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Come è tassato il secondo lavoro?

11 Maggio 2021 | Autore:
Come è tassato il secondo lavoro?

Qual è il regime fiscale per il lavoratore che percepisce due o più redditi di lavoro dipendente da datori diversi; cosa bisogna indicare in dichiarazione.

Se sei un lavoratore dipendente che svolge due lavori diversi, molto probabilmente ti chiederai come devi riportare i redditi nella dichiarazione annuale e quante imposte dovrai versare. Com’è tassato il secondo lavoro?

Innanzitutto, devi sapere che la ritenuta fiscale operata da ciascuno dei due datori di lavoro non assolve completamente il debito d’imposta. Questo avviene perché i rispettivi redditi delle due attività svolte si cumulano e contribuiscono a formare il reddito globale percepito dal lavoratore ogni anno. Così l’aliquota Irpef potrebbe risultare più alta di quella che ciascuno dei due datori aveva separatamente applicato alla retribuzione corrisposta al suo dipendente o collaboratore, prima di erogargli il netto in busta paga.

Per capire com’è tassato il secondo lavoro occorre scoprire queste peculiarità ed altre che ti esporremo in questo articolo; senza dimenticare, però, il diritto alle eventuali detrazioni fiscali, che permane a prescindere dal numero di attività svolte, se si conservano i requisiti reddituali richiesti.

La tassazione dei redditi di lavoro dipendente

Il Testo Unico delle Imposte sui Redditi [1] fissa le regole generali per la tassazione dei redditi di lavoro dipendente percepiti sia dalle persone fisiche – anche quando sono stranieri ma producono redditi in Italia – sia dalle società in base a un principio di omnicomprensività.

Costituiscono redditi di lavoro dipendente «tutte le somme e i valori in genere, a qualunque titolo percepiti nel periodo d’imposta, anche sotto forma di erogazioni liberali, in relazione al rapporto di lavoro» [2]. Non conta, dunque, il fatto che il secondo lavoro sia svolto part time anziché a tempo pieno.

A questa regola generale fanno eccezione alcune specifiche voci, le quali non concorrono a formare il reddito, come:

  • i contributi previdenziali e assistenziali versati per legge dal datore di lavoro o dal lavoratore stesso, in ottemperanza a disposizioni di legge; 
  • i contributi di assistenza sanitaria versati ad enti o casse con finalità assistenziale, fino a 3.615,20 euro annui; 
  • le somministrazioni di vitto da parte del datore di lavoro attraverso i buoni pasto (che sono esentasse fino a 4 euro al giorno se cartacei, e fino ad 8 euro se elettronici) o con erogazioni monetarie sostitutive per gli addetti a cantieri o strutture temporanee (fino a 5,29 euro giornalieri);
  • i vari benefit ai dipendenti attraverso i quali il datore riconosce particolari benefici al personale, come l’assegnazione di un’auto aziendale, gli abbonamenti ai servizi di trasporto o le convenzioni per acquisti di beni e servizi.

Cosa succede quando un lavoratore percepisce due stipendi?

L’elencazione che ti abbiamo appena fornito considera il tipo di reddito percepito dal contribuente, a prescindere dal soggetto che lo eroga. Quindi, non rileva il fatto che i redditi siano conseguiti mediante lo svolgimento di un solo lavoro dipendente oppure da più di uno. Ai fini fiscali, non ci sono distinzioni: tutti questi compensi rientrano nella nozione di redditi di lavoro dipendente che abbiamo esaminato.

Ciò comporta che se percepisci, come persona fisica, due stipendi, devi riportarli nella dichiarazione dei redditi, anche con il modello 730, per determinare il tuo reddito complessivo e devi calcolare l’imposta dovuta in base agli scaglioni Irpef, a ciascuno dei quali corrisponde un’aliquota, cioè una percentuale di trattenuta fiscale, che varia da un minimo del 23% ad un massimo del 43% (per ulteriori dettagli leggi qui quali sono gli scaglioni di reddito).

Ecco quindi perché le tasse da pagare sul secondo lavoro in concreto possono essere maggiori della somma delle trattenute operate da ciascuno dei due datori di lavoro separatamente dall’altro: ognuno ha applicato l’aliquota d’imposta corrispondente all’ammontare delle retribuzioni che ha erogato, senza tener conto dei redditi ulteriori che il lavoratore può aver percepito da altri durante l’anno d’imposta.

Siccome “è la somma che fa il totale”, solo attraverso la sommatoria di tutti i redditi imponibili si potrà ottenere il reddito complessivo sul quale andranno calcolate le imposte da pagare. In alcuni casi, specie se entrambi i redditi sono bassi e le detrazioni fiscali non erano state completamente fruite (come avviene per gli importi fino a 8.000 euro circa), ci sarà una minima differenza tra le imposte già versate e quelle da liquidare successivamente, a seguito della presentazione della dichiarazione. 

Come dichiarare il secondo reddito percepito

Nella tua dichiarazione annuale (il 730 va compilato e inviato entro il 30 settembre, mentre ci sono due mesi in più per fare il modello Redditi), dovrai indicare l’ammontare dei redditi percepiti dal primo e dal secondo lavoro (e da quelli eventuali ulteriori) riportando le relative voci risultanti dalla Certificazione unica (Cud)  rilasciata da ciascuno di essi, nella quale figura anche la cifra già versata allo Stato dal datore che ha operato quale sostituto d’imposta, trattenendo le tasse dovute dal lordo in busta paga.

Puoi anche chiedere a uno dei due datori, con il quale il rapporto lavorativo sia ancora in corso, di operare per tuo conto il conguaglio Irpef, con il risultato che, se c’è un’eccedenza a tuo debito, la somma dovuta ti sarà trattenuta dalle successive buste paga e verrà versata all’Erario direttamente a cura del datore di lavoro che opera come sostituto d’imposta.

Reddito del secondo lavoro non dichiarato: cosa si rischia?

Se non dichiari il reddito del secondo lavoro rischi di essere sottoposto ad un accertamento fiscale. Infatti, come abbiamo visto, i compensi derivanti dalla seconda attività lavorativa rientrano nel reddito globale da dichiarare, a meno che non siano del tutto occasionali, cioè privi di «ripetitività, regolarità, stabilità e sistematicità» come afferma anche la giurisprudenza tributaria [3] confermando la tesi del Fisco.

L’Agenzia delle Entrate ha cinque anni di tempo per recuperare a tassazione i redditi percepiti o gli altri compensi occultati dal lavoratore che non li ha regolarmente dichiarati, inviando al contribuente interessato l’apposito avviso di accertamento: in proposito leggi anche l’articolo “Secondo lavoro in nero: cosa rischio?“.


note

[1] Art. 1, art. 6 e art. 49 D.P.R. n. 917/1986.

[2] Art. 51 D.P.R. n. 917/1986.

[3] Comm. Trib. Reg. Lazio, sent. n.2395/21.


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