L’esperto | Articoli

Assicurazione sulla vita e ripartizione tra eredi: Cassazione

10 Maggio 2021
Assicurazione sulla vita e ripartizione tra eredi: Cassazione

La ripartizione dell’indennizzo tra gli eredi beneficiari si fa secondo quote di successione o in parti uguali?

La Cassazione a sezioni Unite, di recente, ha spiegato come si ripartisce tra gli eredi il risarcimento conseguente all’assicurazione sulla vita in caso di decesso dell’assicurato tutte le volte in cui quest’ultimo ha indicato, come beneficiari della polizza, gli eredi legittimi. Il dubbio si è posto tra due diverse soluzioni: se la divisione debba avvenire secondo le rispettive quote di successione ereditaria (indicate dalla legge per la successione legittima) oppure in parti uguali. Nella pronuncia in questione, la Cassazione ha sposato questa seconda interpretazione: l’assicurazione sulla vita si divide tra gli eredi in quote uguali. 

Ecco alcune delle più recenti e interessanti pronunce della Cassazione sulla ripartizione tra eredi dell’assicurazione sulla vita.

Sulla designazione generica degli eredi quali beneficiari di un contratto di assicurazione sulla vita

La designazione generica degli “eredi” in quanto beneficiari di un contratto di assicurazione sulla vita, in una delle forme previste dall’art. 1920 c.c., determina l’acquisto di un diritto proprio ai vantaggi dell’assicurazione da parte di coloro, che, al momento della morte del contraente, rivestano tale qualità.

La designazione generica di «eredi» come beneficiari di un contratto di assicurazione sulla vita, in difetto di una inequivoca volontà del contraente in senso diverso, non comporta la ripartizione dell’indennizzo tra gli aventi diritto secondo le proporzioni della successione ereditaria, spettando a ciascuno dei creditori in forza della eadem causa obligandi una quota uguale dell’indennizzo assicurativo.

Qualora uno dei beneficiari premuore al contraente, la prestazione deve essere eseguita a favore degli eredi del premorto in proporzione alla quota che sarebbe spettata a quest’ultimo sempreché il beneficio non sia stato revocato o il contraente non abbia disposto diversamente. 

Corte di cassazione, sezioni Unite civili, ordinanza 30 aprile 2021 n. 11421 

Alle Sezioni Unite intervenire sulla disciplina circa la ripartizione del risarcimento pagato dall’assicurazione sulla vita

Vanno sottoposte alle Sezioni Unite le seguenti questioni: a) se in materia di assicurazione sulla vita in favore di un terzo, in presenza della diffusa formula contrattuale, presente anche nel contratto in esame e genericamente riferita ai “legittimi eredi”, detta espressione sia meramente descrittiva di coloro che, in astratto, rivestono la qualità di eredi legittimi o se debba intendersi, invece, che sia riferita ai soggetti effettivamente destinatari dell’eredità; b) se la designazione degli eredi in sede testamentaria possa interferire, in sede di liquidazione di indennizzo, con la individuazione astratta dei legittimi eredi; c) se, in tale seconda ipotesi, il beneficio indennitario debba ricalcare la misura delle quote ereditarie spettanti ex lege o se la natura di “diritto proprio” sancita dalla norma (cfr. art. 1920, ultimo comma, c.c.) imponga una divisione dell’indennizzo complessivo fra gli aventi diritto in parti uguali.

Cassazione civile sez. III, 16/12/2019, n.33195

Ripartizione assicurazione vita tra eredi: per quote o in parti uguali?

Nel contratto di assicurazione per il caso di morte, il beneficiario designato acquista, ai sensi dell’art. 1920, comma 3, c. c., un diritto proprio che trova la sua fonte nel contratto e che non entra a far parte del patrimonio ereditario del soggetto stipulante e non può, quindi, essere oggetto delle sue (eventuali) disposizioni testamentarie né di devoluzione agli eredi secondo le regole della successione legittima; sicché la designazione dei terzi beneficiari del contratto, mediante il riferimento alla categoria degli eredi legittimi o testamentari, non vale ad assoggettare il rapporto alle regole della successione ereditaria, trattandosi di una mera indicazione del criterio per la individuazione dei beneficiari medesimi in funzione della loro astratta appartenenza alla categoria dei successori indicata nel contratto, in modo che qualora i beneficiari siano individuati, come nella specie, negli eredi legittimi, gli stessi sono da identificarsi con coloro che, in linea teorica e con riferimento alla qualità esistente al momento della morte dello stipulante, siano i successibili per legge, indipendentemente dalla loro effettiva chiamata all’eredità.

Corte di cassazione, sezione II civile, sentenza 21 dicembre 2016 n. 26606 

Nel contratto di assicurazione contro gli infortuni a favore di terzo, la disciplina secondo cui, per effetto della designazione, il terzo acquista un proprio diritto ai vantaggi assicurativi, si interpreta nel senso che ove sia prevista, in caso di morte dello stipulante, la corresponsione dell’indennizzo agli eredi testamentari o legittimi, le parti abbiano non solo voluto individuare, con riferimento alle concrete modalità successorie, i destinatari dei diritti nascenti dal negozio, ma anche determinare l’attribuzione dell’indennizzo in misura proporzionale alla quota in cui ciascuno è succeduto, atteso che, in assenza di diverse specificazioni, lo scopo perseguito dallo stipulante è, conformemente alla natura del contratto, quello di assegnare il beneficio nella stessa misura regolata dalla successione.

Quando in un contratto di assicurazione sulla vita sia stato previsto per il caso di morte dello stipulante che l’indennizzo debba corrispondersi agli eredi – tanto con formula generica, quanto a maggior ragione con formulazione evocativa degli eredi testamentari o in mancanza degli eredi legittimi -, tale clausola dev’essere intesa sia nel senso che le parti abbiano voluto tramite dette espressioni individuare per relationem con riferimento al modo della successione effettivamente verificatosi negli eredi chi acquista i diritti nascenti dal contratto stipulato a loro favore, sia nel senso di correlare l’attribuzione dell’indennizzo a più soggetti così individuati come eredi in misura proporzionale alla quota in cui ciascuno è succeduto secondo la modalità di successione effettivamente verificatasi, dovendo invece escludere, per la mancata precisazione della clausola contrattuale di uno specifico criterio di ripartizione che a quelle modalità di individuazione delle quote faccia riferimento, che le quote debbano essere dall’assicuratore liquidate in misura equale.

Corte di cassazione, sezione III civile, sentenza 29 settembre 2015 n.19210 

Nel contratto di assicurazione contro gli infortuni a favore del terzo, cui si applica la disciplina dell’assicurazione sulla vita, la disposizione contenuta nell’art. 1920, comma 3, c.c. – secondo cui, per effetto della designazione, il terzo acquista un diritto proprio ai vantaggi dell’assicurazione – deve essere interpretato nel senso che il diritto del beneficiario alla prestazione dell’assicuratore trova fondamento nel contratto ed è autonomo, cioè non derivato da quello del contraente.

Quando in un contratto di assicurazione sulla vita sia stato previsto per il caso di morte dello stipulante che l’indennizzo debba corrispondersi agli eredi tanto con formula generica, quanto e a maggior ragione con formulazione evocativa degli eredi testamentari o in mancanza degli eredi legittimi, tale clausola, sul piano della corretta applicazione delle norme di esegesi del contratto e, quindi, conforme a detta disposizione, dev’essere intesa sia nel senso che le parti abbiano voluto tramite dette espressioni individuare per relationem con riferimento al modo della successione effettivamente verificatosi negli eredi chi acquista i diritti nascenti dal contratto stipulato a loro favore (art. 1920, commi 2 e 3 c.c.), sia nel senso di correlare l’attribuzione dell’indennizzo ai più soggetti così individuati come eredi in misura proporzionale alla quota in cui ciascuno è succeduto secondo la modalità di successione effettivamente verificatasi, dovendosi invece escludere che, per la mancata precisazione nella clausola contrattuale di uno specifico criterio di ripartizione che a quelle modalità di individuazione delle quote faccia riferimento, le quote debbano essere dall’assicuratore liquidate in misura eguale (F.C.).

Corte di cassazione, sezione III civile, sentenza 29 settembre 2015 n.19210

Allorquando in un contratto di assicurazione contro gli infortuni, ivi compreso l’evento della morte, sia fin dall’origine disposto che l’indennità venga liquidata ai beneficiari designati o in mancanza, agli eredi, detta clausola va interpretata nel senso che essa preveda un duplice meccanismo di designazione contrattuale, con la conseguenza che per la determinazione della quota di indennizzo spettante a ciascuno degli eredi non si deve fare riferimento alle norme sulla successione, essendo la fonte regolatrice della controversia costituita esclusivamente dal contratto. Ove questo non prefiguri uno specifico criterio di ripartizione delle quote fra i beneficiari, le quote medesime si presumono uguali.

Cassazione civile sez. I, 10/11/1994, n.9388



Sostieni LaLeggepertutti.it

La pandemia ha colpito duramente anche il settore giornalistico. La pubblicità, di cui si nutre l’informazione online, è in forte calo, con perdite di oltre il 70%. Ma, a differenza degli altri comparti, i giornali online non hanno ricevuto alcun sostegno da parte dello Stato. Per salvare l'informazione libera e gratuita, ti chiediamo un sostegno, una piccola donazione che ci consenta di mantenere in vita il nostro giornale. Questo ci permetterà di esistere anche dopo la pandemia, per offrirti un servizio sempre aggiornato e professionale. Diventa sostenitore clicca qui

Lascia un commento

Usa il form per discutere sul tema (max 1000 caratteri). Per richiedere una consulenza vai all’apposito modulo.

 


NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA

Canale video Questa è La Legge

Segui il nostro direttore su Youtube