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Editoriali Se gli interessi della banca sono eccessivi il giudice può ridurli anche se non c’è usura

Editoriali Pubblicato il 6 aprile 2014

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> Editoriali Pubblicato il 6 aprile 2014

Anche in assenza di superamento della soglia dell’usura, il giudice o l’arbitro possono ridurre gli interessi moratori: essi non possono essere un ulteriore lucro, ma solo il ristoro dei danni per il finanziatore.

Non c’è bisogno che gli interessi applicati dalla banca sfiorino il tasso dell’usura perché il giudice possa ridurre il debito complessivo del cliente. C’è, infatti, ancora una “scappatoia” per chi non riesce a far fronte al finanziamento.

Se il Taegm (Tasso effettivo globale medio, ossia il tasso che somma gli interessi corrispettivi a tutti gli altri oneri del finanziamento) rimane nei confini del tetto indicato dalla rilevazione del decreto ministeriale (e, quindi, non si verifica alcuna usura), ma gli interessi moratori – quelli cioè che scattano in caso di ritardo nel pagamento – risultano “eccessivi”, il giudice può, d’ufficio, ridurre almeno questi ultimi.

È questo il risultato di una recente e innovativa decisione del Collegio di Coordinamento dell’Abf (Arbitro bancario finanziario) [1] ossia l’organismo che riunisce i tre collegi territoriali (Milano, Roma e Napoli) per fare in modo che le decisioni su temi più controversi o spinosi vadano nello stesso senso di chiunque le decida.

La sentenza ha censurato l’entità degli interessi moratori previsti da un contratto di conto corrente sottoscritto tra una banca e una società.

L’originalità di tale decisione sta nell’aver applicato, ai prestiti bancari, un principio desumibile dal codice civile e, di recente, interpretato dalla Cassazione in ambito di leasing [2].

Quello che dice la Suprema Corte è molto semplice quanto logico: nel caso di inadempimento o ritardato adempimento, il risarcimento del danno spettante alla parte “lesa” deve essere tale “da porla nella stessa situazione in cui si sarebbe trovata se l’altra parte inadempiente avesse invece adempiuto in modo corretto e tempestivo”.

Il che, in soldoni, significa che non si può speculare sulle difficoltà altrui, prevedendo penali spropositate, che superino il normale vantaggio derivante dal contratto, tanto da costituire esse stesse un lucro ulteriore. Esistono infatti contratti in cui la penale è talmente elevata da far sperare, a chi la prevede, che l’altra parte non adempia, perché proprio il poterla applicare offre un vantaggio allettante sotto il profilo economico.

Al contrario, la penale è solo il prezzo che deve riequilibrare la bilancia tra le due parti e risarcire colui che è stato costretto a subire l’altrui inadempimento.

Sintetizzando con un’unica frase, si può dire che la penale è solo un ristoro per i danni subìti e non un lucro.

Ebbene, gli interessi moratori applicati dalle banche sono, un po’, come la penale: scattano, infatti, quando la parte che riceve un finanziamento sia in ritardo nei pagamenti o non abbia proprio adempiuto. Pertanto, la banca che applichi interessi moratori particolarmente elevati (nel caso di specie erano stati calcolati al 16,3875%, proprio a filo del tasso soglia dell’usura del periodo) commette un illecito. Tale comportamento può essere sanzionato dal magistrato (o dall’arbitro nel caso di ricorso all’Abf) con una decurtazione di tali interessi.

Insomma, il mutuo resta valido e gli interessi comunque dovuti, ma in una misura “normale” e più congrua rispetto a quella prevista nel contratto.

Infine, l’Abf ricorda, ancora una volta, che, ai fini del calcolo del superamento del tasso usurario, non si possono sommare interessi moratori e interessi corrispettivi per essere poi rapportati alle soglie rilevanti ai fini antiusura. La funzione di tali due tipologie di interessi è differente e quando si applicano gli uni non scattano gli altri: per cui il cumulo è illegittimo (di questo avevamo già parlato nell’articolo “Usura delle banche: i tassi di mora si sommano agli interessi corrispettivi?”.

note

[1] Abf Collegio di Coordinamento, decisione n. 1875 del 28.03.2014.

[2] Cass. sent. n. 888 del 17.01.2014.

Autore immagine: 123rf.com

Anche se il mutuo non è usurario, i soli tassi moratori applicati dalla banca possono essere eccessivi e, se lo sono, possono essere “sforbiciati” dal giudice (o dall’arbitro).


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