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Come cambiare te stesso partendo dalle piccole abitudini

11 Maggio 2021
Come cambiare te stesso partendo dalle piccole abitudini

Come creare abitudini e cancellare quelle sbagliate: la tecnica dei 14 minuti al giorno.

È possibile cambiare te stesso partendo dalle piccole abitudini. Proprio come il mondo, che non cambia certo con una grande opera, ma partendo dal microscopico, dall’esempio quotidiano, dall’educazione ai figli, dal proprio lavoro e dall’aiuto verso il prossimo. Per un grande obiettivo dobbiamo partire da un minuscolo passo.

Già, ma come si fa? Quando si parla di mindset, di crescita personale, di coaching è facile restare nel limbo delle parole astratte. Se poi dobbiamo scendere sul pratico e fare esercizi, ecco che mancano gli esempi. 

La verità è che per cambiare te stesso devi innanzitutto conoscere te stesso. E nessuno meglio di te sa come sei fatto e quali abitudini hai. Alcuni neanche si conoscono. Altri si scoprono con la maturità. Altri ancora muoiono col dubbio: «Chi sono io?».

La buona notizia è però che, per avviare un grosso progetto di riforma della vostra vita, non dovete per forza fare i conti con uno psicologo. Partite dal caffè. Vi spiego come.

L’effetto farfalla

Geroges Courteline disse che si cambia più facilmente religione che caffè. Le piccole abitudini quotidiane, quelle apparentemente più insignificanti, sono le più difficili da sradicare. Eppure, è proprio da questi dettagli insignificanti che può dipendere il nostro destino. Come dice il saggio: «Fai attenzione alle tue azioni, perché diventano le tue abitudini. E le tue abitudini diventano il tuo carattere. E il tuo carattere diventa il tuo destino». 

Tutto parte da quel primo piede che mettiamo la mattina fuori dal letto. C’è un interessante libro di Luca Mazzucchelli, “Fattore 1%”, che spiega proprio come i grandi risultati partano proprio dalle piccole abitudini quotidiane. Cambiare una sola di queste abitudini può avere un risultato a cascata sul resto della nostra vita. Proprio come quando lanciate una pietra in uno stagno e, dal primo piccolo cerchio, si generano altre onde concentriche, sempre più grandi, fino a raggiungere i lati dello stesso stagno. Mazzucchelli chiama questa propagazione del cambiamento “effetto farfalla”. 

Quanto tempo ci vuole per abituarsi e per disabituarsi?

Ci sono degli studi assai interessanti che definiscono il tempo entro cui si acquisisce un’abitudine. E chiaramente lo stesso vale al contrario, ossia per per disabituarsi. Secondo alcuni, ci vogliono 30 giorni per trasformare un’azione in abitudine; secondo altri, ci vogliono quasi 8 mesi. Tutto varia anche in base al soggetto. Ad esempio, per me che sono un metodico e che nella routine trovo il modo per ottimizzare il mio lavoro, sono sufficienti pochi giorni per acquisire un comportamento e mantenerlo stabile. 

Ce ne siamo accorti tutti durante la pandemia: con la forza abbiamo cambiato le nostre abitudini; molte di queste le abbiamo ormai acquisite e probabilmente non ce ne libereremo più o lo faremo con molta difficoltà, come ad esempio il lavorare da casa o non andare più a messa e così via. 

Quindi, se decidiamo di cambiare qualcosa in noi, dobbiamo guidarci verso un nuovo comportamento che, una volta acquisito, si trasformerà in abitudine che verrà mantenuta con facilità nel tempo. E cambierà il nostro destino. 

Come cambiare noi stessi

Sono i piccoli passi che sommati l’uno all’altro portano al risultato finale. Ma il primo motore è la nostra volontà: voglio cambiare me stesso e voglio farlo partendo da una piccola, insignificante abitudine come ad esempio:

  • voglio vestirmi appena mi sveglio, per non restare in vestaglia;
  • voglio ridurre di cinque minuti il tempo della colazione;
  • voglio leggere tre minuti al giorno;
  • voglio fare dieci minuti di corsa;
  • voglio evitare, per un’ora al giorno, di controllare il cellulare;
  • voglio fare meditazione, palestra, tenere un diario e così via.

Nulla di sconvolgente, qualcosa di molto semplice che non stravolga la vostra esistenza. Deve essere l’1% della tua giornata. E devi concentrare tutte le tue energie per riuscirci.

Ricordati che le abitudini devono essere sostenibili nella lunga distanza. Un semplice 1% del tuo tempo corrisponde a 14 minuti della giornata, un tempo che puoi dedicare a un comportamento nuovo, come leggere o camminare. Comprendere i segnali che danno il via alle tue abitudini ti permetterà di disincentivare quelle che vuoi abbandonare. Stabilire una routine serale ti aiuterà a dormire meglio e a gestire gli impegni del giorno successivo.

Il circolo dell’abitudine 

La tecnica dell’1% può essere applicata non soltanto all’adozione di nuove abitudini, ma anche a quelle che vogliamo frenare. Le fasi che fanno attivare il circolo dell’abitudine sono tre:

  • il segnale: è la miccia che innesca il comportamento vero e proprio, rappresentato dall’azione. È ben rappresentato dalla luce verde del semaforo, che hai imparato a riconoscere automaticamente come input che fa schiacciare il piede sull’acceleratore per ripartire;
  • l’azione: è l’atto in sé. Nell’esempio del semaforo è l’azione di accelerare e attraversare l’incrocio;
  • il beneficio: chiude il circolo delle abitudini ed è la gratificazione, la ricompensa: riprendo il viaggio, mi avvicino alla mia meta.

È importante allenarsi a riconoscere i segnali che attivano i comportamenti e a individuare i benefici che poi li sosterranno. Lavorando su queste tre componenti potrai dare una direzione più consapevole a buona parte delle tue “automazioni”.



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