Diritto di curarsi all’estero: scatta la Schengen sanitaria

4 Aprile 2014


Diritto di curarsi all’estero: scatta la Schengen sanitaria

> Diritto e Fisco Pubblicato il 4 Aprile 2014



Per i cittadini europei nasce il diritto di curarsi in un Paese dell’U.E. su rimborso dell’ASL, la cui autorizzazione deve essere preventiva e pervenire entro 30 giorni dalla richiesta del cittadino.

Domani parte in Italia la cosiddetta Schengen sanitaria, attuazione di una recente direttiva U.E. [1] ma la popolazione ancora non ne sa molto. La nuova normativa consentirà ai cittadini di farsi curare all’estero, a spese del proprio servizio nazionale. In pratica, i pazienti di tutta Europa potranno spostarsi oltreconfine per ricevere un’assistenza di qualità o, in alternativa, usufruire di servizi di telemedicina da altri Stati.

I rimborsi

Il decreto prevede la possibilità di ricevere solo rimborsi indiretti: prima anticipa il cittadino di tasca propria e poi viene risarcito. Il rimborso è inoltre limitato all’assistenza fruita nell’ambito dei sistemi sanitari nazionali.

Restano esclusi dal campo di applicazione i servizi “long term care“, i trapianti d’organo e le vaccinazioni.

Le spese sostenute dai cittadini che andranno a curarsi all’estero sono rimborsate sulla base delle tariffe regionali vigenti. Salvo che la Regione non preveda diversamente, non saranno rimborsati che i costi della cura, e quindi non avranno spazio le altre spese, come viaggio, alloggio e costi supplementari per i disabili.

Per farsi curare all’estero, sarà necessaria l’autorizzazione preventiva dell’ASL, una questione che presto si scontrerà con i problemi di spending review del nostro Stato.

L’autorizzazione preventiva (o il diniego) dovranno pervenire entro 30 giorni dalla presentazione della domanda da parte del cittadino.

Le informazioni

Per chiarire gli aspetti ancora bui, verrà a breve istituito dal Ministero della Salute un Punto di contatto nazionale, operativo presso tutti gli sportelli operativi che le Regioni stanno allestendo nelle Asl.

In teoria il Punto di Contatto avrebbe dovuto vedere il varo domani, data di entrata in vigore della nuova legge [1]. Ma così non è. C’è, invero, l’indirizzo web – www.salute.gov.it/cureUE – che, tuttavia, risulta ancora in fase di allestimento.

Il vero pilastro della nuova normativa sarà, però, il Contact point nazionale (anch’esso ancora da attivare): nel portale bilingue accessibile dal sito del ministero si troveranno le istruzioni per l’uso destinate sia ai pazienti italiani diretti all’estero sia ai cittadini europei che vogliono farsi curare in Italia.

Inoltre, fanno sapere dal Ministero della Salute, sarà possibile scaricare un opuscolo con le informazioni pratiche sui diritti in materia di assistenza sanitaria transfrontaliera.

Il punto di contatto nazionale sarà anche una bussola per orientare i pazienti nella scelta dello strumento più opportuno.

Ai cittadini che arriveranno da oltrefrontiera il ministero mette a disposizione il portale Dovesalute.it, una mappa interattiva – ancora da completare – delle strutture d’eccellenza italiane.

I limiti della normativa nazionale

Come detto, il diritto di rimborso è sottoposto a una serie di paletti.

I pazienti italiani potranno accedere all’estero solo alle cure che rientrano nei nostri Livelli di assistenza (Lea) e in ogni caso dovranno anticipare le spese, ricevendo un rimborso (in linea con i tariffari regionali). Sempre che nel frattempo “per motivi imperanti di interesse generale”, cioè essenzialmente per ragioni di bilancio, un decreto ministeriale concertato con le Regioni non sospenda il diritto al rimborso anche su un singolo territorio regionale. Quindi la provenienza del paziente condiziona il diritto a curarsi, senza contare che ogni regione può decidere di coprire con risorse proprie gli eventuali Lea aggiuntivi.

Un altro limite alla libera circolazione dei cittadini è l’autorizzazione preventiva dell’Asl. Entro 60 giorni un decreto fisserà le fattispecie, ma nel frattempo fa fede il testo Ue: prima di partire bisognerà infatti chiedere il via libera per le cure che comportino il ricovero di almeno una notte, per quelle che richiedono l’utilizzo di un’infrastruttura sanitaria o di apparecchiature mediche altamente specializzate e costose, per tutti i casi che comportano un rischio particolare per il paziente o la popolazione o che sono erogate da un centro non del tutto affidabile.

Restano esclusi in ogni caso dal campo della direttiva i servizi long term care, i trapianti, i programmi pubblici di vaccinazione e tutte le prestazioni fuori dall’ambito pubblico.

note

[1] Direttiva 2011/24/Ue che ha dato origine al Dlgs 4 marzo 2014 n. 38.

Autore immagine: 123rf.com


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