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Quando spetta la liquidazione?

26 Agosto 2021 | Autore:
Quando spetta la liquidazione?

Chi ha diritto al trattamento di fine rapporto (Tfr), come viene calcolato e quando è possibile chiedere un anticipo o il riscatto.

Liquidazione, Tfr, per alcuni anche buonuscita. Ciascuno la chiama a modo suo ma siamo di fronte alla stessa cosa: quella parte della retribuzione che viene accantonata dal datore di lavoro e che il dipendente riceve quando si conclude il suo rapporto con l’azienda. Ma ciò avviene con qualsiasi tipo di contratto, che sia a termine o a tempo indeterminato? Dipende anche dalla durata del rapporto? Quando spetta la liquidazione?

Possiamo anticipare che questo trattamento matura ogni mese e che, a determinate condizioni, il lavoratore non deve per forza arrivare alla cessazione ma può chiedere degli anticipi nel momento in cui deve affrontare delle spese di un certo tipo.

Interessante anche vedere il capitolo relativo alle tasse: la liquidazione viene considerata da un punto di vista fiscale come lo stipendio oppure ha una tassazione separata?

Vediamo tutti questi aspetti, non ultimo proprio quando spetta la liquidazione.

Liquidazione: che cos’è?

La liquidazione, o trattamento di fine rapporto (Tfr) è un importo che fa parte della retribuzione del dipendente e che viene messo da parte dall’azienda ogni mese. Quei soldi verranno riconosciuti alla cessazione del rapporto di lavoro. La liquidazione spetta a chiunque abbia un contratto di lavoro subordinato, che sia nel settore pubblico o in quello privato, indipendentemente dal comparto o dalla tipologia di contratto. Spetta in qualsiasi eventualità di cessazione di rapporto: dimissioni volontarie o per giusta causa, licenziamento, pensionamento, fallimento dell’azienda, ecc.

Non si tratta, dunque, di un «premio» erogato dal datore ma di una parte della retribuzione che viene accantonata durante il rapporto di lavoro e poi corrisposta «in differita».

Il dipendente può decidere che questa quota venga:

  • accantonata in azienda, quando l’impresa ha meno di 50 dipendenti (se è sopra le 50 unità, il Tfr è obbligatoriamente devoluto al Fondo di Tesoreria dell’Inps);
  • versata ad un fondo di previdenza per integrare la futura pensione.

Liquidazione: che cosa contiene?

Trattandosi a tutti gli effetti di una parte della retribuzione, la liquidazione è formata dalle voci che normalmente si vedono ogni mese in busta paga. Pertanto:

  • la paga base;
  • la contingenza;
  • il terzo elemento contrattuale (un importo che varia a seconda della zona geografica del Paese in cui si lavora, poiché viene stabilito dalle contrattazioni sindacali a livello regionale e provinciale);
  • gli scatti di anzianità;
  • il superminimo individuale;
  • la tredicesima e la quattordicesima;
  • il lavoro straordinario non occasionale (quello forfettizzato);
  • la maggiorazione per lavoro notturno;
  • le indennità di mensa, di funzione, di mansione, di alloggio, di cassa o maneggio denaro, indennità di trasporto, attrezzi, di servizio estero, per lavori disagiati;
  • i premi di fedeltà, premio annuo, di anzianità, premio finale, l’una tantum;
  • le festività infrasettimanali retribuite, quelle cadenti di domenica, l’ex festività 4 novembre spostata alla domenica;
  • l’indennità sostitutiva del preavviso e delle ferie non godute quando il mancato godimento delle ferie non dipende dal datore di lavoro; nel caso in cui l’indennità abbia carattere risarcitorio non entra nella base imponibile);
  • il risarcimento del danno in caso di reintegra nel posto di lavoro per licenziamento illegittimo;
  • l’uso dell’auto aziendale e relative spese;
  • l’uso di abitazione o di alloggi aziendali.

Non rientrano nella liquidazione le indennità di trasferta, di viaggio e i rimborsi spese. Anche se ogni contratto collettivo può aggiungere o sopprimere alcune voci.

Liquidazione: come viene calcolata?

Secondo il Codice civile [1], la base di calcolo della liquidazione comprende tutte le somme corrisposte al lavoratore in dipendenza del rapporto di lavoro, a titolo non occasionale e ad esclusione dei rimborsi spese.

Per arrivare all’importo della liquidazione, occorre fare il seguente calcolo:

  • dividere il totale percepito dal dipendente durante l’anno per 13,5 (ad esclusione delle voci sopra citate);
  • sottrarre una quota pari allo 0,5% dell’imponibile destinata ad alimentare il Fondo di garanzia dell’Inps (che assicura il pagamento della liquidazione, anche quando l’impresa fallisce).

In pratica, ogni anno, il datore di lavoro mette da parte il 6,91% degli emolumenti imponibili percepiti dal lavoratore e versa all’Inps lo 0,5%. Se sommiamo 6,91% con 0,5% otteniamo, appunto, il 7,41%, che è la percentuale corrispondente alla divisione per 13,5.

Sempre ogni anno, il lavoratore matura 12 ratei di liquidazione. Quando la frazione del mese lavorato supera i 15 giorni, viene considerato un rateo intero, altrimenti non viene maturato (a meno che il Ccnl disponga diversamente).

La liquidazione matura anche durante la malattia, ma non durante l’aspettativa o nei giorni di sciopero.

Dal 2001, la liquidazione viene rivalutata anno per anno dell’1,5% più i tre quarti del tasso d’inflazione.

Liquidazione: come viene tassata?

Eccoci al tasto dolente. La notizia meno bella è che sulla liquidazione non vengono versati i contributi Inps. Quella meno brutta (giusto per dirla ancora con diplomazia) è che viene tassata separatamente sulla base del reddito e dell’aliquota media d’imposta. Il che ha il suo vantaggio: in questo modo, il Tfr non rientra nella meno conveniente tassazione ordinaria.

La liquidazione maturata a fine anno viene moltiplicata per 12 e divisa per il numero di anni di maturazione. Si può anche moltiplicare l’importo per 144 e dividerlo per il numero di mesi di maturazione. In ogni caso, si ottiene il reddito di riferimento su cui applicare la tassazione per aliquote e scaglioni per trovare l’aliquota media. Quest’ultima si applica alla liquidazione maturata per stabilire l’imposta sostitutiva.

Ci sono due casi in cui è possibile avere delle detrazioni sulla tassazione. Il primo è quando il reddito di riferimento è pari o inferiore a 30mila euro. Il secondo, quando il rapporto di lavoro è a termine di durata effettiva non superiore ai 2 anni.

Non è finita: l’Agenzia delle Entrate verificherà nel tempo la tassazione, prendendo come riferimento l’aliquota media di tassazione dei 5 anni precedenti l’anno di cessazione del rapporto di lavoro. Se le maggiori o minori imposte sono di importo pari o superiore a 100 euro, il Fisco notifica la cartella di pagamento oppure rimborsa le tasse pagate in eccesso entro il 31 dicembre del quarto anno successivo a quello di presentazione della dichiarazione del sostituto d’imposta.

Liquidazione: cos’è la clausola di salvaguardia?

Sempre a proposito di tasse, la legge prevede per la liquidazione una clausola di salvaguardia in virtù della quale, per i rapporti di lavoro iniziati prima del 31 dicembre 2006, è possibile applicare, se più favorevoli, le aliquote di tassazione per scaglioni vigenti fino al 2006.

Liquidazione: quando si può chiedere l’anticipo?

Non sempre occorre attendere la cessazione del rapporto di lavoro per avere almeno una parte del Tfr. Ci sono dei casi in cui è possibile chiedere un anticipo della liquidazione conferita al fondo di previdenza entro certi limiti, ovvero:

  • fino al 75% di quanto maturato nel fondo per sostenere spese sanitarie per sé, per il coniuge e per i figli, a seguito di gravi situazioni o a terapie ed interventi straordinari;
  • fino al 75% di quanto maturato per acquistare o ristrutturare la prima casa, per sé o per i figli, purché siano trascorsi almeno otto anni dall’iscrizione al fondo;
  • fino al 30% di quanto maturato per ulteriori esigenze, sempre dopo otto anni di iscrizione al fondo.

Il dipendente può anche provvedere al riscatto della liquidazione in toto o in parte quando:

  • è interessato da una procedura di mobilità;
  • si trova in casa integrazione ordinaria o straordinaria a zero ore per almeno 12 mesi.

note

[1] Art. 2120 co. 2 cod. civ.


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