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Clausole vessatorie nei servizi turistici

26 Agosto 2021 | Autore:
Clausole vessatorie nei servizi turistici

Quando deve essere considerata nulla la parte di un accordo sottoscritto con l’albergatore o il tour operator? A chi rivolgersi?

Cosa deve fare un turista se si rende conto di aver firmato un contratto in cui i principali obblighi sono a suo carico, mentre l’operatore resta esonerato da ogni responsabilità? Deve, innanzitutto, valutare che quell’accordo non contenga le cosiddette clausole vessatorie. Vengono definite tali quelle clausole che, malgrado la buona fede, gravano in modo squilibrato sul consumatore rispetto alla controparte. Non si parla, dunque, dell’intenzione di «fregare» volutamente il turista ma il dato di fatto è che rischia di esserlo. Importante, dunque, sapere quali sono le clausole vessatorie nei servizi turistici e quali strumenti contempla la legge per difendersi quando vengono applicate.

Può capitare che sia il consumatore a dover pagare una penale (magari anche salata) nel caso in cui debba disdire una prenotazione, mentre la controparte non è tenuta al pagamento di alcunché per un recesso. È davvero così? Se il contratto che fai con un tour operator, con un albergo, con una struttura ricettiva di altro genere contempla solo degli obblighi a tuo carico, significa che sei vincolato da clausole vessatorie? Vediamo.

Clausole vessatorie: cosa si intende?

Come anticipato, vengono definite clausole vessatorie quelle che sbilanciano gli obblighi di un contratto verso una delle parti, caricandola di obblighi di cui l’altro firmatario resta esentato. Per evitare che ciò succeda, ci sono delle regole contenute sia in una direttiva comunitaria (la numero 13 del 1993) sia nel Codice del consumo [1].

Clausole vessatorie nel turismo: quali sono?

Il Codice del consumo stabilisce quali sono le clausole vessatorie che, nei servizi turistici, equivalgono a quelle che:

  • escludono o limitano la responsabilità del professionista (albergatore, tour operator, ecc.) in caso di morte o danno alla persona del turista, risultante da un fatto o da un’omissione del professionista;
  • escludono o limitano le azioni o i diritti del turista nei confronti del professionista o di un’altra parte in caso di inadempimento totale o parziale o di adempimento inesatto da parte del professionista;
  • escludono o limitano l’opportunità da parte del turista della compensazione di un debito nei confronti del professionista con un credito vantato nei confronti di quest’ultimo;
  • prevedono un impegno definitivo del turista mentre l’esecuzione della prestazione del professionista è subordinata ad una condizione il cui adempimento dipende unicamente dalla sua volontà;
  • consentono al professionista di trattenere una somma di denaro versata dal turista se quest’ultimo non conclude il contratto o recede da esso, senza prevedere il diritto del consumatore di esigere dal professionista il doppio della somma corrisposta se è quest’ultimo a non concludere il contratto oppure a recedere;
  • impongono al turista, in caso di inadempimento o di ritardo nell’adempimento, il pagamento di una somma di denaro a titolo di risarcimento, clausola penale o altro titolo equivalente d’importo manifestamente eccessivo;
  • riconoscono al solo professionista e non anche al turista la facoltà di recedere dal contratto, nonché consentono al professionista di trattenere anche solo in parte la somma versata dal consumatore a titolo di corrispettivo per prestazioni non ancora adempiute, quando sia il professionista a recedere dal contratto;
  • consentono al professionista di recedere da contratti a tempo indeterminato senza un ragionevole preavviso, tranne nel caso di giusta causa;
  • stabiliscono un termine eccessivamente anticipato rispetto alla scadenza del contratto per comunicare la disdetta al fine di evitare la tacita proroga o la rinnovazione;
  • prevedono l’estensione dell’adesione del turista a clausole che non ha avuto la possibilità di conoscere prima della conclusione del contratto;
  • consentono al professionista di modificare unilateralmente le clausole del contratto, ovvero le caratteristiche del prodotto o del servizio da fornire, senza un giustificato motivo indicato nel contratto stesso;
  • stabiliscono che il prezzo dei beni o dei servizi sia determinato al momento della consegna o della prestazione;
  • consentono al professionista di aumentare il prezzo del bene o del servizio senza che il turista possa recedere se il prezzo finale è eccessivamente elevato rispetto a quello originariamente convenuto;
  • riservano al professionista il potere di accertare la conformità del bene venduto o del servizio prestato a quello previsto nel contratto o gli conferiscono il diritto esclusivo d’interpretare una clausola qualsiasi del contratto;
  • limitano la responsabilità del professionista rispetto alle obbligazioni derivanti dai contratti stipulati in suo nome dai mandatari o subordinano l’adempimento delle suddette obbligazioni al rispetto di particolari formalità;
  • limitano o escludono l’opponibilità dell’eccezione d’inadempimento da parte del turista;
  • consentono al professionista di sostituire a sé un terzo nei rapporti derivanti dal contratto, anche nel caso di preventivo consenso del turista, qualora risulti diminuita la tutela dei diritti di quest’ultimo;
  • sanciscono a carico del turista decadenze, limitazioni della facoltà di opporre eccezioni, deroghe alla competenza dell’autorità giudiziaria, limitazioni all’adduzione di prove, inversioni o modificazioni dell’onere della prova, restrizioni alla libertà contrattuale nei rapporti con i terzi;
  • stabiliscono, come sede del foro competente sulle controversie, una località diversa da quella di residenza o domicilio elettivo del turista;
  • prevedono l’alienazione di un diritto o l’assunzione di un obbligo come subordinati ad una condizione sospensiva dipendente dalla mera volontà del professionista a fronte di un’obbligazione immediatamente efficace del turista;
  • impongono al turista che voglia accedere ad una procedura di risoluzione extragiudiziale delle controversie di rivolgersi esclusivamente ad un’unica tipologia di organismi Adr (metodi alternativi di risoluzione in acronimo inglese) o ad un unico organismo Adr;
  • rendono eccessivamente difficile per il turista la procedura di risoluzione extragiudiziale delle controversie.

Le clausole sopra elencate sono nulle, ma il resto del contratto rimane valido. Attenzione, però: a rendere formalmente vessatorie le clausole deve essere un giudice, non il cliente. Il consumatore, quindi il turista, nel nostro caso, dovrà rivolgersi ad un tribunale se nel suo contratto di servizi turistici trova delle clausole come quelle citate.

Clausole vessatorie nel turismo: come difendersi?

Nel caso in cui sia stato sottoscritto un contratto con delle clausole vessatorie nei servizi turistici, è possibile, come appena accennato, rivolgersi a un giudice affinché accerti la loro natura vessatoria.

L’onere della prova ricade sul professionista, cioè sull’albergatore, sul tour operator, sulla persona o sulla società con cui è stato firmato il contratto. Sarà lui, dunque, a dover dimostrare che la clausola contestata è stata firmata dal turista in modo consenziente, consapevole dei diritti e dei doveri che comporta.

È importante, dunque, leggere bene le condizioni contrattuali, specialmente quando si fa una prenotazione online e si trova il famoso link in cui si dice che il consumatore ha letto tutto e dice che gli va bene così. Spesso, non si bada a questa formalità e si finisce per dare il consenso. Tante volte va bene, in altre occasioni, l’amara sorpresa si nasconde proprio lì.

In particolare, occorre fare attenzione ai moduli predisposti dai professionisti (e solo da loro). Bisogna dimostrare che si è stati in grado di conoscere ogni aspetto del contratto e che c’è stata la possibilità di approvarlo con doppia sottoscrizione, anche per le condizioni contrattuali più sfavorevoli.


note

[1] Art. da 33 a 38 Codice del consumo.


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