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Addebito della separazione anche per un solo episodio di violenza

3 Aprile 2014
Addebito della separazione anche per un solo episodio di violenza

Anche un unico episodio di violenza è sufficiente per chiedere la separazione con addebito al coniuge manesco; la violenza fisica lede la dignità di ogni persona e, all’interno di un matrimonio, è un chiaro sintomo di una “patologia relazionale”.

Come diceva Eraclito, noto pensatore della Grecia antica, “bisogna spegnere la violenza piuttosto che l’incendio”.

Quando in un matrimonio si interrompe la comunicazione, il rischio è che la violenza psicologica o fisica detti le regole del vivere quotidiano. Nonostante le suppliche e le richieste di perdono da parte del coniuge manesco, la violenza non è un “episodio”, ma un fenomeno che tende a ripetersi nel tempo, nonostante i pentimenti.

Peraltro, a dispetto dei luoghi comuni, che disegnano sempre l’uomo come il coniuge “forte”, la violenza (psicologica) può anche provenire dalla donna, in alcuni casi artefice di veri e propri accanimenti dei confronti di uomini arrendevoli.

Il naufragio di un matrimonio può dipendere anche da un solo episodio di violenza. In questi casi, l’orientamento dei giudici è quello di consentire al coniuge vittima di chiedere la separazione con addebito: le ragioni del ricorso verranno, in tale caso, basate proprio sull’unico evento di percosse che ha determinato la fine del matrimonio.

Ricorrere alla violenza fisica o psicologica significa anche violare uno dei doveri [1] che i coniugi sono tenuti a rispettare con il matrimonio: quello di assistenza morale. Il coniuge manesco è tutt’altro che protettivo e comprensivo, ma diventa un pericoloso nemico.

A tal proposito, è interessante una sentenza della Corte di Appello di Palermo [2]. I giudici

hanno respinto il ricorso di un uomo che, in una sola occasione e in seguito a un litigio, aveva dato un pugno alla moglie provocandole lesioni all’occhio.

L’episodio era stato anche riferito dal figlio della coppia.

È bastato questo gesto isolato perché il Tribunale riconoscesse l’addebito in capo all’uomo.

Inoltre, secondo un orientamento della Cassazione [3] il fatto che risulti provato, attraverso testimoni, un unico episodio di percosse, anche senza lesioni evidenti, non significa che il quadro relazionale della coppia non sia stato compromesso in maniera definitiva. Un simile comportamento costituisce affermazione della supremazia di una persona su di un’altra, con disconoscimento della pari dignità di ogni persona.


Per provare l’unico o la pluralità di episodi violenti è necessario portare in giudizio prove valide come referti medici oppure testimoni che abbiano assistito al fatto.

Mi preme specificare che sarà il giudice, valutando caso per caso, a stabilire se l’episodio raccontato dal coniuge vittima sia attendibile o meno. In alcuni casi, infatti, può accadere che il coniuge “presunta vittima” inventi una storia di violenza semplicemente per vendetta nei confronti dell’altro coniuge.

note

[1] Art.143 cod.civ.

[2] C. App. Palermo sent. n. 991/2013

[3] Cass. sent. n. 817/2011.

 


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