trattare il compenso.
    I furbi che non parlano mai di compensi, è giusto che paghino di più.
    con la vecchia normativa, i legali erano svantaggiati.

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