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Sfratto persona invalida: come bloccare l’esecuzione?

22 Maggio 2021
Sfratto persona invalida: come bloccare l’esecuzione?

Mi è stato convalidato lo sfratto per morosità ma il giudice non ha tenuto conto della richiesta del difensore che chiedeva 12/18 mesi per il rilascio dell’immobile a causa della mia invalidità. Sono in una situazione precaria anche perché mi sono ammalata di Covid e ho perso il posto di lavoro. Dal vostro sito leggo che in caso di invalidità, difficoltà deambulatoria o grave malattia, si può chiedere la sospensione del procedimento esecutivo oppure il diritto ad un’adeguata sistemazione. Come posso procedere?

Per legge, se il conduttore è moroso e si trova in condizioni di difficoltà, può chiedere al giudice di pagare tutti gli arretrati e le spese processuali sostenute da controparte entro novanta giorni dalla celebrazione dell’udienza.

Se la morosità dell’inquilino, protrattasi per non oltre due mesi, è conseguente alle sue precarie condizioni economiche, insorte dopo la stipulazione del contratto e dipendenti da disoccupazione, malattie o gravi, comprovate condizioni di difficoltà, il giudice può concedere un termine per il pagamento non superiore a centoventi giorni (Art. 55, l. n. 392/1978).

Questa dilazione del termine di pagamento viene definito termine di grazia: in pratica, il conduttore che dimostri di essere moroso per cause a lui non imputabili può chiedere al giudice la concessione di un congruo periodo di tempo (che va dai novanta ai centoventi giorni) per mettersi in regola.

Questo termine di grazia non è collegato all’appartenenza formale alle categorie protette: anche la sopravvenuta perdita del lavoro, infatti, può giustificare la concessione della proroga. Essere iscritti alle categorie protette perché invalidi o portatori di handicap può però essere un’ulteriore dimostrazione del proprio stato di difficoltà.

Solo nelle ipotesi di sfratto per finita locazione riguardante gli immobili adibiti ad uso abitativo, la data di esecuzione dello sfratto può essere differita per un periodo che va da nove fino a diciotto mesi nei casi in cui il conduttore:

  • abbia compiuto i 65 anni di età;
  • abbia cinque o più figli a carico;
  • sia iscritto nelle liste di mobilità;
  • percepisca un trattamento di disoccupazione o di integrazione salariale;
  • sia formalmente assegnatario di alloggio di edilizia residenziale pubblica ovvero di ente previdenziale o assicurativo;
  • sia prenotatario di alloggio cooperativo in corso di costruzione;
  • sia acquirente di un alloggio in costruzione;
  • sia proprietario di alloggio per il quale abbia iniziato azione di rilascio;
  • egli o uno dei componenti il nucleo familiare, convivente con lui da almeno sei mesi, sia portatore di handicap o malato terminale.

Nel caso di specie, si è già beneficiato, purtroppo invano, del termine di grazia, mentre l’art. 6 della l. 431/98 non può trovare applicazione, trattandosi di sfratto per morosità. Al giudice non è rimasta altra scelta che convalidare lo sfratto.

Si pone ora il problema di bloccare l’esecuzione a causa delle proprie precarie condizioni di salute. In realtà, la legge non prevede rimedi in tal senso. Esiste un precedente giurisprudenziale (Trib. Civitavecchia, 26 giugno 2010) in cui lo sfratto è stato convalidato ma è stato poi sospeso in attesa che il disabile potesse trovare un alloggio diverso.

Poiché il giudice che ha convalidato lo sfratto non ha preso in considerazione il particolare status dell’inquilino, si potrà proporre opposizione al giudice dell’esecuzione (art. 615 c.p.c.) e sperare che, in quella sede, venga concessa una proroga alla luce delle precarie condizioni economiche e di salute (da dimostrare con documentazione idonea).

Nel caso oggetto della consulenza, dunque, l’unica cosa da fare è adire il giudice dell’esecuzione per chiedere una sospensione dello sfratto in attesa di trovare nuova sistemazione. Si ribadisce, però, che si tratta di un mero tentativo, sui cui esiti non v’è alcuna certezza visto che, come detto, la legge concede un termine di grazia per mettersi in regola nei pagamenti ma non un termine analogo per sospendere l’esecuzione.

Anche la giurisprudenza (Cass. civ. n. 6330/1985), in tema di sfratto, ammette la possibilità di proporre opposizione al giudice dell’esecuzione: «Con riguardo all’esecuzione per consegna o rilascio la legittimazione all’opposizione all’esecuzione spetta pure al detentore reale del bene ancorché sia persona diversa da quella nominativamente indicata nel titolo esecutivo, atteso che la sua estraneità è soltanto formale, restando il titolo esecutivo efficace nei suoi confronti per essere lo stesso l’unico soggetto che può, con la restituzione del bene medesimo, soddisfare la pretesa esecutiva della parte istante».

Va ricordato che la legge prevede la possibilità di proporre istanza di sospensione dello sfratto per persone con reddito annuo lordo complessivo familiare inferiore a € 27.000,00 e presenza, nel nucleo familiare, di persone ultrasessantacinquenni, figli a carico, malati terminali o portatori di handicap con invalidità superiore al 66%; tuttavia, tale strumento è stato previsto solamente nel caso di sfratto per finita locazione, non anche per morosità.

Infine, al solo scopo di poter ottenere un sussidio economico, va ricordato che, secondo la legge, l’inquilino che si trova in stato di morosità incolpevole può chiedere al proprio Comune di appartenenza di accedere ai contributi statali (nei limiti della concreta disponibilità), purché il richiedente:

  • abbia un reddito Isee non superiore a 35mila euro o un reddito derivante da regolare attività lavorativa con un  valore Isee non superiore a 26mila euro;
  • sia destinatario di un atto di intimazione di sfratto per morosità, con citazione per la convalida;
  • sia titolare di un contratto di locazione di unità immobiliare ad uso abitativo regolarmente  registrato  e risieda nell’alloggio oggetto della procedura di rilascio da almeno un anno;
  • abbia cittadinanza italiana, di un Paese dell’Unione Europea, ovvero, nei casi di cittadini non  appartenenti  all’Unione,  possieda un regolare titolo di soggiorno.

Tale sussidio, però, è previsto solamente per i conduttori il cui sfratto non è stato ancora convalidato. Pertanto, si può tentare di chiedere aiuto al Comune, ma è molto probabile che nulla venga elargito perché lo sfratto è oramai esecutivo.

Articolo tratto dalla consulenza resa dall’avv. Mariano Acquaviva



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